Un autore mi chiama: «Antonio, ho bisogno di te, prima in un attimo di scoramento ho distrutto un racconto». In che senso hai distrutto? «L’ho cancellato! L’ho cancellato dal PC e dal cestino, e ho cancellato anche la copia che avevo sulla chiavetta. Ho cancellato tutto, ma ora mi sono pentito. Non c’è un modo di recuperarlo? Sono tremendo, ma ogni tanto mi prende un momento di scoramento e distruggo un racconto!» Non ti preoccupare, sai quanti ce ne sono come te, anche Gogol gettò nel fuoco Le anime morte. «Chi?». Gli spiego chi è Gogol. «Quante cose che sai per essere un editore di Locorotondo».
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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domenica 25 luglio 2021
lunedì 18 luglio 2016
scisma
Ogni carriera letteraria comincia come una personale ricerca della santità, come un tentativo di conquistare un «io» migliore. Presto o tardi – e in generale molto presto – si scopre che la penna arriva ben più lontano dell’anima. Questa scoperta crea assai spesso un insostenibile scisma all’interno dell’individuo e spiega almeno in parte la demoniaca reputazione di cui la letteratura gode in certi ambienti ottusi. Niente di male, in fondo, perché quello che va a scapito dei serafini va quasi sempre a profitto dei mortali. E poi, un estremo o l’altro è di per sé alquanto noioso, e nell’opera di un bravo scrittore cogliamo sempre un dialogo tra le sfere celesti e la fogna. Questo scisma, se non distrugge l’uomo o il suo manoscritto (come accadde per la seconda parte delle Anime morte di Gogol’), è proprio ciò che crea lo scrittore, al quale spetta perciò il compito di portare la propria penna all’altezza della propria anima.
[Iosif Brodskij, La potenza degli elementi, trad. G. Forti, in Il canto del pendolo, Adelphi 2001, pag. 63-64]
sabato 28 novembre 2015
cappotti e panchine
Ho fatto un sogno. Cechov, sulle rive del Mar Secco, mi dava i suoi consigli per scrivere dei buoni racconti. Il primo fra tutti, mentre ci aggiravamo come pazzi lungo le rive colpite dal Maestrale: «Per favore, assicurati sempre che i tuoi personaggi abbiano dei buoni cappotti, almeno in senso gogoliano, ma soprattutto che ci siano delle panchine dove fermarsi per riposare, che ogni tanto, a furia di parlare, ti viene male ai piedi!» Poi è suonata la sveglia e mi sono svegliato con la sensazione che lui, di là, continuasse a borbottare da solo, mentre mi allontanavo verso il letto.
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