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domenica 6 novembre 2016

lo sfogo

Ora di cena. Mi chiama un mio autore per sfogarsi. Non ha più un lavoro, la ragazza lo ha lasciato, il corpo comincia a tradirlo quando gioca a pallacanestro e ha difficoltà persino a scrivere. È un concentrato di sfiga. Mi chiama e si sfoga con me per circa 40 minuti in cui parla quasi soltanto lui, mentre mi faccio un panino con birra e lo ascolto mugugnando di tanto in tanto per fargli sentire che ci sono. Alla fine, poco prima dei saluti, gli dico: «Mi raccomando a te, e scusami se non posso fare più di così». Lui mi risponde: «Ma scherzi? Sei il miglior editore del mondo. Sei meglio del mio psicologo e non ti fai pagare. Ti chiamo ancora! Ciao!». Io mi bevo un’altra birra.

martedì 31 maggio 2016

fegatosa


«Che bello constatare che non tutta la poesia che si pubblica oggi è la poesia della lagrimuccia, della lagnetta e dell'ombelico; che consolazione che ci sia chi ancora prende la lingua e le torce il collo, ma amorevolmente e ritmicamente, come piace a lei. Aggiungo – per aver letto nelle ore che precedono una parte del libro, mentre il cane scorrazzava nei campi felice e inconsapevole – che una poesia così fegatosa mi fa sempre sentire in colpa*, dal momento che la rabbia del poeta è sempre in primo luogo, inevitabilmente, puntutamente rivolta contro il suo lettore**. Dunque il tuo libro non è per nulla una lettura confortevole… 

*Livello dominante di ogni mio godimento letterario 
**Paradosso del poeta civile: rendere destinatario della sua rabbia chi forse meno la merita»

domenica 15 dicembre 2013

l'astronauta

Nell’iperspazio che ci contiene
schizzano i pensieri come biglie
corrono e giungono carezze
fra le coperte stellari in cui siamo avvolti
come in un cielo caldo e denso
in cui tu manchi perfezione.

Un cuore coraggioso in tuta d’astronauta
è pronto ad affrontare il buio
per averti. Non mi capacito no
di non poterti stringere
e vagare poi nel tempo
cullati dal conforto dal silenzio.