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domenica 8 ottobre 2023

felicità

È opinione comune che buona parte della bellissima filmografia di Carl Theodor Dreyer, con la sua carica di rabbia e di dolore trattenuti e sempre sul punto di scoppiare, tanto da creare una continua tensione emotiva, di chiara ascendenza neoclassica, nello spettatore, sia frutto di un’infanzia infelice. Dreyer, figlio illegittimo di una relazione clandestina, venne dato in adozione a una severissima famiglia luterana – la madre naturale era governante nella casa del padre, sposato a un’altra, e morì poco dopo a causa di un tentativo di aborto fallito – e crebbe in un ambiente rigido, soffocante, che non faceva altro che rinfacciargli le sue origini “sbagliate” solo per ribadire, in una sorta di ricatto emotivo, quanto dovesse essere grato a chi lo aveva salvato dandogli una casa. Ecco allora dove nascono l’odio per ogni forma di oppressione e l’assillante sentimento religioso presente in tutti i suoi film, il continuo conflitto con le figure genitoriali, l’incomunicabilità e il disperato bisogno d’amore che si sposano, però, a una continua ricerca d’ordine formale, espressione di un rigore morale che era frutto di un’educazione frigida. Ecco dove nascono i bellissimi ritratti di donne così emancipate: le donne di Dreyer desiderano e soffrono a testa alta, si fanno furbe, ladre, prendono, rispondono, rivendicano un posto, un diritto alla parola, una loro dignità. Non sempre puoi amarle, ma non puoi ignorarle, al contrario di quanto era successo a sua madre. Di fronte a storie come la sua viene sempre da chiedersi se sarebbe stato preferibile avere un genio di meno e un bambino felice in più. Oppure se anche l’infelicità ha un suo motivo di essere proprio nel godimento e nel senso di crescita che proviamo noi, ogni qualvolta guardiamo un suo film.

sabato 7 ottobre 2023

preghiera

Un frame da C'era una volta, film del 1922 di C.T. Dreyer basato su un'antica favola danese. Il film è andato in buona parte perduto, ma ciò che ne rimane descrive un'opera di grande leggerezza con un tocco di piacevole romanticismo inusuale per Dreyer. Scoperti dal padre di lei a dormire insieme, l'orgogliosa principessa e il suo innamorato vengono esiliati nella foresta, dove vivranno in povertà. Durante la loro prima notte fuori dal castello pregano per il loro incerto futuro davanti a un mazzo di fiori raccolto nei campi. Come in ogni favola che si rispetti saranno felici.

venerdì 6 ottobre 2023

chi sta bussando alla porta?

Film minore di Dreyer, girato nel 1922, Gli stigmatizzati si muove, fra feuilleton e spy story, intorno a uno dei tanti progrom russi alla vigilia della rivoluzione – quando cioè il potere usava scatenare la violenza del popolo contro le minoranze religiose per disinnescare la rabbia sociale. Nel film si parla degli abitanti di un villaggio che aggrediscono gli ebrei del ghetto. Il titolo non è molto noto, ma resta nella storia del cinema perché contiene al suo interno alcune scene particolarmente evocative che poi verranno saccheggiate negli anni a venire da vari maestri del cinema (da Eisenstein a Vigo). La più famosa in assoluto riguarda un uomo assetato di sangue che insegue una donna all’interno di una casa vuota. La donna, terrorizzata e armata di coltello da cucina, si chiude in una stanza e quando l’uomo trova la porta chiusa prima bussa cercando di farsi aprire con le buone, poi la sfonda con un’ascia. Che vi ricorda?