venerdì 25 dicembre 2009

fantasmi del natale

Sapete, sarà perché sono uno scrittore e guardo il mondo con degli occhi particolari, ma penso che a volte può capitare di ritrovarsi in situazioni che, sebbene sembrino prese pari pari da un libro, ti accadono come se fossero le più naturali del mondo, con la differenza che noi, non essendo degli eroi di carta, spesso non sappiamo come comportarci e falliamo su tutta la linea nel cogliere le occasioni che il caso ci offre, con delle varianti da persona a persona, determinate dal grado di dignità che riusciamo a mantenere.
A me una cosa così è capitata poche ore fa, quando mi sono ritrovato, proprio come nel famoso Canto di Natale di Dickens, di fronte al fantasma del mio passato. E, per quanto mi fossi sognato questo incontro per mesi, pensando a una qualche sorta di rivelazione che avrei avuto o frase storica che avrei pronunciato o a una nuova magia che sarebbe scoccata fra noi, non è successo un bel niente. Mi sono ritrovato lì, davanti al mio fantasma senza nulla da dire e senza nessuna volontà di avere un contatto, abbracciarlo o sorridergli, fare anche solo un gesto che potesse fargli intendere come mi sentissi. In effetti non lo so neanch’io come mi sentivo, i fantasmi sono brutte creature anche per questo. Di una cosa però sono sicuro. Non mi ha cambiato né in meglio né in peggio. Mi ha solo turbato e tanto, ma senza vere rivoluzioni.
E il punto è proprio questo: a che serve rivedere un fantasma se l’incontro non si trasforma in nient’altro che un semplice scambio di saluti? Dickens su questo è stato chiaro e aveva ragione secondo me. Il tormento interiore che necessariamente comporta la prova a cui ci si sottopone deve avere come risultato la possibilità di migliorarsi, di poter sciogliere dei nodi per giungere a uno stato più alto di consapevolezza e quindi a un momentaneo sollievo se non proprio a uno stato di felicità. Altrimenti non ha senso farsi tutto questo male. Meglio restare un po’ più poveri ma ignari di quanto è profonda la nostra infelicità. Così la prossima volta, se mi ricapita, credo che dovrò impegnarmi di più oppure evitare l’incontro. E intanto mi chiedo cos’ha provato il fantasma in questione a rivedermi perché in fondo, mi dico, sono stato il suo fantasma reciproco.



And no one knows where the night is going
And no one knows why the wine is flowing
Oh love I need you I need you I need you I need you
Oh I need you now

6 commenti:

p. ferrucci ha detto...

Meglio restare ignari di quanto è profonda la nostra infelicità, è vero. Io, quando incontro il fantasma del mio passato, gli sputo in faccia, purtroppo. E poi vorrei non vederlo più.
Ad ogni modo buon Natale, Lillo.

lillo ha detto...

buon natale! :)

PERLA NERA ha detto...

Io faccio un po' come succede in alcuni vecchi film horror, tengo le ombre sui mobili come portafoto e me ne scordo. Finiscono con l'avere la stessa dimensione degli oggetti. Capita solo che nessuno vorrà entrare nella tua casa senza averne un po' di timore.
E così mi vedrai scacciare le foglie in una ventosa e fredda mattina d'autunno e non capirai perchè...bisogna essere folli per sopravvivere!

agatathecat ha detto...

e allora sottoscrivo Dickens..
purtroppo non tutti hanno la fortuna di rivedere i propri fantasmi..magari per non vederli mai più.. ;)

auguri ha detto...

auguri, Antonio !

(il mio fantasma vive in Giappone e per una volta mi sento fortunato :-)

lodolite ha detto...

devi avere pazienza, questi eventi vanno metabolizzati, vedrai che la consapevolezza prenderà la sua forma o il suo colore.
ciao simona