giovedì 28 dicembre 2023

pensiero estemporaneo

Faccio un pensiero estemporaneo. Certi giorni di fronte ai mali del mondo mi sento come quando sono a scuola, incapace per natura di farmi considerare dai bambini una figura autoritaria, tanto che quando cominciano a fare casino e grido State buoni mi guardano incuriositi e continuano eccitati e indifferenti a fare chiasso. Si calmano solo quando qualcuno mette loro paura, in genere la maestra o il bidello. Così io vi vedo, voi che vi agitate ogni giorno per le guerre in corso, e penso che siete come me in classe, magari riuscite a farvi guardare, magari riuscite ad alzare la voce fino a farvi sentire, ma poiché non avete l'autorità necessaria a zittire nemmeno il più piccolo di loro, non siete in grado di fermare un bel niente, nemmeno tutti insieme, nemmeno uniti come un corpo solo, a meno che non scendiate in piazza e cominciate a dare fuoco alle auto o pestarvi con la polizia come fanno in altri paesi, creando disordine che coinvolga anche gli altri. E questo perché il paradosso di dire che Io sono contro la guerra si scontra spesso con l'evidenza che una guerra, che è fatta di violenza e di paura, non si ferma col desiderio di pace, ma soltanto con una forza oppositiva soverchiante, con la minaccia di una violenza più forte, o sul piano economico o su quello militare, che ti può schiacciare, proprio come a scuola quando parte il casino incontrollato e tu, volente o no, devi alzare la voce e inchiodarli alle sedie.

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