Visualizzazione post con etichetta roma. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta roma. Mostra tutti i post

giovedì 16 maggio 2024

stare dalla parte giusta

Ho visto che in tanti postano le foto di Chef Rubio pestato a sangue, che è una immagine veramente brutta da vedere, e alcuni ci scrivono sotto post anche molto violenti contro gli autori dell’aggressione che ormai vengono indicati come gli “ebrei sionisti” o i “fascisti ebrei”. Io non conosco la realtà di Roma, quindi magari per i romani è una cosa abbastanza evidente, però vivendo lontano mi è preso un dubbio e volevo chiedere a chi ne sa più di me: a parte il fatto che lo ha detto Rubio nel suo video che sono stati gli “ebrei” – ma lui, a onor del vero, è anche quello che si è fatto fotografare con un coltello da cucina in mano dicendo che quello era per gli ebrei: e ho pensato vedi come cambiano i tempi? se la stessa foto l’avesse fatta la Meloni due anni fa sarebbe scoppiato il paese intero per linciarla – dicevo a parte che lo ha detto lui, ci sono altre prove del fatto, che so rivendicazioni, o scritte, o prove indiziarie che sono proprio loro e non magari degli esaltati come ce ne sono tanti? Io pensavo che servissero delle prove per accusare qualcuno, ma forse a Roma la situazione è tale che non possono essere stati che loro. Non lo so, chiedo per me, manco per un amico. Lo dico perché da ciò che sento l’aria che tira a Roma è abbastanza brutta, tanto che un mio amico mi ha detto che nella sua scuola dei ragazzi hanno scritto sui muri della scuola degli insulti omofobi contro i loro stessi insegnanti gay – pensa entrare a scuola e sapere che i tuoi stessi allievi ti disprezzano perché non ti considerano una persona – e quelli non sono ragazzi ebrei, è gente che odia perché l’odio lo respira nell’aria tutti i giorni, ne fa una cultura. E poi lo dico perché dai toni mi pare che si stia sempre più alzando il tiro della rappresaglia, e da come si mette e da ciò che leggo il prossimo a venir linciato potrebbe essere un qualche ebreo, speriamo almeno di brigata, che magari invece se la prendono con un povero rabbino, e poi ci sarà qualcun altro che pesta chi ha picchiato l’ebreo, finché ci scapperà il morto o qualcosa di più. La storia è praticamente scritta, l’abbiamo vista in mille film. Quindi sarebbe confortante sapere che se ci deve proprio scappare il morto, almeno siamo tutti sicuri che è perché stiamo dalla parte giusta.

giovedì 19 gennaio 2023

roma

— Perchè sta a Roma lei, signor Meis? — Mi strinsi ne le spalle e gli risposi: — Perchè mi piace di starci... — Eppure è una città triste, — osservò egli, scotendo il capo. — Molti si meravigliano che nessuna impresa vi riesca, che nessuna idea viva vi attecchisca. Ma questi tali si meravigliano perchè non vogliono riconoscere che Roma è morta. — Morta anche Roma? — esclamai, costernato. — Da gran tempo, signor Meis! Ed è vano, creda, ogni sforzo per farla rivivere. Chiusa nel sogno del suo maestoso passato, non ne vuol più sapere di questa vita meschina che si ostina a formicolarle intorno. Quando una città ha avuto una vita come quella di Roma, con caratteri così spiccati e particolari, non può diventare una città moderna, cioè una città come un’altra. Roma giace là, col suo gran cuore frantumato, a le spalle del Campidoglio. Son forse di Roma queste nuove case? Guardi, signor Meis. Mia figlia Adriana mi ha detto dell’acquasantiera, che stava in camera sua, si ricorda? Adriana gliela tolse dalla camera, quell’acquasantiera; ma, l’altro giorno, le cadde di mano e si ruppe: ne rimase soltanto la conchetta, e questa, ora, è in camera mia, su la mia scrivania, adibita all’uso che lei per primo, distrattamente, ne aveva fatto. Ebbene, signor Meis, il destino di Roma è l’identico. I papi ne avevano fatto — a modo loro, s’intende — un’acquasantiera; noi italiani ne abbiamo fatto, a modo nostro, un portacenere. D’ogni paese siamo venuti qua a scuotervi la cenere del nostro sigaro, che è poi il simbolo della frivolezza di questa miserrima vita nostra e dell’amaro e velenoso piacere che essa ci dà. 
 
Luigi Pirandello, Il fu Mattia Pascal, 1904

 

mercoledì 10 agosto 2022

il mio lato intollerante

Ieri è venuta fuori la notizia che a Roma, in nome dell’altissimo rispetto che hanno nella capitale per la salute pubblica, vogliono ammazzare 130 cinghiali rifugiati in una struttura a norma, bruciandoli vivi con l’elettroshock. Stanno organizzando delle barricate per difendere quelle povere bestie. Intanto il mio lato intollerante pensa che se spostassero la mattanza di alcuni chilometri, sempre a Roma, e bruciassero con l’elettroshock alcune centinaia di porci incravattati che decidono le sorti del paese ci guadagneremmo tutti in salute, senza eccezioni o partiti di sorta. Lo dico ovviamente scherzando, perché non si augura la morte a nessuno, nemmeno ai maiali, ma intimamente confesso che ne sono convinto, sono sempre più convinto che la salvezza del mondo deve a volte necessariamente passare per la morte di alcuni. Però mi accorgo anche che se lo dico così posso essere classificato come un eco-nazista, nuovo trend dell’estate, e rischio di finire preso a male parole da Jovanotti, Dio me ne scampi.

sabato 21 marzo 2020

storia di ogni poeta

Io ero un professore ed insegnavo in una scuola. Mi chiamano da Roma perché avevan letto un mio libretto di poesie, e così sono venuti per far questa sceneggiatura che si svolgeva in Romagna. Il mio stipendio era di 39.000 lire. Il produttore mi dice se vieni a Roma te ne do 300.000. Ho lasciato la scuola, sono andato a Roma, e ho fatto dieci anni la fame. 

(Tonino Guerra)

mercoledì 15 gennaio 2020

leopardi sui letterati romani

Alla fine del 1828 scrisse […] I letterati romani erano noiosi, sciocchi, insopportabili. Tutti pretendevano di arrivare all’immortalità in carrozza, come i cattivi cristiani in paradiso. Per loro, il sommo della sapienza umana, anzi la sola vera scienza dell’uomo, era l'antiquaria: trovare un pezzo di rame o di sasso che era appartenuto a Marcantonio o a Marcagrippa. Non sapevano né il latino né il greco. Trafficavano la gloria: gloria invidiata, combattuta, levata di bocca l’uno all’altro. Discorrevano eternamente di letteratura come di un vero mestiere, progettando, criticando, promettendo, lodandosi, magnificando persone e scritti miserabili. Parlavano di cose frivolissime col massimo interesse, e di cose somme con la massima freddezza. Filosofia, morale, politica, scienza del cuore umano, eloquenza, poesia – tutto questo, a Roma, era straniero. 

[Pietro Citati, Leopardi, Mondadori, 2016]

mercoledì 11 settembre 2019

scena poetica

Condivido una paginetta di Carlo Bordini da Susanna, diario di un mese d’inizio 1982 a Roma, contenuto in Manuale di autodistruzione (Fazi, 1998) e poi inserito in Difesa berlinese, a cura di Francesca Santucci (Luca Sossella editore, 2018), in cui viene minutamente descritta la favolosa scena poetica del tempo. 

Martedì. Arriva Attilio Lolini per una lettura al Flaiano. È noiosissima, con tutte quelle vecchie. Noi stiamo fuori. Dario Bellezza, Antonio, Tommaso triste e in crisi (ho saputo poi che l’hanno trasferito a Ravenna; una cosa terribile) e Alberto Toni sempre ubriaco. Bellezza parla di scrivere un «Nuovo inferno». Veneziani distribuisce Brown Sugar. Lolini è serafico, scrive poesie dolorose, una linea nuova, a volte un po’ sbavata; vorrei capire meglio. Vado a letto presto, non voglio ubriacarmi, sto male. Alla lettura viene Gabriella con un uomo, abbiamo un rapporto freddissimo, come se fossimo entrambi imbarazzati. Qualche giorno fa ho saputo di reazioni violentissime – in senso positivo – al mio libro. C'è gente che lo vive con un’intensità enorme. Alessandro Ricci e i suoi amici. Manni dice che la distribuzione del mio libro va bene a Roma.

sabato 8 dicembre 2018

concomitanza

La cosa straordinaria di oggi, pensavo, è la concomitanza a Roma della Manifestazione della Lega e di Più Libri Più Liberi, due forme di cultura spesso in antitesi, di cui si parla sempre troppo, ma che nella sostanza sono inutili allo stesso modo per salvare questo Paese.

giovedì 11 febbraio 2016

inferno

Ho fatto un sogno. Io e Ungaretti (l’Ungaretti del Dolore) ce ne andavamo in giro per le catacombe di Roma cercando la tomba segreta di Bela Lugosi. Nostro compagno di viaggio e nostra guida era Ascanio Celestini, anche lui alla ricerca della seconda pizza di un vecchio film in bianco e nero sui mostri, inghiottita da quell’inferno. Quanta gente ammazzata ci sta sepolta sotto Roma, quante ombre che si aggirano infelici. E quanti artisti senza nome (poeti e saltimbanchi) ci fermavano per raccontarci la loro storia. Ungaretti, nervoso, scuoteva il capo e li guardava commosso, e diceva loro: “È il nostro destino di uomini, l’umiltà e la perdita” ma senza segno di consolazione nella voce. E prendeva appunti di tutti loro, per restituirgli almeno una parola di commiato alla nostra uscita.

venerdì 20 febbraio 2015

sensibilità

Leggo l'indignazione di tantissime ma davvero tantissime persone per quanto i tifosi olandesi hanno fatto alla Barcaccia di Roma e sinceramente la prima cosa che mi viene da chiedere, da laureato in beni culturali che della sua laurea ha fatto carta igienica, è: ma in Italia quando mai è fregato qualcosa a qualcuno dei beni artistici e ambientali? Adesso si incazzano tutti e c'è qualcosa che non mi torna, sinceramente. Ma forse sono solo io che sono perfido e penso male di tutti voi e della vostra sensibilità nascosta.

domenica 27 luglio 2014

tg docet (concordia)

Di un paio di giorni fa la notizia del fallimento del Teatro Lirico di Roma, messo in liquidazione coatta per l'incapacità di trovare un accordo adeguato coi sindacati. E' la prima volta che succede nella storia del nostro Paese: nessun telegiornale ha dato il giusto risalto alla notizia, se anche l'ha data (eppure il genere lirico è parte integrante della nostra storia sia culturale che politica e la notizia aprirebbe un bel dibattito sulla ben nota mancanza di chiarezza nella gestione delle fondazioni culturali), perché ormai della nostra storia non importa più a nessuno, se non per farne retorica da baracconi elettorali o televisivi. In compenso i telegiornali hanno dato ampio spazio allo smantellamento del Costa Concordia, che sinceramente è venuto a noia anche agli stessi giornalisti, ma qualcosa per depistare le masse dall'operato del Governo bisognava pur darglielo. Esempio ne sia mia nonna, elettrice ottantenne che non ha capito nulla di cosa sta combinando Renzi (anche se le sta simpatico), ma in compenso sa tutto di cosa sta accadendo, adesso, nel porto di Genova.

giovedì 11 luglio 2013

sul tevere

passeggiata con roma

Roma, ce ne stiamo nella pioggia posati
sul Tevere verdastro
come vecchie panchine, barconi
baracche a mollo del dopolavoro ferroviario
senza direzione né peso sotto i ponti assetati d’amore
che se ne va dal gelataio, prende un cono alla fica
addolcisce il cuore la speranza
mentre fuori si preannuncia il nubifragio.

Roma, ce ne stiamo al riparo fra le tombe degli Inglesi
colle gattare in calore, gatti noi avvelenati di silenzio
insicuri e stanchi senza più fava o fontanelle
senza notturni che ci riportino a casa
a nasconderci in bagno per sedurci
ma tanto non ci sono paletti, solo convinzioni
non ci sono più ombrelli, ma sete.

Roma, ce ne stiamo così scuri nei visi sui tram del rientro
senz’avere risposte che valgano una storia
senza passione né sorrisi, divisi
all’ombra del fascio e nell’abbraccio del papa
direzione Casilina, spartendoci che resta coi solitari e gli immigrati
sui trampoli, coi suicidi che ci premono addosso.

Roma, rimandiamo un passaggio a Ostia
e passiamo per Parco Traiano
dove uomini e cornacchie indistinguibili
senza fare più chiasso se ne stanno
attorno a una pozza di sangue che si bevono i pini.

Roma, ce ne stiamo lontani dagli aperitivi
studenteschi, già abusati e corrotti
via dai Fori Imperiali, da troppe natiche strette
con disagio a Pasolini, Penna, Palazzeschi,
ce ne andiamo a cercare un amore fiorito in un verso
lasciato per caso cadere a Porta Maggiore.

Roma, siamo innocenti e sgraziati, desolati
a consumare couscous che ci consumi lento
ce ne stiamo al sole al lago Albano
verso l’attimo diretti in cui saremo stretti
l’una all’altro, intrappolati
quando ancora mi dirai come una volta: mi hai giocata di nuovo ed io
mi preoccupavo solo per l’acqua.

venerdì 17 maggio 2013

pop-porno all'italiana


Leggevo poco fa una bella analisi sul consumo mondiale di youporn. Primo paese al mondo nella sua frequentazione: gli Stati Uniti, ed è quasi ovvio, in fondo il genere lo hanno inventato loro. Secondo la Germania, che in qualche modo dovranno pure sfogare tanto accanimento terapeutico al lavoro. Terzo la Francia, e i francesi sono sempre francesi, soprattutto nel cinema, sia che trombino a parole che a fatti. E, praticamente alla pari con la Francia, l’Italia, che mai si smentisce nel suo ruolo di trombamica.
Anzi, pare che se passiamo dai dati per singolo Stato a quelli per città, le prime due città al mondo per frequentazione di youporn sono Milano, numera 1, e Roma, numera 2. Al terzo posto la trombamica Parigi.
Hai capito perché (mentre noi qui al Sud moriamo coi trasporti di merda, da bravi coprofagi) tutte quelle discussioni sulla necessità di migliorare ancora un pochino il servizio del Frecciarossa fra le due capitali mondiali della sega libera? Ma ovvio, per venire prima! Così si possono dedicare meglio all’inculata generale del Paese.
A questo punto, però, mi chiedo: ma perché, con un tale consumo pro capite di porno (Sara Tommasi insegna), ci stanno così tanti film stranieri su youporn che non si capisce mai una mazza? Inglese, francese, giapponese, thailandese, di tutto di più, ma italiano proprio no, al massimo lombardo-veneto, che loro ce l’hanno sempre duro.
Sarà mica che per quanto scafati nel campo, manco sul porno ci facciamo rispettare all’estero? O all’improvviso in Italia sono tutti poliglotti? È vero anche che il vocabolario in certo cinema è parecchio intuitivo...