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giovedì 2 febbraio 2017

una carità senza nome

Ciao,
ti tocco oggi come fossi vero
o finché nulla impedisca questo gesto
da parte mia.

Il mio nome è MATHIEU
nato in Francia
ma per ragioni speciali esiliato qui
alla ricerca di un ambiente più sereno
dopo la morte di mio padre JEAN PIERRE.

Il motivo che mi spinge a contattarti è il seguente:

Vorrei passare attraverso il canale
di una carità senza nome
scavata in un letto di pianto
per miglia
dal mio reparto senza uscita al tuo amore.

E soffro di una malattia orfana di compassione:
un inguaribile cancro alla gola
che s’apra, vorrei, a questa tua carità
se l’Utente finale
accetta la mia preghiera.

È un dono in qualche modo che ti chiedo
e ammonta alla somma detraibile
di euro novecento-
settantacinquemilaquattrocento.

Se ti va ora, passato lo stupore
dimmi pure il tuo nome.

Il tuo amico più lontano
Mathieu

venerdì 6 maggio 2016

aberrazioni del sistema

Si presenta alla mia porta questo tipo che scrive poesie (non brutte, anzi, ma nemmeno imprescindibili). Si presenta con la sicurezza tipica di chi se la tira e mi dice che le vuole pubblicare per metà giugno, in tempo per la stagione estiva, così fa un po' di presentazioni. Va bene, gli dico, ti faccio un preventivo e ti faccio sapere appena possibile quanto viene il tutto. Mi guarda fisso e mi fa, col tono sprezzante di chi vuol provocare: "Ma come, non eri tu l'editore che investiva sui poeti?" Sì, amico mio, ma investo sui poeti che dico io e quando lo dico io, non su chiunque bussa alla porta. Quella si chiama carità, ma se ti serve ti do 20 cent. (Volevo tanto dirgli così, duro e spietato, ma mi frega sempre l'educazione, così gli ho detto: "No, mi spiace, ora non posso" ed è finita che mi sono scusato io con lui per la sua arroganza).

sabato 23 agosto 2014

l'ovvietà dell'acqua

Il fatto che per richiamare l'attenzione su un problema così serio come la SLA si sia dovuto ricorrere a un escamotage idiota come quello della secchiata d'acqua, la dice lunga sul vero livello della nostra sensibilità rispetto al dolore degli altri. Il successo di tale escamotage – perché ammettiamolo che se ora se ne parla tanto è solamente per quella secchiata, roba da festa sulla spiaggia, mica per il problema in sé – rivela come ormai si sia passati dal sogno del Villaggio Globale a quello più terra terra del Villaggio Turistico Globale. 
Ci si riferisce sempre ai paesi più ricchi, perché in uno dei tanti paesi poveri del globo, la secchiata d'acqua addosso se la sognano per la disperazione, mica la sprecano per la pubblicità. Ovviamente, per aver ribadito una tale patetica ovvietà, ho rovinato l'intero discorso contaminandolo di moralismo, quello che in genere dà fastidio, perché si lega ad altri discorsi in cui ti si chi chiede qualcosa per chi ha bisogno senza offrirti nulla in cambio, nemmeno lo spettacolino di strada degli elemosinanti. Il meccanismo è quello, se ci pensate, anche se l'intenzione è nobile, ma chi lo nega?

venerdì 12 ottobre 2012

sesso e carità cristiana

C'è questo mio amico, portatore di handicap, persona dolcissima e assai timida, che nel bene e nel male è legata ad ambienti di Chiesa, perché qui, se togli la Chiesa, per alcune persone è la morte, non c'è più nessuno. Questo mio amico avrebbe palesemente bisogno di quella che in gergo si chiama "una sana scopata". 
Ora, io non ho il potere né l'autorità per aiutarlo, però mi dico una cosa, e quando la dico mi sale la rabbia di chi vede il giusto e ha le mani legate per fare: ma porca miseria, mi dico, ma in questo dannato Paese, in cui tutti sono ipocriti e bugiardi, dal primo all'ultimo, non si potrebbe per una volta pensare, per un solo attimo, anche in certi ambienti, di andare oltre i luoghi comuni e la classica bigotteria che nega il valore terapeutico del sesso, a vantaggio di una persona che probabilmente non potrà mai avere una normale vita sentimentale, e aiutarlo a dare sfogo a determinati istinti, accompagnandolo a puttane? 
Ma davvero si pensa che i portatori di handicap non hanno diritto a un normalissimo orgasmo? E perché mai, di grazia? Mi sforzo, ma proprio non ci arrivo. All’estero è prassi comune. Purtroppo gli standard europei per noi valgono solo finché non si tocca il provincialismo delle nostre vedute. 
Ma per una volta, mi dico, visto che per lui, dalla sua parte, c’è solo la Chiesa, non si potrebbe mettere benzina al furgoncino che lo accompagna in chiesa la domenica mattina, per portarlo a zoccole il sabato sera? Almeno la domenica il mio amico andrebbe a confessarsi col sorriso di un uomo che ha commesso peccato, piuttosto che con quello del ragazzino che si è toccato davanti al pc. Sono due sorrisi diversi, e noi lo sappiamo bene.