Anche quest’anno il Premio Bodini Poesia si caratterizza per la totale adesione al verso “Tu non conosci il Sud…” Infatti, ancora una volta da che è nato, a vincere il premio dedicato a quello che molti considerano il massimo poeta meridionale, certamente il più rappresentativo per quanto costantemente sottostimato, è stato un poeta bravissimo e famoso, ma che col Sud c’entra solo relativamente, contro-riprova se mai ci servisse che in poesia noi non abbiamo una storia e forse nemmeno dei poeti degni (come diceva Pasolini in Passione e ideologia). Tu ora mi dirai, caro lettore, che la poesia non ha confini e questa che tiro fuori è una mera questione “politica” e io ti rispondo che sì, lo è; proprio perché anche i premi possono essere, e anzi spesso sono dichiaratamente politici, in un Sud che è sempre più abbandonato a se stesso e demoralizzato, con un tasso di emigrazione sempre più alto, dare un premio come il Bodini – una volta tanto! – a un autore nato e vissuto qui e non al classico nome di prestigio pubblicato da una casa editrice maggiore, sarebbe stato a mio avviso un modo per lanciare un segnale, non dico di risveglio ma perlomeno di orgoglio. Che ovviamente, come qualsiasi cosa qui, non c’è stato.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
Visualizzazione post con etichetta vittorio bodini. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta vittorio bodini. Mostra tutti i post
lunedì 25 novembre 2019
sabato 23 novembre 2019
barbonici e borbonici
Ecco un pezzo buono per quelli come me, che talvolta si sentono BARBONICI, nel senso che portano la barba e sono intensamente noiosi, e talaltra si sentono BORBONICI, nel senso che gli ribolle sottopelle "La luna dei Borboni", che rimane un gran bel libro di poesia nonostante l'abbia scritto un meridionale.
sabato 19 dicembre 2015
libriccini (da bruciare)
– Questi disse il curato – non devono essere di cavalleria ma di poesia. […] Questi non meritano d’esser bruciati, perché non fanno e non faranno mai il male che hanno fatto quelli cavallereschi; son libri di riflessione, senza pregiudizio per il prossimo.
– Ah signore! – intervenne la nipote –, li faccia bruciare come gli altri; perché non ci sarebbe proprio di che stupirsi se poi mio zio, una volta sanato della sua malattia cavalleresca, leggendo questi, si incapricciasse di diventare pastore e di andarsene per boschi e prati suonando e cantando, o peggio ancora poeta, che a quanto dicono è infermità incurabile e contagiosa.
[Miguel de Cervantes, Don Chisciotte della Mancia, trad. Vittorio Bodini, Einaudi, 1957, pag. 69, 70]
Iscriviti a:
Post (Atom)