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sabato 13 novembre 2021

retorica e poesia

Pochi giorni fa è morto il giornalista Enrico Fierro. Piero Ruggiero mi faceva riflettere con un suo post che una grande lezione di poesia, politica e di umanità ce l’ha data proprio Fierro quando, contro tutto e tutti, è andato a intervistare Mario Placanica, il carabiniere che sparò e uccise Carlo Giuliani. Placanica nel 2001 aveva vent’anni e dopo quel fatto fu abbandonato da tutti, dallo Stato, dall’Arma (che pure avevano responsabilità gravissime), dalla moglie, dagli amici, la sua vita è stata rovinata per sempre per aver obbedito agli ordini: in questo senso Placanica è stato tradito dallo Stato due volte, una di più di Carlo Giuliani. Oggi leggevo il Lamento in morte di Carlo Giuliani scritto da Nichi Vendola, in Patrie (Il Saggiatore) e devo dire che leggere quello e poi il pezzo di Fierro mostra la vera differenza fra grande retorica e vera poesia, e la poesia in questo caso sta tutta dalla parte di Fierro. Ma non c’è da gongolare, molta nostra politica, soprattutto a Sinistra, non sa cos’è la poesia, ha dimenticato cos’è l’umanità – specie verso chi non è giusto, come Placanica, ma in uno Stato di diritto non va comunque abbandonato – e purtroppo non conosce più manco la retorica, che è pur sempre una forma d’arte.

 

martedì 1 giugno 2021

il dibattito generale

Sono in parte stranito dal leggere, anche sui giornali, come il dibattito generale si sia spostato velocemente sulla questione Vendola, che sembra quasi preminente rispetto alla condanna dei Riva. Per me questa condanna ha una sua importanza storica. Forse chi vive fuori non la vede allo stesso modo, ma siamo passati nel giro di dieci anni dallo sputo in faccia di "a Taranto si muore per il fumo di sigarette" (Bondi, 2013) all'ammissione con condanna che "a Taranto c'è stato un disastro ambientale conclamato, nella tacita consapevolezza dello Stato", perché Vendola, da qualsiasi punto di vista la si guardi, quelle cose le sapeva. Il problema vero, per quel che mi riguarda, non è che hanno dato tre anni e mezzo a lui, ma che li hanno dati 'solamente' a lui, con tutta la lunga lista di colpevoli, complici e conniventi che viene molto prima di lui. Non so, forse molti davano per scontata questa condanna dei Riva, che è un altro segno che qualcosa è cambiato. Ma così scontata non lo è, se ancora stamattina sentivo un pescatore di Taranto in TV dire che hanno fatto male a condannarli (i Riva) perché l'Ilva ha dato lavoro a tutti. E tu di quel che pensa quel pescatore cosa te ne fai? Gli dici che è un matto? Che è un ignorante e deve stare zitto (come hanno sempre fatto tutti, finora)? Che l'unico pescatore buono è quello che cantava De André? Oppure ti siedi ad ascoltarlo e cerchi di capire come fare, perché c'è ancora tanto lavoro da fare per cambiare quella città?

venerdì 18 settembre 2020

illusione

Pensa come stiamo messi male in Puglia che è dovuto intervenire Nichi Vendola a fare la campagna elettorale a Emiliano, per ricordare che Emiliano ha qualcosa di sinistra da qualche parte, e anche quando tutti sanno che i due non si sopportano. Politica di partito che fa fronte comune contro il male? (E Fitto è certamente il male, o meglio ancora un criminale, come hanno stabilito anche i giudici). Sì, di quella alta pure. Ma umanamente è molto triste. Perché, se avessi la possibilità di scegliere, io voterei di nuovo Vendola a questo punto. Che almeno è la sinistra, quella vera, e non una sua parvenza. Invece quella stagione è andata per sempre e ora mi tocca turarmi il naso e votare per una sua apparenza, una semplice illusione.

sabato 30 maggio 2020

giustizia (e san tommaso)

Pare, come si legge qui, che la telefonata fra Vendola e Archinà, che a me e non solo a me all'epoca ha spezzato il cuore, fosse un montaggio ad arte di alcuni giornali per distruggerlo politicamente. Da una parte sono contento, dall'altra come San Tommaso ascolterei volentieri i nastri originali della telefonata...

sabato 16 novembre 2013

dignità e matte risate



Per quanto sia indifendibile a più livelli, è difficile per un non pugliese riuscire a capire il profondo senso di tradimento che qui si prova per il comportamento di Nichi Vendola. Non riguarda l’essere o meno di sinistra, o anche quello certo, ma soprattutto Vendola per molti di noi (della mia generazione almeno) era la speranza di qualcosa di piccolo ma integro, qualcosa che aveva a che fare, una volta tanto, con le idee e con i sentimenti, prima ancora che con gli interessi di qualcuno e col cinismo sterile di tanti altri.
Persino di fronte agli scandali che di volta in volta sono venuti fuori negli ultimi anni, c’era ancora il dubbio che oltre gli errori politici e le brutte figure si potesse ancora trovare, quasi intatta, quella coerenza intima, profonda, dell'uomo. Invece, la risata quasi imbarazzata, untuosa, che abbiamo ascoltato nelle ultime ore, da lui non ce la saremmo mai aspettata e a molti di noi ha fatto male.
È vero, le cose sono sempre più complesse di come sembrano, tutti hanno diritto a difendersi, ma quella risata, più ancora di ciò che è stato detto, ha scavato un solco profondo, una ferita non rimarginabile.
Cade Vendola, sepolto sotto la sua stessa risata, e con lui vengono meno, ed è assai peggio, molte delle energie migliori che, bene o male, era riuscito a tirarsi dietro nella sua corsa. Perché, e questo va ricordato, Nichi Vendola non è (stato) semplicemente, come in molti ora sostengono per delegittimarlo, un uomo politico come tanti, è stato un simbolo, un leader, e anche per questo il danno è ancora più grave.
Speriamo davvero che si dimetta. Lo deve alla dignità di chi lo ha votato e difeso, almeno quanto alla sua.