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martedì 20 luglio 2021

barzelletta

B. mi spinge da anni a scrivere un libro chiamato “Ciao Italia”, perché secondo lui tempo una generazione o due il nostro Paese è finito. Oggi mi ha raccontato una barzelletta: «Uno scienziato va da un italiano e gli dice: “Amico mio, non c’è più tempo, o rinunci subito all’auto, al telefono, al condizionatore e a tutti i vostri comodi, oppure i tuoi figli faranno una vita orribile e forse moriranno molto male. Allora decidi, cosa vuoi fare, amico mio?” L’italiano ci pensa un attimo, poi ammazza lo scienziato e dice che è stato qualcun altro, forse la criminalità organizzata, forse i servizi segreti, oppure i terroristi». Gli ho detto: B. dovresti scriverlo tu il libro, e lui: «Scherzi, poi finisco come lo scienziato».

giovedì 6 agosto 2020

barzelletta

C'è un uomo che va a fare un provino per il circo. Prima di lui ce ne sono altri. Viene assunto quello che fa girare le palle, quello che addomestica i leoni e pure quell'altro che è capace a strappare i biglietti in velocità. Ma lui? Quando il padrone del circo lo interpella, risponde: "Io so fare l'uccellino". Il padrone del circo lo caccia. Uno che fa l'uccellino non serve. 
E quell'uomo tristemente vola via. 

(Ascanio Celestini, Barzellette, Einaudi 2019)

giovedì 15 agosto 2019

barzellette, di ascanio celestini

Lancio una suggestione su Barzellette, l’ultimo libro di Ascanio Celestini, pubblicato da Einaudi, che è appunto un’esaustiva raccolta di barzellette – 300 pagine – con la cornice della storia di un’amicizia, quella fra il capostazione di un’infima stazione terminale e il suo aiutante che gli racconta barzellette per far passare il tempo. Mi fa pensare tanto a un racconto di Flaiano che sta in Diario notturno in cui un capostazione annoiato sta in questa stazione persa nel nulla insieme al suo telegrafista – si parla dei primi anni ’40 – aspettando che succeda qualcosa, finché succede un disastro ferroviario. Ecco, magari la cornice di Celestini non c’entra nulla con la mia suggestione, ma il libro, con tutta la cinica fatalità delle barzellette mi sembra quasi un prologo a quel racconto. 
Per quanto riguarda le barzellette vere e proprie, il loro tono è ovviamente discontinuo, passando dalla genialità fulminea di alcune al mero passatempo di grana grossa di altre, ma come avverte lo stesso Celestini il loro valore non sta nel dato estetico e neppure in quello propriamente comico, quanto in quello sociologico: soprattutto dove prevale l’anonimato del testo che può e deve farsi, attraverso il racconto, voce comune. In quell’anonimato, soprattutto, è anche possibile dare libero sfogo alle pulsioni più becere, oscure, infami, con risultati spesso crudeli ma divertenti, lì dove le barzellette si fanno politicamente scorrette, da quelle razziste a quelle sui pedofili: 
– Amore, cosa significa la parola pedofilo? 
E lui: – Che parolone difficile per una bambina di sei anni! 
Ecco, in un romanzo, trovare una tale facilità di linguaggio creerebbe disagio, in una barzelletta è una semplice condizione. Eppure, va anche ammesso che delle centinaia di barzellette qui raccolte – forse perché trascritte perdono molta della loro leggerezza discorsiva – le più affascinanti per il lettore sono quelle che mostrano un sostrato più letterario più evidente. Il tal senso, le migliori risultano probabilmente quelle contenute nel quarto capitolo, tutto dedicato alla Russia di Stalin.

lunedì 12 agosto 2019

una vecchia barzelletta russa che dice esattamente come stiamo messi noi

Sono due vecchi reduci della grande rivoluzione. Raggiungono la saracinesca chiusa del magazzino e attendono l’apertura insieme a molti altri. Il compagno magazziniere legge un comunicato: – Compagni, è una grande vittoria della rivoluzione aver raccolto dei mandarini. Significa che il popolo sovietico può ottenere ciò che vuole col proprio impegno e le proprie capacità. Ma non ci sono mandarini per tutti. Perciò abbiamo deciso che le minoranze religiose andranno cercare altrove il cibo. 
Quattro ebrei ortodossi coi capelli corti sulla nuca e i boccoli che s’allungano ai lati delle facce scavate dalla fame e dal freddo si allontanano borbottando, mentre il magazziniere torna all’interno del magazzino. 
Riesce dopo un paio d’ore. 
– Compagni, con solenne gioia vi annuncio che le casse piene di mandarini stanno per essere scaricate dai nostri camion, ma non ce n’è una quantità sufficiente per tutti i cittadini russi. Perciò ne distribuiremo solo ai membri del partito. 
I normali cittadini restano per un attimo a bocca aperta, intirizziti per il freddo, si scuotono, voltano le spalle e se ne vanno irritati. 
Per altre due ore il magazziniere nuovamente si assenta, ma quando fa ritorno ha in mano una lista. – Ho qui nominativi dei compagni che beneficeranno di questo frutto straordinario che non è per tutti, ma solo per i reduci. Per coloro che hanno cambiato le sorti del nostro grande paese cacciando la tirannia degli zar e regalando il socialismo reale al mondo! 
I giovani del partito se ne vanno imbestialiti, ma non possono ambire al possesso di quel piccolo frutto strappandolo agli anziani che hanno messo a repentaglio la loro vita per la grande rivoluzione.
Ivan è Boris sorridono. Il magazziniere con un cenno li fa avvicinare alla saracinesca. E quando sono da soli comunica a bassissima voce: – Oggi abbiamo dato una sincera gioia al nostro popolo che se ne sta tornando nella fredda dimora senza mandarini, ma con un briciolo di orgoglio in più. Purtroppo devo comunicarvi che mandarini non ce ne sono. Né per voi, né per nessun altro. Però confido nel vostro silenzio che non spezzi la piccola gioia che sta ora nel cuore dei vostri compagni. 
I due vecchi si allontano lentamente, un po’ per la vecchiaia è molto per il freddo che hanno penato. Lungo la via del ritorno Boris dice a Ivan: – Hai visto gli ebrei? A loro va sempre meglio che a tutti gli altri. 

 (Ascanio Celestini, Barzellette, Einaudi Stile Libero, 2019)

domenica 11 agosto 2019

indovinello

Hai una pistola con due soli colpi in canna. Davanti a te ci sono un leone affamato, un grosso orso arrabbiato e uno scrittore in cerca di editore. A chi spari? 
Ovviamente allo scrittore. Due volte! 

(Grazie ad Ascanio Celestini per la dritta)