Ieri sera ho
visto il mio primo spettacolo in teatro da quando è scoppiata la pandemia. Mi
sono accorto così che anche per fare lo spettatore occorre una disciplina che
dopo più di due anni a casa va riconquistata. Lo spettacolo, Museo Pasolini di
Ascanio Celestini – due ore assai belle ma impegnative, com’è giusto, perché uno
spettacolo serio deve dare ma deve anche chiedere – si è trasformato presto in
una lotta fra immaginazione e corpo, con la mia immaginazione che spingeva per
uscire e sollevarsi e il mio corpo che mi rimproverava, e faceva i capricci,
per riprendere peso. Ma quanto è scomoda questa poltrona? Mi fa male la
schiena, mi si sta addormentando la gamba! E questa mascherina quant’è odiosa!
Mi sembra di portare una museruola! Mi manca l’aria, mi sta salendo il mal di
testa, ecco che mi sta pulsando un occhio, è la prova che sta per partirmi un
vaso sanguigno, maledetta museruola! Oddio, devo riprendere fiato, mi serve una
pausa, fatemi alzare, non riesco più a seguire cosa dice… e se l’abbassassi
piano piano sul mento e mi prendessi una boccata d’aria, mi noterà qualcuno? Ma
non c’è storia, devo, o quello o vado in ipoventilazione! E così avremo due
poeti morti stasera, Pier Paolo Pasolini e Vitantonio Lillo, uno ammazzato dal
fascismo e l’altro dalla mascherina. Ma quella che mi scalcia dalla poltrona
dietro che vuole, starà soffocando anche lei? Madonna, meglio non pensarci, meglio
concentrarsi sulle parole… Ma qui mi sta venendo fame, sono due ore che Ascanio
parla di maritozzi nel caffè, di caciare e caciotte, di mangiarsi gli elefanti
del circo! E se comincia a brontolarmi lo stomaco si sentirà in sala? Ma come
fa a parlare così tanto senza incepparsi? Gli verrà mai sete? E il mal di gola?
Si scorderà le parole qualche volta? E con un corpo così piccolo, dove le terrà
nascoste?
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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sabato 14 maggio 2022
giovedì 6 agosto 2020
barzelletta
C'è un uomo che va a fare un provino per il circo. Prima di lui ce ne sono altri. Viene assunto quello che fa girare le palle, quello che addomestica i leoni e pure quell'altro che è capace a strappare i biglietti in velocità. Ma lui? Quando il padrone del circo lo interpella, risponde: "Io so fare l'uccellino". Il padrone del circo lo caccia. Uno che fa l'uccellino non serve.
E quell'uomo tristemente vola via.
(Ascanio Celestini, Barzellette, Einaudi 2019)
giovedì 15 agosto 2019
barzellette, di ascanio celestini
Lancio una suggestione su Barzellette, l’ultimo libro di Ascanio Celestini, pubblicato da Einaudi, che è appunto un’esaustiva raccolta di barzellette – 300 pagine – con la cornice della storia di un’amicizia, quella fra il capostazione di un’infima stazione terminale e il suo aiutante che gli racconta barzellette per far passare il tempo. Mi fa pensare tanto a un racconto di Flaiano che sta in Diario notturno in cui un capostazione annoiato sta in questa stazione persa nel nulla insieme al suo telegrafista – si parla dei primi anni ’40 – aspettando che succeda qualcosa, finché succede un disastro ferroviario. Ecco, magari la cornice di Celestini non c’entra nulla con la mia suggestione, ma il libro, con tutta la cinica fatalità delle barzellette mi sembra quasi un prologo a quel racconto.
Per quanto riguarda le barzellette vere e proprie, il loro tono è ovviamente discontinuo, passando dalla genialità fulminea di alcune al mero passatempo di grana grossa di altre, ma come avverte lo stesso Celestini il loro valore non sta nel dato estetico e neppure in quello propriamente comico, quanto in quello sociologico: soprattutto dove prevale l’anonimato del testo che può e deve farsi, attraverso il racconto, voce comune. In quell’anonimato, soprattutto, è anche possibile dare libero sfogo alle pulsioni più becere, oscure, infami, con risultati spesso crudeli ma divertenti, lì dove le barzellette si fanno politicamente scorrette, da quelle razziste a quelle sui pedofili:
– Amore, cosa significa la parola pedofilo?
E lui: – Che parolone difficile per una bambina di sei anni!
Ecco, in un romanzo, trovare una tale facilità di linguaggio creerebbe disagio, in una barzelletta è una semplice condizione. Eppure, va anche ammesso che delle centinaia di barzellette qui raccolte – forse perché trascritte perdono molta della loro leggerezza discorsiva – le più affascinanti per il lettore sono quelle che mostrano un sostrato più letterario più evidente. Il tal senso, le migliori risultano probabilmente quelle contenute nel quarto capitolo, tutto dedicato alla Russia di Stalin.
lunedì 12 agosto 2019
una vecchia barzelletta russa che dice esattamente come stiamo messi noi
Sono due vecchi reduci della grande rivoluzione. Raggiungono la saracinesca chiusa del magazzino e attendono l’apertura insieme a molti altri. Il compagno magazziniere legge un comunicato: – Compagni, è una grande vittoria della rivoluzione aver raccolto dei mandarini. Significa che il popolo sovietico può ottenere ciò che vuole col proprio impegno e le proprie capacità. Ma non ci sono mandarini per tutti. Perciò abbiamo deciso che le minoranze religiose andranno cercare altrove il cibo.
Quattro ebrei ortodossi coi capelli corti sulla nuca e i boccoli che s’allungano ai lati delle facce scavate dalla fame e dal freddo si allontanano borbottando, mentre il magazziniere torna all’interno del magazzino.
Riesce dopo un paio d’ore.
– Compagni, con solenne gioia vi annuncio che le casse piene di mandarini stanno per essere scaricate dai nostri camion, ma non ce n’è una quantità sufficiente per tutti i cittadini russi. Perciò ne distribuiremo solo ai membri del partito.
I normali cittadini restano per un attimo a bocca aperta, intirizziti per il freddo, si scuotono, voltano le spalle e se ne vanno irritati.
Per altre due ore il magazziniere nuovamente si assenta, ma quando fa ritorno ha in mano una lista.
– Ho qui nominativi dei compagni che beneficeranno di questo frutto straordinario che non è per tutti, ma solo per i reduci. Per coloro che hanno cambiato le sorti del nostro grande paese cacciando la tirannia degli zar e regalando il socialismo reale al mondo!
I giovani del partito se ne vanno imbestialiti, ma non possono ambire al possesso di quel piccolo frutto strappandolo agli anziani che hanno messo a repentaglio la loro vita per la grande rivoluzione.
Ivan è Boris sorridono. Il magazziniere con un cenno li fa avvicinare alla saracinesca. E quando sono da soli comunica a bassissima voce: – Oggi abbiamo dato una sincera gioia al nostro popolo che se ne sta tornando nella fredda dimora senza mandarini, ma con un briciolo di orgoglio in più. Purtroppo devo comunicarvi che mandarini non ce ne sono. Né per voi, né per nessun altro. Però confido nel vostro silenzio che non spezzi la piccola gioia che sta ora nel cuore dei vostri compagni.
I due vecchi si allontano lentamente, un po’ per la vecchiaia è molto per il freddo che hanno penato. Lungo la via del ritorno Boris dice a Ivan: – Hai visto gli ebrei? A loro va sempre meglio che a tutti gli altri.
(Ascanio Celestini, Barzellette, Einaudi Stile Libero, 2019)
domenica 11 agosto 2019
indovinello
Hai una pistola con due soli colpi in canna. Davanti a te ci sono un leone affamato, un grosso orso arrabbiato e uno scrittore in cerca di editore. A chi spari?
Ovviamente allo scrittore. Due volte!
(Grazie ad Ascanio Celestini per la dritta)
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