Ho passato la giornata coi vecchi che aspettano la morte alla fermata del bus. Siedono sulle panchine davanti alla farmacia, in piazza, e per ingannare il tempo fanno la conta di chi passa, senza distinzioni, ragazzini brufolosi per cui tutto è ancora ritardo e non una corsa mancata, o belle matrone dai fianchi ondeggianti che i vecchi fissano senza vergogna e chiamano cavalle con le voci cavernose di chi ha già un piede nella fossa. Una volta si contendevano la fermata con gli operai di turno all’Ilva, e si perdevano con loro, nell’attesa della corsa, in gare di fumate e di scatarri. Oggi, con gli scioperi e i licenziamenti, sono gli unici a restare qui, sbadigliando, il tempo scorre un po’ più lento anche per loro. Se gli parli di questa nuova solitudine, sollevano le spalle rassegnati: “Eh, ne abbiamo viste tante!”