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venerdì 24 agosto 2018

per lorca

Sono alcuni giorni che vedo girare un post in cui c'è la foto di un comunista che alza il pugno prima di venire fucilato. Sopra la foto c'è un testo che ricorda l'anniversario della morte di Federico Garcìa Lorca, e secondo cui Lorca prima di morire avrebbe declamato un ultimo inno alla libertà. Ma non è vero. Lorca era sì un poeta e un drammaturgo che denunciava l'ipocrisia della società spagnola che soffocava il desiderio dei giovani nel sangue marcio della famiglia e della religione, ma non era un soldato. Venne catturato dai franchisti perché “socialista e massone” ma fucilato perché “dedito a pratiche aberranti come l’omosessualità”. E delle sue ultime ore non resta più nulla, nessuna traccia, tutto accuratamente cancellato, persino il luogo in cui fu sepolto. Qualche testimone disse che nelle ultime ore chiese un prete, qualcun altro che, mentre andava a morire, piangeva. Tentativi di infangarne la memoria insinuando che aveva paura, rispondono altri. Ma perché non avrebbe dovuto avere paura? Perché volerlo trasformare a tutti i costi in un eroe senza macchia della rivoluzione, pronto a immolare la propria vita in nome di un sogno di libertà scritto da altri? Sembra quasi, all’inverso, lo stesso trattamento riservatogli da chi lo uccideva perché non si allineava alla moralità del regime franchista. Lorca è un simbolo, è vero. Ma non serve mettergli in bocca inni posticci alla libertà. Basterebbe ricordarlo per ciò che era per evidenziare l’infamia della sua morte: un uomo giovane e sensibile, che non aveva mai fatto male a nessuno, il cui talento venne sprecato perché, amando la vita, aveva voglia di viverla a modo suo.

domenica 28 agosto 2016

mario

Ci pensavo poco fa, mentre tornavo a casa e canticchiavo questa bella canzone di Jannacci, che è una vita che questo nome mi insegue, Mario l’amico scomparso di Jannacci, il padre di Lorenzo Cherubini, il gestore del bar di Ligabue, il fratello mai operato al fegato di Rino Gaetano. Si vede, ho pensato, che tutti i piccoli eroi di questa terra si chiamano Mario – il nome più comune che tu possa immaginare – e si confondono in mezzo agli altri aspettando il loro momento, che sia una canzone, o un semplice pensiero prima di andare a dormire. 

venerdì 19 febbraio 2016

modelli

Secondo mio padre i miei problemi derivano dal fatto che mi scelgo sempre degli eroi di merda per rapportarmi col mondo. «Prendi quella foto dove sembri Van Gogh. Uno che si è tagliato l’orecchio! Chi cazzo si sceglie come modello Van Gogh?! È negativo. Ti serve un modello positivo per cambiare le cose». Io gli dico, secondo te a chi dovrei assomigliare? «Papa Francesco!» Me lo dovevo aspettare.

lunedì 19 ottobre 2015

il peso inutile delle parole

Mi accorgo adesso che di tutta questa storia del processo a Erri De Luca, erano sbagliate le premesse, fin nell'hashtag #‎iostoconerri. Ma perché? Erri De Luca è processato per le sue parole, e finora l'unico a usare la definizione più giusta, parola contraria, è stato proprio lui. Noi pensavamo al personaggio, allo scrittore o all'eroe. Erri De Luca si chiede se questo è il primo processo di una nuova Italia o l'ultimo processo di una vecchia Italia. Gli rispondo io, che comunque vada, è il solito processo di una vecchia Italia in cui noi, difensori del giusto, che tanto vituperiamo i giudici, siamo come loro, uguali a loro. I giudici lo condannano perché quelle parole le ha pronunciate un VIP, una persona importante, che dunque ha un peso diverso dal nostro. Noi, che lo difendiamo, lo difendiamo per gli stessi identici motivi, non per il principio che la parola è sacra, ma perché a pronunciarla è stato proprio De Luca col suo peso. L'dentico processo, a un'altra persona, a Pinco Pallino che sia, così come non avrebbe sortito lo stesso effetto per i giudici, non lo avrebbe sortito nemmeno per noi. In tutto questo De Luca, comunque vada, vince, ma la parola contraria perde, al di là di ogni sua possibile manifestazione, perché il suo peso contrario è proporzionale alla nostra omologazione.

Ore 13.00
Assolto perché il fatto non sussiste.
Pensa te, quanto tempo abbiamo perso, dietro a un fatto che "non sussiste".

venerdì 15 febbraio 2013

pensieri sul delitto pistorius


Ci sono persone la cui vita è talmente pregna di simboli da renderla quasi non vera, una prova continua, una favola piena di significati, persino per loro stessi, al tal punto da venirne ingannati e da credersi costretti a dover dimostrare ogni giorno qualcosa, confrontarsi ogni giorno con la propria invincibilità fino al punto di venirne schiacciati e tramutare inevitabilmente la vita in tragedia. È il caso eclatante di Pistorius, l’uomo che, senza gambe, riusciva a correre più veloce della maggior parte dei comuni mortali, fino a pretendere di confrontarsi coi normodotati e vincere persino su di loro.
Ieri Pistorius, definito dalla stampa, in virtù del suo mito, uno dei cento uomini più influenti del pianeta, ha ucciso la fidanzata con quattro colpi di pistola. Forse non tutti ci hanno pensato, ma il fatto che l’omicidio Pistorius abbia avuto luogo e piena risonanza mediatica proprio il giorno di San Valentino, ha qualcosa di tragico e insieme di fondamentale, di (ancora) maledettamente simbolico.
Si è quasi certi ormai che Pistorius abbia ucciso la fidanzata per gelosia, con premeditazione. Negli ultimi anni in molti si sono commossi alle imprese di quest’uomo che, pur con una grave disabilità, ha conquistato grazie alla sua forza di volontà, le più alte vette dello sport e della fama, rivendicando così un principio di uguaglianza spesso buono solo sulla carta. Il fatto è che nemmeno in quel momento gli si è attribuito il giusto valore: nessuno vedeva in lui finalmente l’uguale, o il campione, ma tutti, con sguardo deformato dalla sua diversità, l’eroe, di matrice più hollywoodiana che olimpica.


Ieri, constatare che da tali eroiche vette Pistorius sia ridisceso sulla terra per un delitto così atroce e stupido, dettato dalla gelosia, dalle proprie insicurezze di uomo, ci ha sconvolto. Eppure Pistorius, i cui precedenti confermano che per ottenere tali risultati è necessaria anche una buona dose di aggressività, non era diverso proprio da nessuno, non lo è mai stato. Ed è questo il punto, la lezione da imparare, l’errore di considerarlo “altro”, un simbolo estraneo al nostro universo.
L’omicidio di San Valentino (tragicamente rilevante anche perché giornata contro la violenza sulle donne) ce lo ha mostrato per quello che è: in fondo al cuore un uomo piccolo come tanti, certo velocissimo, ma incapace di sfuggire ai propri istinti e alle proprie paure. E proprio perché divenuto, in parte per bisogno in parte suo malgrado, un simbolo, adesso siamo certi che la punizione per tale delitto sarà ancora più severa che per altri.
Ognuno ha il suo destino da vivere fino in fondo, e agli eroi non è concesso solo sbattere il muso e ricominciare. Gli eroi devono cadere e distruggersi affinché la loro storia abbia un senso. Di Pistorius abbiamo visto l’apice, ieri il principio della fine e oggi le lacrime. Ma l’affondo nel fango e nel dolore è ancora molto distante, ancora costellato di umiliazioni. Agli eroi non è concesso di sbagliare, di mostrare la propria umanità, gli uomini non li perdoneranno.