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lunedì 27 febbraio 2023

corsi e neri

(Anche stanotte crisi di panico che mi ha tenuto sveglio per ore, durante le quali mi sono appuntato questi tre righi sul quaderno. Nelle intenzioni dovevano diventare una poesia, ma poi ho preso sonno quando è scoppiato il temporale.)

Chissà quale dei due Corsi sognava nei suoi ultimi anni Giampiero Neri.
Se il fascista braccato in guerra e cancellato anche in sua patria da ogni possibile perdono, rigettato in mare con gli ultimi per il suo colore e la divisa.
O se il prodigo tornato alla casa dopo un lungo errare e adesso stretto nell’abbraccio tenero dei figli e grato alla sua buona stella.

sabato 7 giugno 2014

poesia nata morta...

Poesia nata morta
quella in cui non sei
o non sei più
o non è stata briciola
di te
che un giorno, speranza
saresti ritornata.

lunedì 21 aprile 2014

la pasqua

Ho visto mio nonno
resuscitato nel mattino di Pasqua del 2014
e alto non più di un bambino
venirmi a trovare in sogno.
È entrato in casa timoroso
e io preso da altro ci ho messo un poco
a riconoscerlo e abbracciarlo.
Mio padre seduto fuori sul parapetto
guardava il vento e mio nonno
in mancanza di lui si è stretto a me
suo padre diretto in linea di sangue.
Mi ha detto di non riuscire a dormire
e per questo è scappato di là. Già in pigiama
si è messo a cercare inutilmente
le sue coperte di lana e il letto
poi si è steso nella cenere del caminetto
ancora calda, ma nulla
era buono abbastanza. Allora
ha preso coraggio e mi è venuto in braccio
il mio nonno bambino
ha poggiato la testa sul mio petto
e si è lasciato cullare a lungo
fino a russare lievemente e farsi così finalmente
la prima dormita della sua morte
da un anno a questa parte.

sabato 9 giugno 2012

layla, e la continua ricerca del tempo fuori dal tempo



Per Francesca, che su pezzi come questo si emoziona sempre

Il pezzo che pubblico è così famoso che molti di voi lo conoscono di certo, Layla di Eric Clapton, pubblicato per la prima volta nel 1970 su “Layla and Other Assorted Love Songs”, disco uscito a nome Derek and the Dominos e unico lavoro di studio di quel supergruppo formato tra gli altri dal grandissimo Duane Allman, che di quella canzone creò il riff. Qui è in una versione molto bella, arrangiata in chiave acustica insieme a Marcus Miller (famoso, per chi non lo conoscesse, come il più stretto collaboratore di Miles Davis negli ultimi anni), e presentata dai due al festival jazz di Montreux, nel 1997, durante il tour europeo di un gruppo formato per l’occasione da Miller, e comprendente Joe Sample al piano, David Sanborn al sax, Steve Gadd alle percussioni più Miller al basso e al clarinetto basso ed Eric Clapton alla chitarra e alla voce. Il gruppo era denominato Legends.
Più che di un singolo pezzo in realtà si dovrebbe parlare di un medley, visto che la performance si apre con una versione minimale e notturna di In a Sentimental Mood, standard scritto da Duke Ellington nel 1935 e suonato dalla formazione senza Clapton: è un tema romantico, in cui l’assolo al clarinetto basso di Miller la fa da padrone, e serve appunto a introdurre il pezzo di Clapton.
È lo stesso Miller a introdurre le prime note di Layla e quindi l’ingresso sul palco del chitarrista. La sua versione acustica, lenta ma meno blueseggiante di quella proposta cinque anni prima ad Unplugged, è pura bellezza e sembra fatta apposta per cambiare finalmente prospettiva sulla storia di quel pezzo, ampliandone così i significati.
Non so se conoscete il retroscena della canzone. Clapton la scrisse per Pattie Boyd, moglie di George Harrison che all'epoca era il suo migliore amico. Clapton era combattuto fra l’amicizia per George e la passione bruciante per Pattie, e scrisse questo pezzo (oltre all’intero album dei Derek and the Dominos, a tema unico) che si ispirava alle vicissitudini del poeta beduino Quays ibn al-Mulawwah, innamorato senza speranza di sua cugina Layla bint Mahdi ibn Sa’d. Quays, dice la leggenda letteraria, impazzì e vagò da solo, per il resto della sua breve vita, nel deserto, componendo e recitando versi d’amore per la sua amata, andata in sposa a un altro.
Clapton ovviamente rievoca quella leggenda, nell’originale versione rock dei suoi venticinque anni, come espressione del proprio furore amoroso. Ma secondo me il topos originale, quello del poema a cui si ispira la canzone, più che con la vicenda amorosa di due sfortunati amanti contro l’ipocrisia e la grettezza del mondo (un po’ alla Romeo e Giulietta), ha a che fare con la continua insoddisfazione e la ricerca di un irraggiungibile ideale di felicità, tipici della giovinezza.
In questa luce, la versione lenta di Clapton cinquantaduenne, essendo la visione di un uomo ormai maturo e volto al passato piuttosto che al futuro, si adatta ancora meglio a quest’ultima mia impressione. La furia d’amore è ormai estinta e resta soltanto la celebrazione di quella giovinezza, l’estatica contemplazione di un attimo di assoluto equilibrio fra follia e perfezione creativa, per un attimo raggiunto e poi continuamente inseguito sul palco e per la vita, a ogni nuovo concerto.

mercoledì 16 maggio 2012

di ritorno

in questo paesaggio d’erbaccia
gialla come la morte
la pietra piovasca colma il fossato
ti chini dal ponte
a contare le carpe speranza rossa
scacciapensieri.