sabato 18 gennaio 2020

giallo n.2

Io sono fra coloro che hanno sempre creduto che quello di Pasolini fu un delitto italiano, cioè il risultato di un complotto teso a farlo fuori per quello che diceva e che sapeva. Questo anche perché, nella mia infinita ingenuità morale, ho sempre creduto che fossimo, alla fin fine, per quanto sostanzialmente fascisti nell’intimo, a destra come a sinistra, un paese migliore di come ci raccontiamo. Poi leggi – e negli ultimi tempi ne leggo troppe – tutte queste storie di ragazzini senza sentimento o giovani frustrati che quasi per gioco picchiano a sangue l’omosessuale di turno, seguendo la regola del branco, cioè in tanti contro uno perché a farlo in gruppo è più bello, e comincio a ricredermi. Forse, mi dico, quel delitto Pasolini fu davvero un semplice delitto omosessuale, o diversamente italiano, come hanno sempre sostenuto tanti altri, e sono io ad aver montato una ragione lì dove in realtà non c’è nessuna ragione, ma soltanto l’istinto delle belve; di chi crede cioè sia lecito, o addirittura naturale, far male a qualcuno, ammazzarlo, solo perché non ti piace com'è fatto.

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