Visualizzazione post con etichetta concorso. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta concorso. Mostra tutti i post

sabato 8 luglio 2023

guardare la luna e non il dito

Come ogni volta che si parla del premio Strega, si finisce per guardare alla luna e non al dito che la indica, si dibatte sulla qualità letteraria della scelta e non del vero problema che sottende al premio, e il vero problema del premio non è il vincitore o la qualità del libro o dei libri proposti, il problema è stato che uno dei giurati ha ammesso pubblicamente di non aver letto i libri su cui "tecnicamente" si era espresso... capisco che per qualcuno il suo voto non conta, che lui è considerato un cretino messo lì per contentini politici, ma questo non significa nulla, era un giurato con un peso nel voto come tutti gli altri: a questo punto mi chiedo chi ha votato per lui, con che criterio, con che intenzione? Io non lo so, e se non lo so come faccio a pensare che la scelta è giusta, ponderata, che altri non abbiano adottato lo stesso metodo e che questo sistema "per delega" non abbia falsato il voto? In una gara sportiva, il giudizio sarebbe stato rimesso in discussione a questo punto. Perché nel mondo letterario, e senza nulla togliere alla qualità dell'opera, questo non si può fare senza sentirsi dire che si è invidiosi o di parte? Solo perché per alcuni uno dei giurati è cretino? Ma che valore ha una gara dove a giudicare il vincitore è un cretino?

mercoledì 31 maggio 2023

vincere

Ho appena avuto un'illuminazione fulminante. L'unico modo per vincere davvero un concorso di poesia non è partecipare, ma fare il giudice. Il giudice vince sempre, comunque, sotto tutti i punti di vista. Ragion per cui ho deciso che da adesso in poi quando gli uffici stampa mi manderanno i comunicati risponderò loro: Partecipo, ma solo se mi fate fare il giudice. E allego il mio curriculum. Tiè.

martedì 31 maggio 2022

ostinarsi coi concorsi

“Ma perché vi ostinate a partecipare ai concorsi di poesia? – scrivono alcuni – I concorsi sono tutti truccati, oppure delle pagliacciate. E i poeti veri i concorsi non li guardano nemmeno, leggono i grandi e scrivono le loro cose per sé.” Sarà così, ma io so che la storia della poesia è piena, da sempre, di concorsi e di liti anche epiche fra i “poeti veri” per i premi in denaro: la mia preferita resta quella di Giorgio Caproni e Giovanni Giudici che al premio Viareggio 1988 contestarono la vittoria di Raffaello Baldini dicendo che la sua, che scriveva in dialetto di Santarcangelo, era una lingua “ignota”. Alla faccia della sportività dei poeti. C’è anche un’acidissima leggenda metropolitana che raccomanda di non partecipare mai a un concorso ogni qualvolta Milo De Angelis pubblica un nuovo libro perché tanto a quel punto li vincerà tutti lui. Uno mi dirà che Milo non ne sa nulla, che è tutta colpa dell’ufficio stampa di Mondadori. Ma io non ho mai sentito di De Angelis abbia che si sia sdegnato della cosa e detto: “Madonna, come li odio questi concorsi letterari, dove mi danno 1000, 2000, 5000 euro per aver scritto il mio libro, nono dateli a un altro, io preferisco restarmene a casa a tradurre Lucrezio.” Scrivo questo post contraddicendomi, perché dopo averli visti/vissuti a me i concorsi stanno mediamente antipatici ma non trovo giusto negarli ai miei autori, anzi di recente me ne sono scordati un paio a cui mandare dei libri e mi sento in colpa. Per fortuna che i concorsi sono sempre lì e li recuperiamo l’anno prossimo, sperando che Milo nel frattempo non pubblichi nulla.

giovedì 16 aprile 2020

domanda 2

Continuo a non capire come si possa ancora lanciare dei concorsi letterari in cui, indifferenti a quanto sta succedendo nel mondo, è richiesto non solo l'invio delle copie cartacee, con tutta la trafila del caso per le spedizioni in sicurezza, ma addirittura (mi è capitato per un concorso) è richiesto tassativamente che il pacco coi libri arrivi, pena l'esclusione, entro una tot data. Cosa che normalmente potrei anche capire, ma dico, vi rendete conto che le poste sono rallentate oltremisura o no? Non era meglio un semplice, asettico, rapido pdf? Che fra l'altro non mi costa nulla e non incide sulle mie finanze in bilico? Ovvero, lo smart working vale proprio per tutti meno che per i giurati di un premio di poesia? Bah.

mercoledì 19 giugno 2019

handicap

Forse è impressione mia e soltanto mia ma ultimamente i concorsi (a cui continuo a credere e iscrivere i miei autori) proprio sotto il titolo del libro proposto, anzi meglio incastrato fra il titolo e la BIO in cui si dà notizia che l'autore è vivo e in salute e puoi rintracciarlo a questo numero, ti chiedono se tu editore c'hai l'ufficio stampa a norma. Alcuni concorsi per toglierti dall'imbarazzo c'hanno anche la tripla opzione classista da barrare: 

A) c'ho l'ufficio stampa coibentato, in genere fanciulla brillante e di bella presenza con contratto part-time, che se la porti agli apertitivi ci fai bella figura solo a farti vedere con lei; 

B) c'ho coniuge e/o fidanzato/a e/o miglior amico/a "senza cui non sarei niente" o (qualora single) volenterosa cuginanza nerd che dà una mano in casa editrice a tempo perso e gratis; 

C) l'ufficio stampa sono io, quindi mi classifico all'ultimo gradino del podio, nel girone dei poveri-poveri. 
In quest'ultimo caso, non si dice ma è sottinteso, all'autore di cui candido il libro vengono detratti 70 punti sui 100 necessari alla vittoria e parte con un handicap niente male.

mercoledì 24 ottobre 2018

la nuda verità

Un ragazzo che scrive (ma al quale, puntualizza, non importa nulla di pubblicare) mi dice senza peli sulla lingua: “Non ci trovo nulla di speciale nel tuo concorso. La pubblicazione gratuita dovrebbe essere garantita a prescindere da un editore serio, e la tematica sociale è scontata, lo fanno tutti, basta col sociale, non se ne può più! Che stanno tutti male lo sappiamo già. Dovresti pensare ad altro, secondo me.” Tipo? “Pensa ai nuovi linguaggi, il libro ormai è un oggetto superato, la poesia è obsoleta, è roba per vecchi. Io al posto tuo farei un concorso per scrittori di fiction o di anime, e metterei in palio, per cominciare, quattro o cinquemila euro. Così diventa un concorso serio.”

mercoledì 4 ottobre 2017

luce a sud est - quinta edizione


Pietre Vive Editore, in collaborazione con le associazioni Pietre Vive e il Tre Ruote Ebbro, bandisce la quinta edizione del concorso di scrittura sociale Luce a Sud Est. 
Duplice lo scopo del concorso: promuovere l’editoria etica, di denuncia o di promozione, per diffondere una nuova lettura attenta e trasversale del Paese; favorire l’accesso alla pubblicazione di giovani scrittori impegnati su tematiche sociali. 
Il concorso è aperto a tutti, senza limiti geografici o di età. È ammesso al concorso qualsiasi genere letterario (romanzo, racconti, poesie, reportage giornalistico, testo teatrale, ecc.) purché attinente al tema. Il vincitore sarà premiato con la pubblicazione della propria opera. La partecipazione al concorso è gratuita. 
I manoscritti dovranno essere invitai entro il 7 gennaio 2018 all’indirizzo 


mettendo in oggetto: LUCE A SUD EST, e accompagnando il testo con la scheda di adesione scaricabile, insieme al bando, dal sito di Pietre Vive. 
In via sperimentale quest’anno, la giuria sarà composta da un comitato di cinque persone, tre delle quali selezionate fra i lettori di Pietre Vive, e due fra i collaboratori interni della casa editrice. 
Nelle ultime edizioni sono stati premiati con la pubblicazione il romanzo breve Il sindaco del calabrese Claudio Metallo, incentrato sulla carriera politica di un uomo di potere; il romanzo allegorico Isola del pugliese Domenico Maggipinto e il poemetto L’adatto vocabolario di ogni specie dell’emiliano Alessandro Silva, entrambi ispirati al disastro di Taranto e dell’Ilva; e la raccolta di poesie Il mondo come un clamoroso errore di Paolo Polvani delicata serie di ritratti degli ultimi. 
È possibile scaricare il BANDO e la scheda di adesione dal sito di Pietre Vive:
www.pietreviveeditore.it

mercoledì 14 dicembre 2016

non è una lavatrice

Preferisco l'editoria a pagamento ai concorsi a pagamento. La prima alla fine, se fatta bene, è un lavoro basato sullo scambio. Ma i secondi che sono? Un tiro alla roulette? Sgancia 20 euro di iscrizione, o di spese di segreteria, e poi se ti va bene forse vinci. Io sarò ottuso ma la vedo così: se non puoi farlo non lo fare. Se puoi farlo ma hai poco da dare, dai quello che puoi, sarà apprezzato il tuo impegno. Io faccio così, almeno. Offro la pubblicazione, dono il mio tempo. Se ti va bene ok, ma se vuoi guadagnarci dei soldi dalla poesia forse fai prima a zappare la terra. Ci sono alcuni concorsi che grattano il nome dei poeti morti. Altri che si agganciano a testimonial di eccezione. Alda Merini docet, ma non solo. Sono grandissimi poeti, chi lo nega? Ma per me non ci guadagnano una briciola di dignità in più mettendo la faccia ai concorsi di poesia a pagamento. Sarebbe stato più carino, a questo punto, fare la pubblicità alle catene di negozi e alle lavatrici, come fece Tonino Guerra un po' di tempo fa. Molti si indignarono, ma almeno lo sapevi che cos'era, era un discorso (per certi versi) onesto. Non so come dirlo meglio, ma un poeta dovrebbe dire: usa 20 euro per comprare dei libri, non usa 20 euro per tentare il gratta e vinci. Chi pubblicizza un concorso a pagamento, boh, non lo so cos'è ma di sicuro non è una lavatrice. Non mi sa di pulito.

martedì 31 marzo 2015

concorso

Ho parlato con una ragazza che ha partecipato e ha vinto un noto concorso di poesia (assai pubblicizzato in rete) e come premio ha vinto una proposta di pubblicazione a pagamento, lei insieme a tanti altri vincitori che pagando sono finiti in una bella antologia a pagamento. Penso che vale sempre la pena di partecipare a concorsi così, dove almeno inviare le poesie è gratis. Anzi, lo consiglio vivamente a tutti, perché poche cose ormai sono gratis, soprattutto l'attenzione, e pagare per quella è un buon modo per crescere e capire come funziona il mondo.

martedì 16 dicembre 2014

dolce e meschino

Finalmente, dopo quasi tre mesi di lavoro, dopo essermi consumato ogni momento libero per scriverlo e sistemarlo, ho finito il mio romanzo per il premio La Giara. Manca solo il titolo poi lo spedisco. Titolo che, come d’abitudine, mi sono sognato. Questo: Dolce e Meschino. Sono entusiasta. Poi ci penso un attimo, e mi accorgo che non è farina del mio sacco. Viene da un film di Woody Allen, Sweet and Lowdown (in Italia tradotto indegnamente con Accordi e Disaccordi). Comincio a chiedermi quante cose ho scritto pensandole del tutto mie, e che invece mie non sono, se non per il fatto che ce le ho incastonate nel cuore da così tanto tempo che fanno parte di me.

mercoledì 3 settembre 2014

una storia

Stamattina mi sono svegliato con una strana sensazione addosso e un sogno ancora fresco dietro gli occhi. Mi sono seduto al pc e ho cominciato a scrivere, senza più fermarmi per circa tre ore. Alla fine avevo le prime pagine di una storia che merita di essere sviluppata. Pertanto mi son detto: che cacchio, lo faccio, mi prendo qualche giorno in cui mando al diavolo tutti gli impegni, per buttarla giù come si deve. L'idea è di partecipare al premio La giara. Ho quasi quattro mesi davanti e nulla da perdere. E penso che darsi una scadenza e un obiettivo stimola il rigore necessario a fare un buon lavoro, oltre ovviamente a combattere la stitichezza.

mercoledì 9 luglio 2014

venerdì 14 dicembre 2012

selezionato!

Miei cari amici, vi comunico che ho passato la prima selezione del concorso Leica Talent. Adesso comincia la seconda prova, vediamo che succederà. Intanto grazie per il vostro tifo, che mi è sempre caro. Lillus.