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mercoledì 3 gennaio 2024

sport

Devi cominciare a fare sport mi pungola mia cugina, commentando il mio recente problema con la sciatica. E iscriverti in palestra, non basta camminare! Lo sport serve al corpo e alla mente. – Anche la lettura dico io, sapendo benissimo che lei non leggerebbe nemmeno sotto tortura. – Nooo, mi fa inorridita, la lettura ti fa diventare scemo! – Ovviamente l'unico in famiglia che legge sono io, quindi non è difficile capire su chi ha basato le sue osservazioni scientifiche.

martedì 14 febbraio 2023

consiglio

Ieri, ero fuori, incontro un tipo, mi saluta: Ma tu non sei Vito? Ti ricordi di me? Ti seguo sempre sui social, tu mi fai morire con quei post, mi fanno sckattare dal ridere, senti a me, bro’, devi fare un libro... – Grazie, ma li ho già fatti dei libri. – Devi fare un libro, senti a me, uno con tutte le tue storielle, hai capito? — Va bene, ma l’ho già fatto. – E vedi come si fanno i soldi, dopo! Hai capito a me, Vito? – Io ho capito, ma... – Mé, mo basta, mi arritiro a casa che è tardi. Hai capito a me, Vito?! Sì? Devi fare un libro!

domenica 3 gennaio 2021

primo post editoriale dell'anno

Periodicamente c’è qualche amico che mi dice: «Anto’, ma se non vuoi che ti mandino i manoscritti basta scriverlo sul sito o in un bel post, la gente capisce e smette». Così, periodicamente, io scrivo questo post, la gente capisce per due o tre settimane, poi ricomincia a inviare decine di manoscritti come se non avessi avvertito che è meglio di no e ignorando bellamente le istruzioni del sito. Mi scrivono o peggio mi chiamano a qualsiasi ora – l’ultima mi è capitata la sera del 31, che giuro mi hanno chiesto se potevano mandarmi un manoscritto, perché siamo chiusi in casa e allora tanto vale approfittarne. Del resto, pensavo stamattina, se tutti i siti per aspiranti scrittori consigliano (consiglio che io stesso ho seguito a suo tempo): «Se vedete scritto che una casa editrice non accetta manoscritti voi comunque provate, non arrendetevi, siate affamati e folli, siate audaci, e prima o poi sarete premiati», io con chi me la devo prendere? Con Steve Jobs?

martedì 8 settembre 2020

cesare

La mia lamentela del martedì mattina (con risposta).

IO: Devo cambiare registro mi sa. Non sono bravo come editore. Qui a me pare che l'editoria sia un meccanismo grandioso dove tutti guadagnano qualcosa, meno che l'editore!
IL MIO AMICO CESARE: I soldi sono come la passera: vanno chiesti.
IO: Questa la uso senza citarti.
CESARE: Maledetto.

martedì 31 dicembre 2019

successo

Per chiudere l'anno siamo andati a trovare Carlo Formigoni. Ci ha detto che di notte, al buio, lui medita soprattutto sui propri errori, e in virtù di queste considerazioni – proprio come il signor Keuner di brechtiana memoria – ci ha dato il suo consiglio: «Guardatevi soprattutto dal successo, perché il successo è infido, ci rende poco lucidi, presuntuosi, distratti, il successo porta a fare molti errori, anche verso gli altri».

giovedì 8 agosto 2019

raccomandazione

Da 25 anni a questa parte, ogni volta che sono invitato fuori a cena, immutabile nel tempo la raccomandazione di mia madre rimane sempre quella: "Non bere!" 
Cosa mai ci avrò scritto sulla fronte?

mercoledì 12 giugno 2019

dare la precedenza ai ragni


Stamattina, poco prima di uscire, ho guardato il video di una lectio magistralis di Goffredo Fofi che con la sua nota modestia dice di essere diventato l’uomo che è per aver conosciuto tutta una serie di persone straordinarie che lo hanno aiutato a crescere. Al suo confronto, mi accorgo, io non conosco nessuno di altrettanto straordinario e se qualcuno conosco non è detto che quel qualcuno riconosca me – ad esempio stanotte una celebre scrittrice, scambiandomi per un altro, mi ha chiamato Daniele per tutto il tempo. Però poco fa ho visto un ragno, uno di quei ragni elegantissimi con le zampe lunghe, che attraversava la strada. Era fermo sul marciapiede di fronte al semaforo rosso, anche se la strada era deserta, ma quando è scattato il verde il ragno è partito e ha attraversato la strada insieme a me. Fofi, a un certo punto del suo intervento, consiglia – a ragione – di leggere Fontamara di Silone, libro che nessuno più considera ma ancora attualissimo. Io, invece, consiglio di dare la precedenza ai ragni, così da ritrovare almeno in loro la meraviglia che non ci viene più dai libri.

domenica 16 dicembre 2018

i miei dieci consigli di libri di poesia per il natale (poi fate come vi pare)

L’altro giorno ho visto un post con 10 consigli di libri di poesia che è possibile regalare e regalarsi a Natale. Il gusto è gusto e leggere poesia fa sempre bene, ma alcuni titoli consigliati mi hanno fatto strano, per cui, solo per mio diletto, vi propongo i miei titoli. A Natale vincono i classici, però nemmeno voglio consigliare le ovvietà: non vi servo io per comprarvi la Anedda, Arminio, Magrelli o De Angelis; nemmeno nomino Pierluigi Cappello, ma solo perché credo abbia già scavato una sua nicchia speciale nel cuore di tutti, per cui non si può ignorarlo. Io dunque, per quel che vale, vi dico: 
1) Cosa resta di Walter Cremonte (Aguaplano, 2018); 
2) Per chi fa turni di notte di Beppe Costa (Pellicano, 2017); 
3) Non si può imporre il colore a una rosa di Francesco Tomada (Carteggi Letterari, 2016); 
4) I costruttori di vulcani di Carlo Bordini (Sossella, 2014), anche se è da poco uscito per lo stesso editore La difesa berlinese (2018) che è una raccolta di romanzi; 
5) Peace and Love di Simone Cattaneo (ll ponte del Sale, 2012); 
Sono tutti volumi a carattere antologico, non pubblicati dalle major, e rappresentano autori che vanno “in direzione ostinata e contraria”, per un debole mio verso questo tipo di avventurieri in versi, forse, ma perché in fondo piacciono a tutti. Volendo indicare almeno un paio di libri di autori che (per me) vanno scoperti o riscoperti, perché ne vale la pena, vi dico: 
6) A ogni passo del sempre (Aragno, 2013) oppure Luogo del sigillo (Fallone, 2017) di Alfonso Guida, che è probabilmente il miglior poeta della mia generazione qui a Sud (se dire a sud ha ancora valore, ma per me sì); 
7) Cossa vustu che te diga di Giacomo Sandron (Samuele, 2014); Sandron è un poeta veneto che scrive in dialetto, muovendosi nella stessa scia di altri illustri vicini come Franzin e Tomada, ma con una qualità in più che spesso manca ai friulani: è capace di autoironia spesso surreale e strabordante, e sa farti fa ridere di gusto; 
8) L’imperfezione dei cardini (Le voci della luna, 2009) di Antonio Bassano, libro primo e unico di un poeta di grandissimo talento che ha scelto il silenzio, non so se si trovi ancora in giro ma se lo trovate prendetelo, perché è sempre bello leggerlo; 
Infine, per arrivare a dieci con almeno due classici-classici, dico: 
9) La ristampa di Ritorno a Planaval di Stefano Dal Bianco (LietoColle, 2018); 
10) Shakespeare in scena tradotto da Patrizia Cavalli per Nottetempo (2016): Shakesperare è il classico dei classici, la Cavalli lo traduce con una freschezza notevole, e con grande rispetto per la parte “poetica” della faccenda; 
10-bis) Bonus, volendo esagerare: Ad nòta di Raffaello Baldini (Sugarman, 2016), che è il libro “scomparso” di Baldini, cioè l’unico suo non ripubblicato da Einaudi, ed possibile acquistare solo in formato ebook, ma costa poco (2,50 euro) ed è curato, se mai servisse come incentivo, da Paolo Nori.
PS. Mi dicono che un titolo o due della mia lista potrebbero essere difficili da trovare, così aggiungo anche: Madreterra Madreterna di Lino Angiuli (Quorum, 2018) che è appena uscito. Io non l'ho ancora visto ma Lino, in generale, è sempre una garanzia.

domenica 24 giugno 2018

compleanno

Il 24 giugno è insieme l’onomastico e il compleanno di mio padre che oggi compie 72 anni. Gli ho chiesto, vista l’esperienza, di dare un consiglio ai tanto follower che lo seguono attraverso la mia bacheca, e mio padre, considerando il tempo di questi giorni, saggiamente ci dice questo: 

A ce lasse pène i cappe 
bèlle cazze ngule angappe!

venerdì 3 novembre 2017

lezioni di stile a un poeta

Mi dicono che eccedo in punti esclamativi
e che la vera classe è data a noi poeti
da una voce piana, in media res, che non
chieda mai ragione in quanto sa. Già sa.

Io però di medio – poiché sono mediocre –
ci metto solo il dito, che mi scatta spudorato
per un verso ben riuscito. Il dito orgasmico
puntato verso il retto dei professorini…

martedì 26 settembre 2017

morire venti volte

Oggi ho capito una cosa. Che se avessi dato retta a tutti i consigli di quelli che mi vogliono bene (o che mi dicono così), sarei morto almeno venti volte. Ma con affetto. Invece ho seguito l'unico consiglio utile che mi ha dato mio nonno: Tu digli sempre di sì, prendili per il culo, ma fai di testa tua. Se sbagli hai un motivo in più per crescere.

domenica 18 giugno 2017

gomiti

Sogno di stanotte. Vado a fare un corso di scrittura. Fra i molti consigli utili il più interessante dice: quando scrivi stai composto e non appoggiare mai i gomiti sul tavolo, altrimenti poi ti rilassi troppo, ti va il sangue nei lombi e ti parte una super erezione che ti distrae dalla creazione artistica.

sabato 28 novembre 2015

cappotti e panchine

Ho fatto un sogno. Cechov, sulle rive del Mar Secco, mi dava i suoi consigli per scrivere dei buoni racconti. Il primo fra tutti, mentre ci aggiravamo come pazzi lungo le rive colpite dal Maestrale: «Per favore, assicurati sempre che i tuoi personaggi abbiano dei buoni cappotti, almeno in senso gogoliano, ma soprattutto che ci siano delle panchine dove fermarsi per riposare, che ogni tanto, a furia di parlare, ti viene male ai piedi!» Poi è suonata la sveglia e mi sono svegliato con la sensazione che lui, di là, continuasse a borbottare da solo, mentre mi allontanavo verso il letto.

sabato 21 febbraio 2015

tre consigli di lettura con tre estratti (per gradire)

Primo consiglio, dal blog di Paolo Nori, un articolo molto divertente, pubblicato ieri su Libero, sui presunti rapporti fra Dostoevskij, Matteo Renzi e la bellezza.

Del soggiorno di Dostoevskij a Firenze, io avevo letto, qualche anno fa, in un libro di Matteo Renzi intitolato Stil novo che era praticamente un saggio sulla bellezza pieno di frasi stupefacenti, come per esempio: «Dobbiamo avere la forza di sconfiggere il pensiero debole dei poteri forti, o presunti tali». Oppure: «Diciamoci la verità, a Firenze ci sono cose meravigliose, che spaccano il pensiero». [...] O, ancora: «Io sono convinto che Dante era di sinistra, anche se non lo sapeva».

Secondo consiglio, dal sito di Internazionale, un bel pezzo a cura di Giuseppe Rizzo sulla corrispondenza e la vita vera e segreta dello scrittore americano John Cheever. Tenere e violente insieme.

Caro ____, 
questa mattina mi sono svegliato con un uccello duro e bagnato ed è bagnato anche adesso, dopo avere parlato con te, ma non solo per questo (…) è il ridere e lanciare palle di neve, è sentire te che ti lamenti della mia tosse da fumatore e delle dimensioni del mio uccello, è il tornare a ___ con te al volante e io nascosto nel sedile posteriore tra i panni da mandare in lavanderia. Ho pensato per un anno che un simile amore debba essere perverso, crudele e invertito ma non riesco a trovare alcuna traccia di ciò nel mio amore per te. Mi sembra naturale e semplice come passare un pallone da football in una bella giornata di ottobre (…)
Con amore, John

Terzo consiglio, stavolta di un libro cinico e stupendo, stupendamente scritto, e per molti anni passato sotto censura per come parlava, lui per primo, della fine della civiltà europea, Kaputt di Curzio Malaparte.

Poi, a poco a poco, il cielo si spense, la pioggia a un tratto cessò, la luna apparve in uno squarcio delle nuvole: sembrava un paesaggio dipinto da Chagall. Il cielo ebreo di Chagall, popolato di angeli ebrei, di nuvole ebree, di cani e di cavalli ebrei, dondolantisi a volo sulla città. I suonatori ebrei di violino seduti sui tetti delle case, o librati in un cielo pallido a picco sulle strade, dove i vecchi ebrei morti giacciono sul marciapiede fra i candelabri rituali accesi. Le coppie d’amanti ebrei distesi a mezz’aria sull’orlo di una nuvola verde come un prato. E sotto il cielo ebreo di Chagall, in quel paesaggio di Chagall illuminato da una tonda luna trasparente, salivano dai quartieri di Nicolina, di Socola, di Pacurari, un clamore confuso, un crepitio di mitragliatrici, i tonfi sordi delle bombe a mano.
«Ohi, ohi, ohi, ammazzano gli ebrei» disse Marioara, trattenendo il respiro.

[Curzio Malaparte, Kaputt, 1950, Adelphi, pag. 148-149]