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venerdì 24 marzo 2023

banca

Gli artigiani al lavoro mentre lucidano la targa della "Cassa Rurale e Artigiana" che sta alla base della "Banca di Credito Cooperativo" di Locorotondo. La Cassa Rurale, creata nel 1953 come banca dei contadini, è stata fondamentale nella trasformazione economica del paese che nel giro di un secolo è passato dell'estrema povertà di inizio 900 descritta da Bianciardi nei suoi diari all'odierna agiatezza di cui è testimone Lillo.


 

sabato 23 aprile 2022

felicità

Stamattina, ripensando a quella frase infelice ma tutto sommato sensata di Orsini, che si può essere felici anche sotto dittatura, ho ricordato mio nonno cresciuto nel fascismo, e anche lui è stato un uomo felice. Mio nonno era un contadino del sud, quindi era fascista e realista (cioè credeva al re e al duce) e una volta che gli chiesi del duce mi disse che da soldato, prima di finire prigioniero in Grecia (dove andò da conquistatore e finì conquistato), lo aveva anche incontrato (“un bell’uomo!” me lo descrisse). Mio nonno era un contadino senza diritti, a tratti disprezzato da mio padre e mio zio perché lavorava come una bestia da soma dall’alba al tramonto, senza mai ribellarsi al padrone, e se alzava la voce era solo per prendersela con mia nonna. E quando è morto, dopo una vita di lavoro, aveva una pensione vergognosa, eppure mio nonno è stato un uomo felice, davvero, perché la vita nei campi gli piaceva e credeva in Dio e in una vita dopo la morte in cui rifarsi. Non solo, mio nonno viveva in un paese talmente felice che qui al referendum votarono monarchia, ma la base politica del nostro borgo resta tuttora fascista. E solo quei tre o quattro infelici, ovvero socialisti e antifascisti, non se la passavano bene. Era un paese talmente felice il nostro che persino Bianciardi quando venne a viverci per qualche mese ne restò disgustato. Perché la verità è questa, si è felici solo a patto di ingoiare le cose, se appena appena ti si fermano in gola allora sei già condannato all’infelicità. E la colpa è tutta tua che non le accetti. Quindi, ripensando a Orsini, a chi comunque gli dà ragione e si lamenta con lui, mi verrebbe da chiedere: Ma perché dite che Orsini ha ragione e poi fate l’opposto di ciò che dice? Perché vi lamentate? Non siete forse vivi? Non respirate l’aria intorno? Non ridete di tanto in tanto? Non avete quel minimo di libertà che vi basta a essere felici? Che altro volete? Non vi basta la convinzione che in fondo avete ragione ma sarà la storia a fare giustizia per voi? Non è meglio restare in silenzio a guardare e stare sereni? Pensate che poteva andarvi peggio, potevate nascere nel paese di mio nonno, che a malapena sapeva leggere e di quelli come me, che scrivono, diffidava.

giovedì 2 agosto 2018

filosofia di bianciardi

“Non c’è solidarietà, solo omertà, cricca, mafia, società d’affari. E forse è sempre andata così… Perciò mi son fatto uno strato di pelo sullo stomaco, una memoria di ferro e marco. Per ogni gomitata che prendo, tengo in serbo un calcio nelle palle, e al momento buono lo do.”

venerdì 8 giugno 2018

la presunzione culturale

Ogni mattina, al risveglio, leggo poche pagine di un libro. Stamattina tocca a “Il lavoro culturale” di Luciano Bianciardi. A pagina 65 scrive: «Come forse lei sa, c’è oggi in Italia la crisi del libro». Era l’anno 1957. Vedi la presunzione, mi dico. Noi pensavamo di esserci entrati a testa alta nella crisi. Invece stava lì molto prima di noi e non ne siamo mai usciti, nemmeno cinque minuti, per vedere che aria tirava fuori.

domenica 20 maggio 2018

parole prestate a persone e libri inutili

supermarket

«Bianciardi! Allora la vita agra è finita! Sei arrivato al successo! Eccolo qua il successo, come un cantante contornato dalle ammiratrici a firmare autografi, bravo!» 
«Il successo è anche questo, ma non ce ne lamentiamo troppo, perché può succedere ben altro. C’è il supermercato!» 
Il supermarket, eccolo il massimo del successo, la cultura di massa: una massaia che compra il libro di successo insieme ai piselli e ai pomodori in scatola. 

[Bianciardi!, documentario di Massimo Coppola, 2008]

sabato 10 giugno 2017

la benda

Capita che dopo pranzo mi appisolo e sogno di venire investito da una betoniera sulla strada di casa. Nello scontro miracolosamente non mi faccio quasi nulla ma perdo l’uso dell’occhio destro. Così metto la benda da pirata come Bianciardi e tutti mi dicono che sono più bello e cattivo. Il fatto è che io per davvero ho cambiato carattere, sono diventato cattivo. E così, intanto che mi fate complimenti per la benda, io che sono cattivo faccio piani malefici per uccidervi tutti. State attenti!

lunedì 14 dicembre 2015

la guerra di luciano

Segnalo questo pezzo, scritto dalla figlia di Luciano Bianciardi e pubblicato su Cummerse, una rivista del mio bel paese, Locorotondo, dove pare Luciano si trovò a passare negli anni della guerra. Per leggerlo, vai QUI.