Oggi mi succede una cosa strana, dovunque mi poso il mio corpo cede, tendo a stendermi aderendo perfettamente alla superficie (meglio se del divano) e non mi ingolla più di alzarmi. Ho chiesto al medico e mi ha detto che soffro della sindrome di Andy Capp e che poi passa da sola quando dice lei.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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venerdì 6 agosto 2021
venerdì 9 ottobre 2015
il sindaco
Mi telefona il sindaco. Ha letto il mio libro. Mi dice che sono bravo ma pigro. "Come un gatto e di più..." Probabilmente ha ragione lui.
lunedì 6 aprile 2015
lunedì di pasquetta
Svegliarti tardi, restartene pigramente a letto e dal letto afferrare il primo libro che ti capita sottomano: Dall’esilio di Iosif Brodskij. Leggerlo tutto, dall’inizio alla fine, e poi rileggerlo da capo, dall’inizio alla fine, per quant’è bello. Il cielo color inverno, il telefono spento, il vento che scuote i cedri al di là del vetro come in un film muto. Tu, il tuo letto e Brodskij, il più bel lunedì della tua vita, forse.
martedì 14 maggio 2013
mattinata in ospedale
Una pigra mattinata in ospedale
in questo verde surreale che rinfranca
non un grido che turbi non una
emergenza. Attendiamo il nostro turno
per andare: radiologia poi di nuovo
nella stanza – fra i tuoi pari –
per essere smistati ad altro piano
risalire alla piena conoscenza del tuo male.
in questo verde surreale che rinfranca
non un grido che turbi non una
emergenza. Attendiamo il nostro turno
per andare: radiologia poi di nuovo
nella stanza – fra i tuoi pari –
per essere smistati ad altro piano
risalire alla piena conoscenza del tuo male.
mercoledì 1 maggio 2013
non so chi sia più pigro...
Non so chi sia più pigro
se io che ad evitarmi ogni carezza
corrompo la mia gatta a croccantini
o lei che già traviata
si getta giù ai miei piedi soddisfatta
sbadiglia né reclama più il mio affetto.
se io che ad evitarmi ogni carezza
corrompo la mia gatta a croccantini
o lei che già traviata
si getta giù ai miei piedi soddisfatta
sbadiglia né reclama più il mio affetto.
domenica 17 marzo 2013
proiezioni della domenica con morale
La domenica che vorrei – Mi alzo tardi perché sono rientrato all’alba dopo aver passato il mio sabato notte in giro per pub che normalmente non mi posso permettere. Faccio le mie tre serie complete di addominali (che piace tanto alle ragazze). Doccia e barba. Poi ascolto un live fico di Miles, perché si sa che dire che ascolti il jazz ti dà quel certo tocco di classe. Quindi, già che c’è il sole, esco per socializzare e se proprio voglio tirarmela vado al mare.
La mia domenica reale – Mi alzo all’alba perché soffro di insonnia, dopo che ho passato il sabato sera da solo a casa bevendo liquorini artigianali. Mi trascino in pigiama per la casa senza concludere nulla di importante (leggiucchio, scrivo un verso monco). Mi rado il collo, giusto per ritrovare la linea della barba sotto il mento. Ascolto un live fico di Miles, perché Miles va sempre bene per tutti, i belli e i brutti. Continuo a trascinarmi in pigiama per la casa fino all’ora di pranzo.
Morale – In fondo al cuore sono un borghese. La mia pigrizia mi salverà.
La mia domenica reale – Mi alzo all’alba perché soffro di insonnia, dopo che ho passato il sabato sera da solo a casa bevendo liquorini artigianali. Mi trascino in pigiama per la casa senza concludere nulla di importante (leggiucchio, scrivo un verso monco). Mi rado il collo, giusto per ritrovare la linea della barba sotto il mento. Ascolto un live fico di Miles, perché Miles va sempre bene per tutti, i belli e i brutti. Continuo a trascinarmi in pigiama per la casa fino all’ora di pranzo.
Morale – In fondo al cuore sono un borghese. La mia pigrizia mi salverà.
mercoledì 30 gennaio 2013
lo zoo mediatico
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| Romano Mussolini |
Con buona pace di tutti, quando Berlusconi ha detto, alcuni giorni fa, che anche Mussolini ha fatto delle buone cose, aveva ragione. Certo, c’è da chiedersi quanto Berlusconi fosse cosciente di ciò che stava dicendo, e c’è da chiedersi quanti invece, fra quelli che lo hanno coglionato o si sono offesi per le sue parole, ne sapessero di storia abbastanza per poter sostenere il contrario.
Io so quello che vedo, e vedo che il grado di disfacimento della scuola pubblica è tale che ormai mi chiedo chi sappia ancora qualcosa, in generale, che esuli dalle comuni necessità: allacciarsi le scarpe, mangiare dalla bocca invece che col naso, contare il resto quando si fa la spesa. Me lo chiedo, ad esempio, ogni volta che salgo in treno e vedo i “nostri” ragazzi che sporcano i vagoni, schiamazzano senza rispetto e definiscono sprezzantemente la scuola, loro che ce l’hanno, nient’altro che un parcheggio.
La cosa più triste in tutto questo sta nel fatto che, nonostante la scuola sia organizzata male e così com’è non serva a nulla – ed ecco dunque gli scellerati tagli alle facoltà umanistiche, ecco dunque come passano i messaggi subliminali per cui tutto ciò che concerne il pensiero, l’astrazione, l’arte che vada oltre i talent show, sia inutile alla vita – contro tutto e tutti il potere della parola resta inalterato. Non bastano gli slogan distruttivi, la cattiva gestione delle risorse per l’istruzione, ad abbattere tale potere. E ciò è ancora più triste se si pensa a così tanti inermi senza nessuna capacità critica, perché c’è stata la volontà politica di non fornire loro i mezzi per svilupparla, e affetti invece da una pigrizia mentale senza uscita.
Ecco, coltivare l’ignoranza è uno dei mezzi di controllo sociale di ogni politica autoritaria. E, il cinema lo insegna, come ogni autoritarismo che si rispetti, persino quando è blando come il nostro, in cima alla piramide c’è sempre un manipolo di cialtroni.
Di questa ignoranza diffusa e infida, che a parole innalza la Scuola e la Ricerca, ma poi nei fatti li considera niente di più di un ammortizzatore sociale per trentenni disoccupati e senza altro scopo nella vita che pagare le tasse, abbiamo una prova ogni giorno, quando accendiamo la tv per qualche isterico comizio pre-elettorale, degno di Uomini e Donne. Un talent alla ricerca del buonsenso.
L’abbiamo visto negli ultimi giorni. La Finocchiaro, in un impeto di sincerità dettato dall’istinto, fa la battutaccia in cui ci tiene a distinguere il proprio ruolo di deputata rispetto a quello delle più comuni bidelle. Berlusconi inneggia a Mussolini, quello stesso Mussolini che ancora riteneva la scuola fondamentale per la formazione di uno Stato tanto da metterne a capo il filosofo Giovanni Gentile, non certo Maria Stella Gelmini o ancora prima Letizia Moratti, nemmeno loro, purtroppo, bidelle – e Gentile mi scusi dalla tomba per il paragone –. E un’altra Mussolini, Alessandra, va in giro in televisione sbraitando parolacce come le pescivendole interpretate al cinema da sua zia Sofia Loren, contro Andrea Scanzi, giornalista che dà dell’ignorante storico a Berlusconi, salvo poi, a sua volta, sbagliarsi più volte sulla parentela fra i Mussolini, Benito e Alessandra, definendo Benito lo zio, invece che il nonno.
Ecco, in questa sorta di zoo mediatico, l’unica cosa che mi viene da dire è che in fondo, per errore, anche Berlusconi aveva ragione: Mussolini, il padre più che il nonno, ha fatto del bene all’Italia. Parlo di Romano Mussolini, jazzista di valore, oramai, ahimè, dimenticato.
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martedì 2 ottobre 2012
da terra
Stiamo qui a un punto morto, dove la terra è rossa e la stagione perennemente estiva, il caldo africano salito verso l’inferno d’Europa. Talvolta minaccia tempesta. Aspettiamo. Mio nonno che passi a prenderlo la morte, io che si apra una porta, ma per ogni porta che si apre, dice mio nonno, se ne chiudono altre due. La chiamiamo, di comodo, pigrizia, ma più nel profondo è la consapevolezza che non c’è salvezza alcuna, che tutto significa senza certezza. L’umore spesso è a terra e per risollevarlo passiamo le giornate in giardino, fra i sempreverdi, dove si arrampicano gli uccelli. Da terra cantiamo con loro. Talvolta usciamo in paese. Siamo, dicono, di compagnia.
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