Come ogni volta che si parla del premio Strega, si finisce per guardare alla luna e non al dito che la indica, si dibatte sulla qualità letteraria della scelta e non del vero problema che sottende al premio, e il vero problema del premio non è il vincitore o la qualità del libro o dei libri proposti, il problema è stato che uno dei giurati ha ammesso pubblicamente di non aver letto i libri su cui "tecnicamente" si era espresso... capisco che per qualcuno il suo voto non conta, che lui è considerato un cretino messo lì per contentini politici, ma questo non significa nulla, era un giurato con un peso nel voto come tutti gli altri: a questo punto mi chiedo chi ha votato per lui, con che criterio, con che intenzione? Io non lo so, e se non lo so come faccio a pensare che la scelta è giusta, ponderata, che altri non abbiano adottato lo stesso metodo e che questo sistema "per delega" non abbia falsato il voto? In una gara sportiva, il giudizio sarebbe stato rimesso in discussione a questo punto. Perché nel mondo letterario, e senza nulla togliere alla qualità dell'opera, questo non si può fare senza sentirsi dire che si è invidiosi o di parte? Solo perché per alcuni uno dei giurati è cretino? Ma che valore ha una gara dove a giudicare il vincitore è un cretino?
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
sabato 8 luglio 2023
mercoledì 31 maggio 2023
vincere
Ho appena avuto un'illuminazione fulminante. L'unico modo per vincere davvero un concorso di poesia non è partecipare, ma fare il giudice. Il giudice vince sempre, comunque, sotto tutti i punti di vista. Ragion per cui ho deciso che da adesso in poi quando gli uffici stampa mi manderanno i comunicati risponderò loro: Partecipo, ma solo se mi fate fare il giudice. E allego il mio curriculum. Tiè.
martedì 31 maggio 2022
ostinarsi coi concorsi
“Ma perché vi ostinate a partecipare ai concorsi di poesia? – scrivono alcuni – I concorsi sono tutti truccati, oppure delle pagliacciate. E i poeti veri i concorsi non li guardano nemmeno, leggono i grandi e scrivono le loro cose per sé.” Sarà così, ma io so che la storia della poesia è piena, da sempre, di concorsi e di liti anche epiche fra i “poeti veri” per i premi in denaro: la mia preferita resta quella di Giorgio Caproni e Giovanni Giudici che al premio Viareggio 1988 contestarono la vittoria di Raffaello Baldini dicendo che la sua, che scriveva in dialetto di Santarcangelo, era una lingua “ignota”. Alla faccia della sportività dei poeti. C’è anche un’acidissima leggenda metropolitana che raccomanda di non partecipare mai a un concorso ogni qualvolta Milo De Angelis pubblica un nuovo libro perché tanto a quel punto li vincerà tutti lui. Uno mi dirà che Milo non ne sa nulla, che è tutta colpa dell’ufficio stampa di Mondadori. Ma io non ho mai sentito di De Angelis abbia che si sia sdegnato della cosa e detto: “Madonna, come li odio questi concorsi letterari, dove mi danno 1000, 2000, 5000 euro per aver scritto il mio libro, nono dateli a un altro, io preferisco restarmene a casa a tradurre Lucrezio.” Scrivo questo post contraddicendomi, perché dopo averli visti/vissuti a me i concorsi stanno mediamente antipatici ma non trovo giusto negarli ai miei autori, anzi di recente me ne sono scordati un paio a cui mandare dei libri e mi sento in colpa. Per fortuna che i concorsi sono sempre lì e li recuperiamo l’anno prossimo, sperando che Milo nel frattempo non pubblichi nulla.
giovedì 16 aprile 2020
domanda 2
mercoledì 19 giugno 2019
handicap
mercoledì 24 ottobre 2018
la nuda verità
mercoledì 4 ottobre 2017
luce a sud est - quinta edizione
Pietre Vive Editore, in collaborazione con le associazioni Pietre Vive e il Tre Ruote Ebbro, bandisce la quinta edizione del concorso di scrittura sociale Luce a Sud Est.
www.pietreviveeditore.it


