Film minore di Dreyer, girato nel 1922, Gli stigmatizzati si muove, fra feuilleton e spy story, intorno a uno dei tanti progrom russi alla vigilia della rivoluzione – quando cioè il potere usava scatenare la violenza del popolo contro le minoranze religiose per disinnescare la rabbia sociale. Nel film si parla degli abitanti di un villaggio che aggrediscono gli ebrei del ghetto. Il titolo non è molto noto, ma resta nella storia del cinema perché contiene al suo interno alcune scene particolarmente evocative che poi verranno saccheggiate negli anni a venire da vari maestri del cinema (da Eisenstein a Vigo). La più famosa in assoluto riguarda un uomo assetato di sangue che insegue una donna all’interno di una casa vuota. La donna, terrorizzata e armata di coltello da cucina, si chiude in una stanza e quando l’uomo trova la porta chiusa prima bussa cercando di farsi aprire con le buone, poi la sfonda con un’ascia. Che vi ricorda?
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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venerdì 6 ottobre 2023
martedì 30 luglio 2013
mercoledì 17 ottobre 2012
innamorarsi di una porta...
Innamorarsi di una porta
in cui specchiarsi
delle gocce di sangue
che spillano dai rami
i passi degli uccelli
chiamano l’inverno
l’inverno è lontano
viene giù in ascensore
quando arriva gli uccelli
vanno via da Bellavista
murata: tutto è calmo
nella valle evirata
del lillà. Ti accarezzo
le gambe al balcone
e tu vieni sorpresa
dalle guardie trasali
tu vieni col mio tocco
che scende mi dici lo sai
non sei niente gentile.
Fissiamo la notte sul
fiume non torna
e se torna è una porta.
in cui specchiarsi
delle gocce di sangue
che spillano dai rami
i passi degli uccelli
chiamano l’inverno
l’inverno è lontano
viene giù in ascensore
quando arriva gli uccelli
vanno via da Bellavista
murata: tutto è calmo
nella valle evirata
del lillà. Ti accarezzo
le gambe al balcone
e tu vieni sorpresa
dalle guardie trasali
tu vieni col mio tocco
che scende mi dici lo sai
non sei niente gentile.
Fissiamo la notte sul
fiume non torna
e se torna è una porta.
martedì 2 ottobre 2012
da terra
Stiamo qui a un punto morto, dove la terra è rossa e la stagione perennemente estiva, il caldo africano salito verso l’inferno d’Europa. Talvolta minaccia tempesta. Aspettiamo. Mio nonno che passi a prenderlo la morte, io che si apra una porta, ma per ogni porta che si apre, dice mio nonno, se ne chiudono altre due. La chiamiamo, di comodo, pigrizia, ma più nel profondo è la consapevolezza che non c’è salvezza alcuna, che tutto significa senza certezza. L’umore spesso è a terra e per risollevarlo passiamo le giornate in giardino, fra i sempreverdi, dove si arrampicano gli uccelli. Da terra cantiamo con loro. Talvolta usciamo in paese. Siamo, dicono, di compagnia.
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