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venerdì 21 febbraio 2020

gozzano andava al sodo

«Lodo l’amore delle cameriste» diceva il poeta: ma intendeva il fare all’amore: semplice, sbrigativo e rinfrescante come il bere un bicchier d’acqua nell’arsura; senza complicazioni e conseguenze di sentimento. Evento non trascurabile, nella letteratura italiana, questa irruzione delle cameriste. Ce n’è una che porta i messaggi della padrona, e quando la padrona manda il messaggio che non può venire all’appuntamento, ecco il poeta subito consolarsene: «M’accende il riso della bocca fresca, / l’attesa vana, il motto arguto, l’ora, / e il profumo d’istoria boccaccesca. / Ella m’irride, si dibatte, implora, / invoca il nome della sua padrona: / “Ah! Che vergogna! Povera signora! / Ah! Povera signora!”. E s’abbandona». E non è la sola: c’è anche quella di casa, diciottenne, «fresca come una prugna». Il poeta, insomma, andava sodo: per dirla banalmente. 

(Leonardo Sciascia, 1912 + 1, Adelphi, 2013)

martedì 12 giugno 2018

intervista

Ho appena letto una intervista a Tiziano Scarpa sul suo ultimo libro di poesie, Le nuvole e i soldi (Einaudi) in cui si ha la netta sensazione che intervistatore e intervistato vadano in due direzioni diverse. Per questo motivo non la linko, però mi hanno molto colpito due cose dette da Scarpa: la prima in cui asserisce che è più difficile trovare autori che si siano dedicati esclusivamente alla prosa o esclusivamente alla poesia che non il contrario (autori dedicatisi a entrambi i generi) come invece ci siamo abituati a credere; la seconda che gli piacciano alcuni classici come il Liber Catulliano o le Farfalle di Gozzano, che vanno oltre i luoghi comuni legati ai loro autori e alla semplice occasionalità amorosa. Opere che adoro anche io, e infatti cito qui un frammento finale delle Farfalle di Gozzano che mi sembra più riuscito e utile da leggere dell’intervista stessa: 

Nessuno s’ebbe più palese il dono 
d’elaborare la materia sorda 
in un’essenza non mortale: anelito 
di tutto ciò che vive sulla Terra 
fluido strano ch’ebbe nome Spirito, 
Pensiero, Intelligenza, Anima, fluido 
dai mille nomi e dall’essenza unica. 
Tutto di noi gli è dato in sacrificio: 
la ricchezza del sangue, l’equilibrio 
degli organi, la forza delle membra, 
l’agilità dei muscoli, la bella 
bestialità, l’istinto della vita. 

(Guido Gozzano, Le farfalle)

mercoledì 30 settembre 2015

il fusinato

Saba è nato a Trieste nel 1883. Il 1883 è stato – secondo il Pancrazi – un anno fausto per la letteratura italiana. Nacquero in quell’anno, oltre ad una delle opere più celebri di Gabriele D’Annunzio, Saba, Gozzano e Pinocchio. Siamo molto in dubbio che la nascita di Guido Gozzano rappresenti, per la letteratura italiana, una fortuna maggiore di quella che sia stata, al tempo delle belle cose di pessimo gusto, la nascita del Fusinato*, col quale il Gozzano ha grandi, fino ad ora insospettate, parentele; ma ringraziamo l’illustre critico per Saba ed anche per Pinocchio. 

[Umberto Saba, Storia e cronistoria del Canzoniere

*Arnaldo Fusinato, poeta risorgimentale di cui restano alla nostra memoria solamente due versi, ma lo restano in maniera indelebile. I due versi sono: «sul ponte sventola / bandiera bianca» usati da Battiato per la celebre canzone. Le vie della poesia (come quelle di Pinocchio) sono infinite.

sabato 1 agosto 2015

mi piace il tuo naso

«Mi dà troppa tristezza la poesia
né voglio più esserne informata.
Io vivo in un mondo senza tempo
negli anni che più non sono i miei».

Si stava all’ombra in afa
della sua fresca vedovanza.
Amava un giornalista – l’ombra incancrenita
di una attualità senza più vita

e ormai passato in RAI, cane
al guinzaglio. Lei acerba e folle, non arresa
ma un po’ stanca. Io già autunnale
e un po’ ammattito per amore

le citavo versi di Sandro Penna ché tutto
le mostrassero di sé, del cuore
come se in partenza noi fossimo
già scritti, e per questo sollevati dal dolore.

«Non consola» ripeteva «non consola»
senz’alcuna gratitudine. E mi pigliava,
da dentro, come un fuoco di Sant’Antonio
per tutti i Sandro Penna andati in bianco.

«Ma non ti basta sapere che ti amo, adesso ora
né più ti lascio sola! Che altra attualità
ti serve, quale uomo? C’è chi si spulcia
l’ANSA la mattina. Io nutro poesia!»

«Amavo la poesia. Mi piace anche il tuo naso.
Mi ricorda il naso altro di un uomo
ch’è ormai andato senza un verso, uno starnuto.
Andato lui, il suo fiuto, andata pure

via da me, dei nostri giorni, la poesia
squallida e incolore che la smetta
di parlare al cuore inutile
e lo morda finalmente il culo del padrone!»

Lo diceva – rimpiangendo senz’amore
il suo mastino ormai corrotto dal padrone –
per giustificarmi il suo rifiuto… Né
pareva accorgersi di offendere non me

ma il mio lavoro in rima. Di contro
da bravo ex-giornalista li racconto
ora sposati con squallore e pochissimo
pigmento, lei e il suo bracco in RAI

il suo fallimento.