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martedì 2 gennaio 2024

chet un poco loco

A riprova che la vita culturale nei paesi è sempre stata la stessa, pubblico questa foto scattata da Nuccio Chialà a metà degli anni ’80, in cui Nuccio immortala Chet Baker durante un concerto a Locorotondo. Stamattina Nuccio mi ha raccontato la storia di questa foto. «Oggi ci sono almeno 40 persone pronte a giurare che erano presenti a quel concerto, ma in teatro eravamo 8 o 9. In realtà prima del concerto c’erano circa 30 persone ad aspettarlo, ma lui fece un tale ritardo che alla fine rimasero in pochissimi. Il merito di quel concerto fu dei socialisti… i comunisti erano quelli nudi e puri, i socialisti erano più pratici, così i socialisti, per dargli una mano, avevano “adottato” questo musicista tossico e gli avevano organizzato una dozzina di date in Puglia che i vari comuni poteva acquistare gratuitamente. Il sindaco di allora, Michele Gianfrate, afferrò l’occasione al volo per prenotarsi una data. Il problema fu che la locandina riportava come orario di inizio le 19.00, che dal punto di vista del sindaco era una scelta giustissima, perché in un paese di provincia com’era Locorotondo negli anni ‘80, le sette di sera in inverno erano già notte! Chet Baker, invece, si presentò sul palco alle 21.30, quando nessuno lo aspettava più. Arrivò barcollando, accompagnato da una donna sui tacchi che non si reggeva in piedi. Fece una battuta sul fatto che era la prima volta che gli capitava di suonare alle sette di sera – anche se erano già le nove e mezza – poi suonò cinque pezzi, durante i quali ho scattato un paio di foto compresa questa dove si vede il “buco” sul polso, salutò e andò via».
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sabato 26 dicembre 2020

collima

 

Stamattina mi è venuto da ripensare a un poeta che un po’ di tempo fa, cercando di offendermi, dopo avermi scritto che ero scandalosamente superficiale, mi mandò il link a un pezzo di Chet Baker, una versione di “Estate” se non ricordo male, e subito dopo avermela mandata aggiunse “No, lascia perdere, non ascoltarlo, non ti collima!” intendendo che non avessi abbastanza sensibilità per cogliere la malinconica bellezza di un pezzo di Chet Baker, come invece poteva fare lui. Io, in tutta onestà, nella mia superficialità, più che per il pezzo mi sono stupito perché quella è stata la prima volta in vita mia che ho letto la parola “collima” in una frase e, forse per il suono, mi sono immaginato come una piccola altura, o una gobba, qualcosa che ti cresce addosso e che ciascuno di noi si porta dietro, come quando si dice avere il bernoccolo per qualcosa. Ecco, a me mi manca la gobba da Chet Baker. Lui mi piace anche, ma la sua tristezza non mi pesa.

martedì 6 dicembre 2016

born to be blue

Born To Be Blue. Film bello e triste senza mai eccedere in nessuna della due direzioni, e soprattutto senza patetismi. Proprio com'era Chet Baker. La parte più bella è quella in cui viene descritto il rapporto di Chet con suo padre, mentre Ethan Hawke come interprete è encomiabile, ma ogni volta che canta ti vien voglia di tornare ad ascoltare l'originale. Colonna sonora di alto livello, anche se il pezzo da leone, secondo me, lo fa Haitian Fight Song, di Mingus, a circa mezz'ora dall'inizio che descrive stupendamente il tormento di Chet dopo che gli hanno spaccato i denti e non può più suonare. Tutto sommato lo consiglio. Dopo Miles Ahead e prima di I Called Him Morgan, è il terzo film su trombettisti che fanno quest'anno, ed è anche il terzo in cui si parla di un periodo di morte apparente dell'artista (dovuto in buona parte alla dipendenza dalla droga), quando tutto sembra finito ed è invece solo l'inizio della dura lotta per ritornare in cima. Mi chiedo che succede. Evidentemente nel mondo c'è bisogno di resurrezione.

sabato 14 luglio 2012

oltre l'arcobaleno

1960. Chet Baker, in visita in Italia, viene trovato svenuto, in stato di overdose, nei bagni di una stazione di servizio a Lucca. Viene condannato a 16 mesi di carcere.
All’uscita, proprio in Italia, grazie all’interessamento di alcuni amici musicisti, riesce a registrare l’album del suo ritorno, Chet is Back!, uno dei migliori della sua carriera ma, nonostante il titolo, l’ultimo del suo periodo d’oro.
Comincerà adesso il periodo più maledetto della sua vita, il più irrequieto e disordinato, senza casa, senza meta, perennemente in giro per l’Europa e altalenante persino nell’arte, fra robaccia insulsa e commerciale, necessaria a far soldi per nutrire la scimmia, e improvvise impennate di genio, solo per se stesso.