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lunedì 28 novembre 2022

sogno della piantina

Stanotte ho fatto un sogno che credo abbia le sue radici nelle favole. Ho sognato che piantavo un seme in giardino e ne nasceva una piantina bruttissima che però mi parlava e mi diceva che se avessi creduto in lei sarebbe diventata una donna bellissima. E io forse ci ho creduto troppo perché invece di una donna, alla fine, ne arrivavano due, entrambe bellissime, che mi dicevano “Eccoci, siamo le segretarie che hai sempre sognato”. Da quel momento prendevano in mano loro la situazione della mia vita e in pochissimo tempo io mi sentivo meno solo e la mia situazione economica migliorava sensibilmente. Unico difetto delle due, a tutti quelli che incontravano non dicevano “Buongiorno” o “Buonasera” ma ogni volta “Auguri! So che oggi è il tuo compleanno” con una voce un po’ troppo allusiva. Insomma, le persone venivano da noi a decine, facevano la fila sulla porta, ma non certo per acquistare i nostri libri. E tutti i vicini sparlavano di me.

lunedì 23 luglio 2018

la morte del bonsai

Com’è aspro e dentellato di vita il campo di là dalla tempesta.
Io resto qui chiuso in casa o mi spingo se posso in veranda
riparando che resta dalle malversazioni del tempo e afflitto
dalla consunzione delle foglie. Risuona all’improvviso
oltre il cancello un nome. Mi affaccio su di un’ombra
che serra l’ombrello fra le mani. Mi aspetta
senza reclamarmi. La intride la pioggia e morde i suoi capelli
accesi in quest’inverno fuoriporta, ultimo riparo al mio avvenire
rinsecchito in una stanza. Le divora il corpo l’acqua
e fa materia del dolore, che più rinserra nella carne incerta
e più mi crepa dentro il cuore. È urna o arca questo vaso? Piove.

giovedì 28 giugno 2018

la morte del bonsai

Com’è aspro e dentellato di vita il campo di là dalla pioggia.

Io resto qui chiuso in casa o mi spingo se posso in veranda
riparando che resta dalle malversazioni del tempo e afflitto
dopo un addio dalla consunzione delle foglie.

All’improvviso risuona oltre il cancello un nome. Mi affaccio
su di un’ombra che chiude il suo ombrello fra le mani.
Mi aspetta senza reclamarmi. La intride la pioggia e morde
i suoi capelli accesi in quest’inverno fuoriporta l’ultimo
riparo al mio avvenire rinsecchito in una stanza.

Le divora il corpo l’acqua e fa sostanza del dolore.
Che più rinserra nella carne incerta e più mi crepa dentro
il vaso. È urna o arca questo vaso? Muore.

mercoledì 19 marzo 2014

sirene

Le mie trasgressioni si impilano in giardino contro il muro
(edificato quando Roma ha cominciato a indebolirsi, e sfregiato

da una palla di cannone.) Ho spettegolato; ho snobbato
un ospite a cena. Aspetto che il muro si contorca

per gli orribili gatti selvatici nutriti da vedove rimpicciolite
e qualche stramba bibliotecaria. Ho cominciato a esaurirmi

per via della tua assenza, uno dei peggiori sintomi dell’amore.
Per anni, ho avuto il buon senso di tenermi da parte.

Sono stata qui abbastanza da uccidere
due piante di menta e una lavanda,

poi farne risorgere la parte migliore.
Mi piacerebbe lasciarti morire sulla vite.

Non tu, il Tu che Sogno,
che passa attraverso il risveglio.

Guardare come la vedetta guarda la tempesta
ma senza bagnarsi. Essere quella.

Essere cosa?
Essere saggia più del cuore.

(Eliza Griswold)

mercoledì 5 febbraio 2014

nella serra

Nella serra non era che luce per noi eletti, unici viventi alla deriva per quell’arca di indifese e silenziose amiche che su di noi si piegavano come ad abbracciare il nostro abbraccio, per moltiplicarlo all’infinito in uno solo e rafforzarlo e proteggerlo dal tempo, come una scorza dura di carciofo.
Eravamo piante anche noi, pietre vive, batteva il nostro cuore accanto ai cactus. Vi scorreva dentro un nodo d’acqua pura, pronto nella luce a esplodere in un fiore. Nemmeno tu, biologa, avresti saputo catalogarlo.