Stamattina incuriosito ho visto la lettura della lettera di Zelensky a Sanremo che tanto indignava alcuni, ma mi è sembrata francamente molto rumore per nulla, un po' retorica, ma la retorica e Sanremo sono un tutt'uno. Tanto è vero che quando su quel palco sale qualcuno che è uscito fuori dal sistema mentale della retorica, fosse anche perché è vecchio e se ne fotte, come Gino Paoli allegramente bevuto o la Vanoni, si sente puzza di vero ed è a tratti ingestibile, altro che la letterina. Ascoltandola, però, mi sono chiesto come andranno adesso le trattative fra Russia e Ucraina visto che il mediatore, Erdogan, è impegnato su altri fronti. Ho letto che da ieri in Turchia sono cominciate le purghe dei costruttori dei palazzi crollati col sisma. Più di cento arresti in un giorno. Alcuni di loro saranno stati inetti (esattamente come sono in Italia), altri andranno in galera senza colpe vista l'entità del disastro, ma serve qualcuno da usare come capro espiatorio per lasciar sfogare la rabbia sociale, ed Erdogan è uno dall'arresto facile, vedi la brutta fine che hanno fatto oppositori e giornalisti. A proposito. Ma saranno ancora vivi? O quelli che erano in galera, impossibilitati a fuggire, saranno tutti morti e sepolti sotto le macerie? Che brutto mondo mi dico. Dove si susseguono senza soste pandemie, terremoti, guerre, dittature, ci sono capi di stato che fanno più paura che bene, e noi quasi non abbiamo scelta, dobbiamo affidare le nostre vite a loro. E anche se non ci affidassimo a loro non sono sicuro che faremmo di meglio.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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domenica 12 febbraio 2023
martedì 7 febbraio 2023
snobismo
Io quest'anno boicotterò Sanremo, come del resto lo boicotto tutti gli anni almeno quanto boicotto il campionato di calcio e il festacchione di Capodanno, perché fondamentalmente non me ne frega un cacchio. Anche se resto umile nel mio snobismo e forse Gino Paoli lo vedo.
domenica 5 luglio 2020
martedì 11 settembre 2018
piero
”Piero era un egoista mostruoso, ma anche un genio. In quel momento l’RCA voleva il monopolio sulla musica e prendeva tutto quello che poteva valere. Io andai da Ennio Melis, dirigente, e mi disse: ma non c’è qualcuno, uno buono, che può valere? Sì, te ne porto uno io… bravissimo, straordinario, eccezionale! E gli raccontai della gran balle. Ma è affidabile? Come no! (Piero affidabile, buonanotte!) Allora arrivammo lì e cominciammo a parlare, lui bravissimo, perché era anche sano in quel momento. Facciamo un contratto, insomma gli feci avere, nel ’64, due milioni e mezzo, una cosa pazzesca d’ingaggio. Gli dissero: passa poi per i soldi, e lui, no no subito! Pretese subito i soldi. Prese i soldi. Uscimmo dall’RCA, Piero mi guardò e disse: Oh Gino, glielo abbiamo buttato nel culo. Prese i soldi, e sparì per tre anni.”
(Gino Paoli)
venerdì 15 giugno 2018
ieri ho incontrato mia madre
Ieri ho incontrato mia madre, singolo e brano di chiusura del terzo disco di Gino Paoli, è una delle più drammatiche interpretazione del suo primo periodo. Di lì a poco, infatti, Paoli si sparerà un colpo al cuore. Offre un bello spaccato della cultura musicale dell’epoca. Da una parte è accompagnato da un’orchestra diretta da Ennio Morricone: quella degli arrangiamenti orchestrali è una pratica desueta nell’odierna musica pop italiana – perché sono cambiati i gusti del pubblico ma anche per via dei costi elevati – eppure, facendosi l’orecchio, di una ricchezza e di una raffinatezza rari. Dall’altra soffre di un pesante intervento della censura: il titolo originale della canzone era infatti Ieri ho incontrato mia moglie e parlava, senza troppi fronzoli, della delicata situazione con Anna Fabbri quando Paoli si innamorò della giovanissima Stefania Sandrelli. Non ammettendo concetti come corna, separazione, e peggio ancora storie con avvenenti minorenni (com’era appunto la Sandrelli), la casa discografica propose a Paoli di modificare il testo, e come al solito fu la Mamma a salvare capra e cavoli, caricandosi sulle spalle il peso della buona, asessuata ma tanto pruriginosa, famiglia italiana. In quella nuova veste, Paoli portò la canzone a Sanremo nel 1964, dove tutti capirono tutto senza capirci un bel niente, dunque piazzandosi quarto.
sabato 26 maggio 2018
estinzione
Confesso di essere sempre più sfiduciato sul senso “politico” di ciò che faccio. Anche io, come tanti, sono convinto che le grandi rivoluzioni del genere umano siano frutto della cultura e non della politica. E anche io ho sposato a lungo la teoria del complotto, l’idea che la cultura venisse di continuo vessata e avvilita dalla politica perché togliendo la cultura alle masse era più facile controllarle. Invece, più vado avanti in questo mio lavoro “culturale”, più ne faccio esperienza concreta, e più mi convinco che non c'è nessun complotto. Semplicemente il nostro popolo ha avviato una rapida e irreversibile metamorfosi che lo sta trasformando in un branco di capre governate da altre capre. Il riferimento alla capra non viene da Sgarbi, ma a Landolfi e Saba. Questo mi addolorava, perché una capra è sempre una creatura di pena, destinata al macello. Eppure ieri Francesco Santoro ha detto una cosa assai acuta, che va preso atto che l’estinzione è parte integrante della natura, che anche noi ci estingueremo, e assumere questa verità è un gesto di maturità verso la vita.
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