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lunedì 16 dicembre 2024

l'ira di achille

Dopo mesi che non lo vedevo in giro, incontro Vittorio per strada. E se devo dirla tutta, sono ancora più i mesi che non lo vedevo sobrio a metà mattina. Fa piacere vederlo così. – Mo Vittorio, è un sacco di tempo che non ti vedevo! – Sono stato a casa. – Ho saputo. – Mi sorride un po’ imbarazzato, quindi si avvicina, mi prede sottobraccio e prova a raccontarmela alla sua maniera. – È che mi sono mbriacato assai, tutto quel vino, non ci ho capito più nulla, e allora ho tirato fuori lira funesta del Pelide Achille… Ti è piaciuta questa? – A me sì, ma tieni conto che il Pelide Achille non fa una bella fine. – Ah no? Ma mica lo sappiamo noi che fine faremo. – Beh, toccando ferro, io ti auguro sempre il meglio. – Allora sì, tocchiamo ferro.

sabato 21 aprile 2018

vino vino bianco, sento male a un fianco

L'altro giorno, pensavo, al Vinitaly hanno decretato che il vino più venduto, oggi, sul mercato è il prosecco, e che il bianco in generale sta tornando in auge dopo anni che lo si evitava peggio che se ti offrissero veleno. Quando è moda è moda cantava Gaber. E così, mentre in Veneto stanno già riconvertendo, senza pensarci due volte, intere aree in vigneti che porteranno altro lavoro e di sicuro qualche problema ambientale (ma che c'importa dell'ambiente quando c'è il lavoro), noi qui a Locorotondo con una lungimiranza assurda abbiamo scientemente fatto fallire la più grossa azienda cooperativa e vinicola del meridione (La Cantina Sociale) pochissimi anni prima del boom, solo per poter continuare a dire che al Sud di lavoro non ce n'è. E dico scientemente perché lo sappiamo tutti che quel fallimento non è stato un caso, ma il risultato di una scelta ben precisa.

martedì 17 febbraio 2015

domenica 22 dicembre 2013

le navi

Alcuni fiori andranno a male con le piogge.
Altri seccheranno per il sole.
Il mio amore no sta fermo al centro del giardino
i petali di pane azzimo chiedono vino.

I gatti alla finestra lo sapranno che si muore?
Quale cura contro la disperazione?
Pesci volanti e acque non bagnano il pelo
rincorrendo nel porto le navi crudelmente in orario.

lunedì 25 marzo 2013

una cassa di te



Poco prima che il nostro amore finisse, mi hai detto
“Sono costante quanto la stella polare”
e io ho risposto “Costantemente nell’oscurità
dove si va?
Se mi vuoi, io sono al bar”
Sul retro di un sottobicchiere di cartone
nella luce azzurra di uno schermo tv
ho disegnato una mappa del Canada
oh il Canada
e ho schizzato il tuo ritratto per due volte.

Sei nel mio sangue come il sacro vino
e hai un sapore così amaro eppure così dolce
potrei bere un’intera cassa di te
e continuare a reggermi sulle mie gambe.

Sono una pittrice solitaria
vivo in una scatola di colori
mi spaventa il peccato
ma sono attratta da chi non ne ha paura.
Ricordo quella volta che mi hai detto
“Amare è toccarsi l’anima”
tu di sicuro hai toccato la mia
se parte di te sgorga fuori da me
in questi versi, talvolta.

Sei nel mio sangue come il sacro vino
e hai un sapore così amaro eppure così dolce
potrei bere un’intera cassa di te
e continuare a reggermi sulle mie gambe.

Ho incontrato una donna
parlava come te
conosceva la tua vita
i tuoi meriti e i tuoi peccati
e mi ha detto
“Va da lui, sta’ con lui se puoi
ma preparati a sanguinare”.

mercoledì 5 maggio 2010

poesia da un balcone

Ecco il mondo mi dice di te
che ti ho amata. Né sono in grado
di oppormi al mio sogno o svilire
ogni strada, ogni verde dei prati

in cui tu sei stata. Vivi serena?
Ti sfiora il ricordo di un altro
se ti brama dai tetti uno stanco
rapace notturno? Ma senza più pena

sorridi. Stai lì nella casa sul fiume
(t’immagino) e ripeti a te stessa
che tutto inevitabile scorre, che passa
persino il dolore che vedi nascosto

in bottiglia. Galleggia sul fondo
e ti chiedi perché, pur bevendo
resti sempre una traccia di rosso
e d’amaro sul fondo.

sabato 5 dicembre 2009

fa' piano

Quella volta che ho afferrato con mano
la bellezza, mi hai detto fa’ piano.
Ti stringevo ancora a me per trattenerti
e tu pensavi ti cercassi il culo.
Non ci siamo mai capiti noi ma ridevamo.
Ne ho un ricordo impastato ora
che mi tengo nelle fauci nella gola
come l’ubriaco al mattino il canto rauco.

giovedì 15 ottobre 2009

870 Km

Potrò ancora permettermi
senz’alcuna paura il pensiero
di amarti, di averti
avuto un tempo in cui nemmeno sapevi
che fosse la furia d’amore?
Non sospettavo io di poter cedere
a un eccesso di vino, togliere i puntelli
alle difese e crollare sul telefono
in un pianto nel mezzo della festa.
Forse ho finto troppo
con tutti, che tutto andasse bene
per l’annunciato nulla che siamo diventati.
E mi chiedo se mai prima
avessi calcolato i rischi del ritorno
o ci abbia tu pensato solo quando
il dispiacere ha celebrato in un sol giorno
l’anniversario della tua nascita, amore
e della nostra morte.