Ieri ho provato a baciare una ragazza. Lei, scostandosi quasi con timore, mi ha risposto così: Meglio di no. Ah, le dico, è per il Covid, ma tranquilla io sono vaccinato. Anche io, mi ha risposto lei. E se mi metto la mascherina? le ho detto io scherzando. Quando l'hai lavata l'ultima volta? mi ha chiesto. Lì ho capito che la ragazza non metteva in dubbio la mia salute ma la mia igiene. E avevo fatto anche la doccia.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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mercoledì 1 settembre 2021
martedì 15 agosto 2017
turismo fatto in casa
Mi dicono che per staccare l’ideale è farsi un viaggio, ma io non ho soldi manco per andare ad Alberobello e quindi resto a casa. Anzi, ammiro molto chi come me piange miseria ma poi va dove vuole, quando vuole, coi soldi che non capisco dove prende se fino a ieri mi diceva che non ne aveva, soprattutto per pagarmi. Ma vabbè, siamo in vacanza e siamo buoni. Così ogni tanto, per svagarmi, faccio una passeggiata nel mio bel paese, e passeggiando osservo che le strade sono zozze, luride, nere, a tratti appiccicose. Da alcuni anni è sempre così. Uno mi dice che la causa è il maggiore afflusso turistico e quindi va preso con filosofia. Ma io rispondo che se c’è più gente che arriva, tu allora le strade dovresti lavarle il doppio delle volte. Non le lavi una volta al mese, ma una ogni due settimane, almeno d’estate e proprio perché c’è più gente che le usa. Poi ho capito il turismo, ma se volevo finire come Ostuni, mi traferivo direttamente lì e facevo prima.
venerdì 2 giugno 2017
bucato
Tre giorni che porto la stessa camicia. Mia madre mi dice: Tonio vedi che la gente ti taglia, dice che sei poeta ma anche poco igienico. Cambiati quella camicia! Le rispondo che stavo aspettando il temporale che porta oggi pomeriggio per lavarla... Mia madre, che non sempre mi capisce quando scherzo, mi guarda del tipo: Che ho fatto di male a Gesù?
lunedì 23 maggio 2016
i simpatici
La cosa bella è quando vengono con la speranza di una pubblicazione. Fanno tutti i carini e i simpatici, i migliori amici che mai potresti avere. Dicono di adorare il tuo lavoro e ti passano speranzosi le loro carte. Gli fai capire, con educazione, che non c'è trippa per gatti, non sanno scrivere, l'opera non ha nulla da dire a parte che si piacciono troppo, ridono da soli alle proprie battute. Allora ti danno dell'incapace, dell'ignorante, dell'idiota, ti mandano a fanculo rabbiosi. Spariscono per due o tre mesi, evidentemente cercando altrove. Poi tornano tutti carini e simpatici a leccarti le chiappe. E tu, che aspettavi quel momento, sono tre mesi che non te le lavi.
sabato 18 maggio 2013
vergogna
Da tempo ormai il colore di ogni mio risveglio è il rosso granato del catetere di mio nonno. È un rosso allegro, ma non è un buon segno. Mio nonno ha un tumore grosso come un pugno che gli cresce in pancia e abbiamo imparato a conviverci.
Ogni mattina mi sveglio, spalanco la sua finestra, lui mi saluta, io gli cambio il catetere e porto quello pieno in bagno per svuotarlo. Lo sollevo in alto sopra la testa e infilo il tubo nella tazza. Mentre lo svuoto cerco di non pensare all’odore pesante, rancido di piscio, che di allegro non ha nulla. Per non pensarci sollevo lo sguardo, e mi concentro sulla sacca, sui rimasugli di sporco nell’urina, le bricioline che durante la notte sono state espulse dalla vescica e ora vagano pigre al suo interno.
Tiro lo sciacquone, poi torno in camera e controllo che il pannolone sia pulito. Metto il naso fra le gambe di mio nonno. Se non puzza gli tiro su il pigiama e lo aiuto ad alzarsi. Se puzza allora va lavato. Stacco il pannolone per buttarlo. Torno in bagno a prendere la vaschetta dell’acqua e una spugna. Lo lavo a letto. Ogni volta, anche se è passato tanto tempo dalla prima, mio nonno solleva lo sguardo in alto e, a occhi aperti, comincia a russare pesantemente.
E a me viene sempre da pensare a quella volta che a otto anni, mentre tornavo da scuola, mi sono fatto la cacca addosso per strada. Mia madre mi tirava per il braccio per trascinarmi a casa e io invece stavo fermo, testardo e pieno di vergogna, cercando di non sentire con tutto me stesso quel caldo che mi colava fra le gambe.
(Negli ultimi giorni ho avuto l’occasione di frequentare un corso breve di scrittura creativa con la Scuola Holden. Era un mio sogno da tanto tempo, quello di sapere cosa mi ero perso a non fare mai un corso di scrittura. Di per sé molte cose le intuivo già, ma a parte la bellezza di vederle formalizzate, è stata un’esperienza divertente, sempre a parlare di libri e film, di tecniche narrative, insomma una vera goduria. Questo che pubblico è il mio racconto, risultato del mini-corso. Anche se so già che mi direte: beh, ma dov'è la differenza rispetto a prima?)
Ogni mattina mi sveglio, spalanco la sua finestra, lui mi saluta, io gli cambio il catetere e porto quello pieno in bagno per svuotarlo. Lo sollevo in alto sopra la testa e infilo il tubo nella tazza. Mentre lo svuoto cerco di non pensare all’odore pesante, rancido di piscio, che di allegro non ha nulla. Per non pensarci sollevo lo sguardo, e mi concentro sulla sacca, sui rimasugli di sporco nell’urina, le bricioline che durante la notte sono state espulse dalla vescica e ora vagano pigre al suo interno.
Tiro lo sciacquone, poi torno in camera e controllo che il pannolone sia pulito. Metto il naso fra le gambe di mio nonno. Se non puzza gli tiro su il pigiama e lo aiuto ad alzarsi. Se puzza allora va lavato. Stacco il pannolone per buttarlo. Torno in bagno a prendere la vaschetta dell’acqua e una spugna. Lo lavo a letto. Ogni volta, anche se è passato tanto tempo dalla prima, mio nonno solleva lo sguardo in alto e, a occhi aperti, comincia a russare pesantemente.
E a me viene sempre da pensare a quella volta che a otto anni, mentre tornavo da scuola, mi sono fatto la cacca addosso per strada. Mia madre mi tirava per il braccio per trascinarmi a casa e io invece stavo fermo, testardo e pieno di vergogna, cercando di non sentire con tutto me stesso quel caldo che mi colava fra le gambe.
(Negli ultimi giorni ho avuto l’occasione di frequentare un corso breve di scrittura creativa con la Scuola Holden. Era un mio sogno da tanto tempo, quello di sapere cosa mi ero perso a non fare mai un corso di scrittura. Di per sé molte cose le intuivo già, ma a parte la bellezza di vederle formalizzate, è stata un’esperienza divertente, sempre a parlare di libri e film, di tecniche narrative, insomma una vera goduria. Questo che pubblico è il mio racconto, risultato del mini-corso. Anche se so già che mi direte: beh, ma dov'è la differenza rispetto a prima?)
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