Credo che il più bel libro in prosa che ho letto nella
seconda metà del 2020 sia stato La scoperta dell'alfabeto di Luigi
Malerba che, faccio mea culpa, conoscevo pochissimo. Il punto è che si fa tanto
per andare sempre a citare gli americani e i russi, i sudamericani, gli
orientali, o più semplicemente quelli che vanno a vivere in città, come per
riceverne l'avallo di una apertura e di una liberazione dal nostro sbandierato
provincialismo. E poi ti accorgi che bastava andare in direzione opposta, alle
radici stesse del provincialismo, nella campagna più aspra e cruda, per capire
come la solitudine può farsi sangue e carne, favola e follia. Quel posto che
ciascuno di noi porta nel cuore come una ferita e una molla, e che per qualcuno
sta nelle Langhe, per qualcun altro in Irpinia, per qualcuno in Lucania e per
Malerba sull'Appennino.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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martedì 15 dicembre 2020
martedì 24 dicembre 2019
chegapùj
Alla lettere sarebbe “caca-uccelli”. Sono le bacche rosse del biancospino selvatico di cui sono ghiottissimi gli uccelletti che le trangugiano con voracità e poi le rifanno intere.
(Luigi Malerba, Le parole abbandonate, Mondadori, 2017)
sabato 14 luglio 2012
amicizia e fame
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