Ieri leggevo un libro di Angelo Panarese, Risorgimento tradito (Capone) in cui, con taglio fortemente gramsciano, si parla del fallimento sia economico che culturale (nella formazione di uno spirito nazionale) dei Savoia nella gestione del regno italiano dopo l’unità (fallimento che avrebbe portato al fascismo), e mentre leggevo mi sono chiesto – a parità di condizioni economiche fra Nord e Sud prima dell’unità, a parità di monarchie zoppicanti che li governavano, a parità di interessi economici internazionali sull'Italia dell’epoca – che sarebbe mai successo se Garibaldi coi suoi mille volontari quel lontano giorno del 5 maggio 1860, gridando “Viva l’Italia”, invece di partire da Quarto nei pressi di Genova, si fosse imbarcato a Napoli risalendo lungo lo stivale invece di fare rotta a sud.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
sabato 2 settembre 2023
sabato 14 gennaio 2023
paisà 1860
L’altra sera, nella mia fissa di rivedermi tutta la filmografia di Rossellini, ho rivisto anche “Viva l’Italia”, del 1960, che è un film dedicato all’impresa dei Mille, ed è soprattutto l’ultimo lavoro di sceneggiatura firmato da Rossellini con Sergio Amidei. Il film che si può visionare adesso in streaming rispetto all’originale è stato accorciato di circa mezz’ora, alterandone pesantemente il ritmo, specie nella seconda parte (a mancare, guarda caso, sono un’intera scena con un acceso litigio fra Garibaldi e Mazzini, che avevano visioni ben diverse sul futuro dell’Italia, oltre a varie scene che descrivono gli intrighi di palazzo Savoia, più varie scene di costume tese a rendere il contesto sociale del meridione in rivolta). Ma a parte questo il film è molto accurato, specie nelle scene di battaglia. La cosa più interessante però, a posteriori, è stata scoprire come sia Rossellini che Amidei avrebbero voluto intitolarlo “Paisà 1860”, perché inquadravano l’impresa garibaldina in parallelo alla liberazione angloamericana del paese, ovvero come un fenomeno di “liberazione” operato da forze armate completamente estranee alla realtà sociale e politica del paese che andavano a liberare. Perché il regno borbonico dell’epoca era semplicemente un altro mondo rispetto a quello sabaudo. Dopo il film, per curiosità, ho rivisto anche alcune altre trasmissioni a tema, una di Piero Angela, le varie lezioni di Barbero (così non passo per neoborbonico) che è dichiaratamente un appassionato di Garibaldi ma spesso e volentieri sottace su errori, pressappochisimi o ingenuità del nostro, come se quelli non contassero mai nulla sulla bilancia della storia. Sarà. Ma resto convinto di questo: si può certo discutere sulla figura di Garibaldi, così come sulla buona o cattiva gestione dei Borboni al Sud, ma tolte queste due cose, una volta che si è stabilito, come credo sia stato fatto da tutti (persino da Barbero), che i Sabaudi arrivarono qui non da liberatori o da fratelli, ma da colonialisti, pessimi per altro nella gestione dello Stato, tanto da apparecchiargli il fascismo nemmeno cinquant’anni dopo, di preciso cosa ci resta da salvare del Risorgimento italiano? Gli ideali delusi? Tanto altro, lo so già, a cominciare dalle opere d’arte, da Verdi fino a Verga. Ma tolte quelle, sinceramente, se buttassero a mare tutte le statue e le targhe di Vittorio Emanuele o di Cavour nelle nostre piazze io mi sentirei più contento che non a vedere imbrattata quella di Montanelli.
martedì 11 ottobre 2022
bronte
Ieri sera ho visto Bronte, film del 1972 di Florestano Vancini basato su una novella di Verga (Libertà). Nel film, molto bello e molto duro, si ricostruisce un fatto storico vero: la rivolta di un paese, infuocato dall’arrivo di Garibaldi in Sicilia, contro i propri padroni terrieri, e come tale rivolta viene repressa nel sangue dagli stessi garibaldini che nel frattempo si erano accordati coi vecchi padroni per prendersi “pacificamente” il potere. Negli ultimi anni alcune frange della storiografia hanno molto ridimensionato la figura di Garibaldi che ancora quando ero bambino io passava sui libri di storia come un eroe rivoluzionario. A leggere alcuni testi su di lui, Garibaldi è descritto quasi con gli stessi toni con cui in molti oggi parlano di Zelensky: un bandito, un massone, una macchietta, un uomo fatuo ma di gran fascino, bravissimo a infervorare gli animi in battaglia ma senza veri ideali politici o libertari (era convinto che la forma di governo più alta fosse la dittatura), guidato dalla vanità e dall’istinto, mosso dall’odio per la Chiesa, ma al soldo della potenza imperiale dell’epoca, l’Inghilterra che lo proteggeva e di cui era una marionetta. Il resto è stata propaganda risorgimentale costruita ad arte attraverso cui ha portato, almeno nel Sud, quello che sappiamo: un nuovo re al posto del vecchio (e una casa reale ancora più incapace visto che nel giro di cinquant’anni ci infilarono in due guerre mondiali e passarono il potere in mano al fascismo), ancora più povertà e tasse, repressione e regressione, più ingiustizie sociali, razzismo, l’odiata leva obbligatoria, l’emigrazione e la formazione, attraverso il brigantaggio, della Mafia. Leggere questi testi e pensare che in ogni paese d’Italia c’è una piazza o una statua dedicata a Garibaldi fa un po’ specie. Ma magari mi sbaglio io, si sbagliano quegli storici, l’unità d’Italia non fu la semplice guerra di conquista che mi immagino e Garibaldi fu migliore di così. Però, dopo aver visto Bronte, non riesco a fare a meno di pensare che gli Ucraini – ma si potrebbe dire anche Afghani, o scegliete voi il nome preferito fra i tanti – sono un po’ come i Siciliani dell’epoca, i quali non volevano essere sabaudi almeno quanto non volevano essere borbonici, volevano semplicemente essere liberi, essere se stessi ed essere padroni della loro terra. Invece non ebbero libertà di essere niente, perché dovevano per forza essere di qualcuno, che sceglieva e si accordava per loro in nome di interessi più alti. Non avevano scelta e anche quando scelsero da sé, di ribellarsi, i primi ad abbandonarli e reprimerli nel fuoco furono proprio coloro che li avevano animati coi propri ideali, e così furono traditi due volte.

