Scocciato dall’ennesimo autore che mi scrive chiedendomi “se” pubblichiamo poesie, decido di mentire e rispondo che ci piacerebbe, ma come casa editrice non siamo interessati al genere. Mi risponde che capisce perfettamente il nostro discorso dal punto di vista economico, ma trova che sia una cosa importante riportare la poesia nelle librerie e quindi mi esorta a ripensarci, perché servono più fiducia e coraggio da parte di noi editori.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
venerdì 29 settembre 2023
venerdì 23 luglio 2021
scatola nera
Serve molto coraggio per mantenersi lucidi e soli come cani, ovvero per essere appena appena più liberi. Non è facile e ci si può anche sbagliare: uno crede di star fuori dal coro ed è già schierato al controcanto, come niente sta già all’opposizione, solo un gruppo un po’ più grande di persone schierate come un nuovo battaglione in campo. Tenersi integri e sani è già un miracolo che ti chiede una perenne messa in discussione, ammette la contraddizione e persino l’idea che ci si possa sbagliare e ci si debba scusare. È questo il vero scoglio che ci frega tutti, perché piuttosto che ammettere l’errore e scusarsi molti di noi, per semplice orgoglio, sarebbero pronti a farsi impalare. E senza considerare gli insulti dietro l’angolo: perché ti diranno che non sei coerente, che non sei vero, che non sei sincero, perché un uomo vero ragiona a scatola chiusa per essere meglio incasellato nella nuova modalità di lettura del mondo via scrolling. Ma tu vai avanti lo stesso cercando di capire, sperando che un giorno esaminando la scatoletta nera che ti porti in testa ricostruiranno i fatti, e dopo il disastro diranno che a modo tuo ci hai provato.
sabato 27 marzo 2021
coraggio
Ieri sera stavo vedendo questo film, La strada scarlatta di Fritz Lang, 1945, rifacimento americano di La cagna di Jean Renoir. Nel film Edward J. Robinson, pittore dilettante senza fortuna, viene raggirato da una coppia di malviventi i quali riescono a vendere i suoi quadri a una prestigiosa galleria, presentandoli come opera della donna del gruppo, l’avvenente Joan Bennett. Il pittore, scoperta la cosa, non si arrabbia, anzi le dice: «È una fortuna questa, se mi fossi presentato io alla galleria, non mi avrebbe dato retta nessuno, non avrei venduto nulla. Invece grazie a te, adesso so di avere talento». Questa scena tremenda/patetica mi ha fatto pensare a due cose. Prima cosa, assai elementare, che nell’arte, proprio come per la vendita porta a porta degli aspirapolvere, è molto vero che il talento arriva prima se ti presenti meglio. E poi, per estensione (dovuta alla lettura di Di Ruscio), che a molti pare quasi avventurosa questa storia dell’autore che viene riscoperto tardi, o addirittura post mortem, la vedono come qualcosa di avvincente nella sua biografia di maledetto e di incompreso che stava lì ad aspettare noi, proprio noi, che siamo invece arrivati dopo, per riscattarlo con il nostro amore postumo. Invece è orribile, spaventosa. Pensate all’enorme spreco di energie creative di una mente non sollecitata da un riscontro, quante opere ci siamo persi perché un artista pensava che non valesse più la pena provarci. Occorre un coraggio straordinario per continuare a crederci, per vivere tutta la propria vita col dubbio di avere o no talento, senza una parola di conforto, soli come cani, con la gente intorno che fa finta di non vederti, ti evita se non gli servi, ti evita anche solo per non dirti che ne pensa del tuo lavoro (e questo lo so, perché io per primo a volte non ce la faccio a dare una risposta a tutti). Non è vero che il tempo è galantuomo, succede solo per alcuni fortunati. Ma per ciascuno di loro che ora si prende il nostro amore, ce n’è un altro da qualche parte, nostro contemporaneo, che vive e respira insieme a noi, al quale stiamo negando la nostra attenzione, volutamente o distrattamente che sia, in attesa che se il suo carico lo pigli qualcun altro.
sabato 8 settembre 2018
l'arte della guerra
martedì 28 luglio 2015
se la bonino
domenica 7 dicembre 2014
faru
mercoledì 8 ottobre 2014
fratelli

sabato 19 gennaio 2013
vita di giovanni n°3
quando finito si diceva il secolo corrotto
a ventitre anni sopravvissuto al terremoto
che gli ha strappato la casa
agli sciacalli mediatici alle panzane politiche alla rabbia
che ti guasta il sangue nelle vene
ghiacciato per sempre dopo l’ultima neve comincia
la sua terza vita. Suonava il jazz
in giro per la città si trascinava il contrabbasso
come una cassa da morto. Dopo il crollo
all’incalzare della sua seconda vita si è deciso
di averne abbastanza della morte di odiarla con tutte le sue forze
cominci a rompermi! le ha detto alla resa dei conti
la sua immagine spaurita nello specchio
dando una stretta all’esistenza come a una corda.
Studia architettura profugo a Pescara
deciso a ricreare la città rimetterla in piedi più sana
con anticorpi a prova di disastro.
Si è infilato così con decisione nell’immensa corrente della Storia
che non lascia meno profughi o più illesi
eppure rende gli uomini più liberi. Fa suo il motto zen:
assumiti la vita come lei assume te.