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martedì 18 gennaio 2022

le sentenze

Incontro per strada un ex studente, ragazzo alla moda coi pantaloni attillati che gli arrivano sopra le caviglie, le scarpette bianche e nessuna traccia di calze. Non mi frega nulla della moda, semplicemente lo invidio perché io porto addosso dieci strati di roba e ho ancora freddo. Non so come faccia ma lo odio e glielo dico apertamente. Quello, unendo il danno alla beffa, mi fa: “Beh sai, l’età non aiuta…” poi mi saluta e si gira per andarsene. Ma proprio in quel momento scivola su una macchia d’acqua saponata sul marciapiede, che qualcuno ha rovesciato dopo aver lavato le scale di un palazzo, e casca di culo per terra con un tonfo. La morale di questa favola serve a ricordarci che Dio e grande e le sentenze, prima o poi, arrivano.

martedì 16 ottobre 2018

la cosa più vicina...

Pensavo che alla fine, per molti di voi, sono la cosa più vicina a un poeta che vi capiterà mai di incontrare. Poteva andarvi peggio. Poteva andarvi anche meglio, però.

venerdì 7 aprile 2017

constatazione (il post di merda)

Oggi ho scritto una marea di post poetici. Il tutto mentre, per un problema di tubature, la casa mi si allagava e gli stronzi letteralmente galleggiavano dal bagno alla cucina. Constato dunque la verità del luogo comune che c’è equilibrio fra poesia e vita di merda. Per cui più è alta la poesia che si fa, più è di merda la vita che si ha.

giovedì 11 agosto 2016

giornata di cacca

Ore. 6.30. La giornata comincia nella cacca. Con Mao che si è nascosto nello sgabuzzino e mi ha lasciato un bel regalino fumante. Poi mi guarda con una faccia pentita che mi passa la voglia persino di sgridarlo. E mi dice: benissimo, superata questa nostra incomprensione, dove sono i miei croccantini?

domenica 27 dicembre 2015

legge di murphy

La legge di Murphy, a cui credo più che alla Bibbia, me lo insegna: se il 23 dicembre sbruffoneggi pubblicamente che quest'anno a Natale ti prenderai una vacanza, passerai i tre giorni successivi a casa ammalato e indolenzito. Per fortuna che mi resta l'autoironia, altrimenti direi che è sfiga.

giovedì 6 novembre 2014

cos’è male e cos’è farsi male

Cos’è male: svegliarsi la mattina coi brividi, mal di schiena e la febbre, e per di più fuori piove un’acqua marroncina e la casa è umida e antipatica. Continuare a lavorare per delle consegne, con nessunissima voglia di fare alcunché e la capa che gira, il naso che comincia a colare sui tasti del pc.
Cos’è farsi male: in tutto questo farsi venire, per segreto masochismo forse, la malsana idea di riascoltare l’intera discografia di Luigi Tenco. Alle 13.30 ho deciso, mi suicido col brodino.

martedì 16 marzo 2010

ulisse e il vento



È un gatto forte e nero e si chiama Ulisse
grasso e morbido come un cuscino sprimacciato
d’inverno i gatti del vicinato
vengono a stendersi su di lui perché così nero
cattura i raggi del sole ed è il più caldo di tutti
tutti insieme si mettono al sole
e lì stanno per ore ronfando e nei giorni
di freddo scirocco grandissimo e paterno Ulisse
li abbraccia in un sol colpo
e li protegge come le mura di un fortino
dal vento e dai colpi di sfortuna.

venerdì 12 febbraio 2010

i tempi stanno cambiando

Non lo nego. Quello appena trascorso è stato un anno infelice sotto molti punti di vista. Eppure dire che in tanta sfortuna non ci sia stato nulla di buono sarebbe ingiusto. Dopotutto nell’ultimo anno ho concluso, tirandolo fuori dalle vene col sangue, il mio libro più bello. Ho cominciato a lavorare in teatro con un regista bravo e importante. Ho scoperto la fotografia, un’arte che mi riempie di felicità ogni volta che punto l’obiettivo. E in fondo ho pure sistemato una serie di problemi sentimentali che mi portavo dietro da troppo tempo. Ora sto meglio. In questo periodo mi muovo molto, sono sempre in giro, mi guardo attorno. Ho dei buoni amici vicino. Bevo un po’ meno ma non ho perso altro pelo (grazie a dio!). Insomma, per dirla come i miei amici buddisti, se cadi cento volte allora ti rialzerai centouno volte.
Per tutto questo mi accorgo che la mia colonna sonora dell’anno appena trascorso l’ha scritta Bob Dylan. Il che, per quel che mi riguarda come fan, è importante perché: primo, non faceva un bel disco dal 2001, perché Modern Times a dispetto di quel che ne dice la critica, è uno dei suoi lavori che mi piace di meno; e secondo, nel 2009 ha sfornato ben due dischi nel giro di pochi mesi, che invece ho amato con uguale spirito, quello che si prova a ritrovare un vecchio amico e tu sei felice non perché abbia qualcosa di nuovo o strabiliante da dirti o darti (come mi è successo di leggere su molti blog) ma perché è lui e parla sempre al tuo cuore e perché avete quel rapporto speciale.
Certo, molti storcono il naso di fronte agli ultimi suoi dischi assolutamente non innovativi. Ma chi se ne frega degli altri? A me Dylan ha dato e continua a dare così tanto che davvero non ha nulla da dimostrarmi. Ma poi perché dovrebbe farlo? In fondo i suoi ultimi album sono belli, semplici, leggeri ma non stupidi, e ti fanno stare bene ad ascoltarli o ti commuovono ma senza mai essere drammatici. Cos’altro si può volere di più da lui? A me pare una persona anziana (quasi 70) che abbia capito cos’è che realmente conta nella vita, senza volerti ossessionare a tutti i costi col pensiero della sua prossima morte. Io nell’ultimo anno li ho messi spesso nel lettore e con grande piacere, ancora più grande se stavo male e chiedevo di poter staccare la spina dai miei problemi almeno mezz’ora. Questo è tutto per me. È questo il tipo di arte che sogno di arrivare a produrre, qualcosa di così semplice e universale che parli a quanta più gente possibile e offra una possibilità di sollievo al dolore, ai dispiaceri e alle sofferenze a cui siamo sottoposti ogni giorno. Ragazzi, magari qui non si parla dei massimi sistemi, ma se questa non è arte allora cos’è? E poi, ve lo immaginate sentire il disco di natale ad agosto? Io credo che si possa fare e ci proverò di sicuro. Fra l’altro non riesco nemmeno a separarli i due album del 2009, per me sono come gemelli, li sento sempre insieme e li considero un po’ i Canti dell’Innocenza e dell’Esperienza di Dylan. Magari è solo una mia fantasia, ma forse mentre li pensava si è riletto Blake, come ho fatto io, e gli è venuto da sorridere, proprio com’è successo a me. In fondo che ne sappiamo noi? Dylan resta imperscrutabile come la Sfinge. Non sai mai con quale nuova sorpresa o emozione ti stupirà.
E infatti, di soppiatto, per me l’apice di quest’anno da fan è giunto ieri, quando l’ho ascoltato cantare The times they are a-changin’ e non ho potuto fare a meno poi di risentirlo decine di volte. Ecco che Dylan chiude uno dei cerchi della sua lunga opera e zittisce in un solo colpo, come spesso è già accaduto, tutti coloro che lo davano per spacciato, reinterpretando dentro la Casa Bianca e non fuori dai suoi cancelli, a un presidente nero, il suo vecchio inno sui tempi che cambiano e per questo ammoniscono che prima o poi anche l’ultimo potrà essere il primo, e ricordandoci così che un capolavoro non ha età e vive di vita sua al di là dell’artista che gli ha dato forma. E il fatto di essere riuscito a catturarlo e rifarlo suo per quei quattro intensi minuti è la prova che di Dylan abbiamo bisogno al di là di quello che crediamo. Nessun altro avrebbe potuto cantarlo così e ora sappiamo, per l’ennesima volta, che toccava solamente a lui.

mercoledì 14 ottobre 2009

cerco lavoro

A dimostrazione che la nota legge di Murphy “non c’è 4 senza 5” funziona (o erano Ficarra e Picone?), posso dire che a coronamento della mia settimana di merda lunedì sera ho avuto un non proprio simpatico scambio di idee col mio editore, tanto che, anche per venire incontro a chi mi consigliava di fare un lungo giro per scaricare la tensione, ci ho pensato su e oggi vi comunico serenamente che sono in cerca di lavoro. Ovviamente spero sempre che qualcuno mi chiami dalla Mondadori per dirmi che pubblicheranno il mio romanzo e mi faranno ricco ma, nel frattempo, se sapete qualcosa fatemi sapere, ok? (nel mio profilo c’è anche la mail, se serve). Cos’altro? Ah sì, stamattina qui c’è il sole, a sprazzi, ma si vede. E buongiorno a tutti! (E per rimanere in tema ancora REM).

lunedì 12 ottobre 2009

avvertimento

Beh posso dirlo a 32 anni suonati, chi ha detto che i guai non vengono mai soli aveva proprio ragione. Dopo la morte di mia zia, giovedì. Dopo uno dei venerdì a più alto tasso alcolico e autodistruttivo che ricordi di avere mai vissuto. Dopo un sabato di merda per un brutto litigio con un’amica che aveva pienamente ragione ma cazzo, non era colpa mia, e allora perché te la prendi con me? Dopo tutto questo ieri a mio nonno è venuto un attacco ischemico, per cui ho passato uno dei pomeriggi più orrendi della mia vita, prima qui, quando è stato male, poi quando è stato portato via in ambulanza per essere operato e mi ci sono volute delle ore solo perché qualcuno si degnasse di dirmi qualcosa di concreto. Ora nonno è sotto osservazione. E io da tutto questo traggo una sola conclusione. Che c’è un limite oltre il quale non vado. Che riesco a soffrire e sforzarmi di capire i problemi di tutti fino a un certo punto ma poi basta, poi cari amici, amati e colleghi vari, ve lo chiedo per favore, se non potete portarmi buone notizie, non portatemene affatto. Mi sono rotto le palle.



La vita è più grande
è più grande di te
e tu non sei me