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sabato 20 luglio 2019

titolo

Stanotte ho sognato di aver scritto un libro, di cui mi ricordo solo il titolo: IL DOVERE DELLA MORTE. Lo portavo a un vecchio amico, morto, e lui leggendolo faceva le corna, ma dietro la schiena per non offendermi.

martedì 14 gennaio 2014

funerale

Sono stato a un funerale, il padre di un mio amico.
Mi è capitato, come non mi succedeva più da tempo, di sedermi accanto a un uomo piegato dal lavoro, un anziano letteralmente curvato sul bastone da anni di fatica nei campi, spezzato nella schiena. Ho spostato lo sguardo in avanti, sugli altri più giovani di lui e dritti come antenne, e ho capito che sempre meno se ne vedranno di persone piegate così, perché diverso è il lavoro ormai, e per fortuna, diverso è il sacrificio richiesto dalla terra.
E ho pensato che anche questo fa parte dei miei doveri di scrittore, raccontare a chi non vedrà quello che ho visto io, che una volta non c’erano solo i campi di sterminio nazisti, le guerre fredde e i trattati di pace, il terrorismo, la politica europea e la crisi economica, tutto quello che ci passano per Storia; ma anche, più semplicemente, gente così piccola la cui vita ruotava tutta intorno a una zappa in un campo di terra dura e pietrame, persa in una lotta senza scampo per dissodare il terreno e piantarci due fave, un filare di viti, fino a contorcersi la schiena e assomigliare essa stessa a un tralcio.

lunedì 1 aprile 2013

la vita di mia madre

è dovere e lamentela senza pace
pure guardandola ho capito
cos’è la devozione un giorno
in cui nutriva il corpo martoriato di mio nonno
contorto e annodato dalla malattia
che verso lei spingeva il becco.
Mia madre lo nutriva con premura
di mele cotte e d’acqua
pastiglie sminuzzate da inghiottire
col suo cucchiaio da brava madre.
Mio nonno la fissava ormai senza più voce
con occhi annacquati nel rimpianto
e nella sofferenza
nel suo amore che mi stringeva in gola
e mia madre gli chiedeva “è buona?”
con dolcezza asciugandogli il mento.