La luce del futuro non cessa un solo istante di ferirci…
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
Visualizzazione post con etichetta ferita. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta ferita. Mostra tutti i post
giovedì 21 settembre 2023
mercoledì 9 settembre 2020
ferita
Io non so più che lingua parlare. Di recente c'è un'aria di morte qui, si respira tanta di quella morte qui, e violenza, che mi sembra quasi mancarmi l'aria. Un'amica mi ha detto vai su IG che c'è silenzio, ma anché lì sono soltanto cruda carne, ancora bocche, e io non ho più bocche da offrire, mi fotografo apposta con una mascherina, nascondo la ferita, che la bocca oggi è una ferita, ogni parola non detta sanguina, ogni parola detta sanguina, sanguina ogni cosa detta male, o detta troppo forte, o troppo piano, tutto è sangue, tutto è una ferita che non tace. Non si secca.
domenica 24 agosto 2014
le persone importanti
Ci sono persone che dici importanti
finché non ti accorgi che sono passanti.
Arrivano dunque e c'è uno scoppio. E
poi? Poi nulla, sono passate. Una
si lascia dietro una pozzanghera. Un'altra
una crosta che non passa. Un'altra
il suo odore per strada, punge sui muri.
finché non ti accorgi che sono passanti.
Arrivano dunque e c'è uno scoppio. E
poi? Poi nulla, sono passate. Una
si lascia dietro una pozzanghera. Un'altra
una crosta che non passa. Un'altra
il suo odore per strada, punge sui muri.
sabato 19 aprile 2014
volevo morderti mia stella
portarmi sulla lingua il tuo sapore che prude
il filo della tua schiena che scorre perfetto fra le labbra
dalla bocca al centro esatto della mia voce.
Volevo mia bella ferirmi sulla tua carne
e perdermi nel sangue dei nostri baci fluidi e densi
sentirmi innocente e fragile fra le tue braccia
nei tuoi singhiozzi di donna che forzano in luce
i segreti del cuore. Volevo morderti così
senza pudore, ardente e feroce, poi dolce ritrovarmi
ferito, in te guarito. Volevo mai più scordarmi
del tuo fiato, del tuo sapore di gatta
che mi fa un giorno più vivo, nascosto nella pelle
nell’incavo delle tue ascelle.
il filo della tua schiena che scorre perfetto fra le labbra
dalla bocca al centro esatto della mia voce.
Volevo mia bella ferirmi sulla tua carne
e perdermi nel sangue dei nostri baci fluidi e densi
sentirmi innocente e fragile fra le tue braccia
nei tuoi singhiozzi di donna che forzano in luce
i segreti del cuore. Volevo morderti così
senza pudore, ardente e feroce, poi dolce ritrovarmi
ferito, in te guarito. Volevo mai più scordarmi
del tuo fiato, del tuo sapore di gatta
che mi fa un giorno più vivo, nascosto nella pelle
nell’incavo delle tue ascelle.
sabato 18 gennaio 2014
poesia orfana di un nome
, io so
e ho perso di te ogni stima.
Come potrò guardarti
e ancora attribuirti
un nome per definirti amica?
, io so
e ormai al tuo posto non c’è
che uno spazio bianco
ingombrante e umido
terriccio per i vermi.
, io so
ma questo non consola dal dolore.
Neppure la più alta muraglia
vacante di un mattone
è senza breccia.
e ho perso di te ogni stima.
Come potrò guardarti
e ancora attribuirti
un nome per definirti amica?
, io so
e ormai al tuo posto non c’è
che uno spazio bianco
ingombrante e umido
terriccio per i vermi.
, io so
ma questo non consola dal dolore.
Neppure la più alta muraglia
vacante di un mattone
è senza breccia.
Iscriviti a:
Post (Atom)