Di giorno è più facile far finta di niente ma di sera no, di sera c’è il buio e la tastiera e tutta questa voglia di dire che trabocca. Non sto bene, è ovvio. Per quanto mi sforzi di negarlo i sintomi sono evidenti. Sono distratto, sempre con la testa per aria, mai del tutto felice. Bevo troppo. Sono fiacco, debole. Ho l’ansia addosso, in corpo, esattamente fra petto e gola, come una mano che stringe e ti toglie il fiato. Respiro a fatica, ho voglia di piangere. Faccio sogni a occhi aperti. L’ultimo riguarda un palazzo in costruzione qui di fronte. M’ immagino come sarebbe facile arrampicarsi sulle impalcature e gettarsi di sotto. Una mia vecchia fantasia che a volte ritorna. Sta tornando infatti. La depressione dico, la sento strisciare in me. Respingerla finora non è servito. I miei problemi di cuore poi non aiutano. Ma è una cosa più grande. Ogni due o tre anni ritorna. Comincia attaccandomi dallo stomaco e poi sale su su fin nella mia testa. Mi travolge come un'onda. Mi distrugge e mi ricrea, ogni volta. Succede sempre alle soglie dell’inverno. Chiudo i ponti col mondo, mi chiudo in casa per non vedere nessuno, non rispondo nemmeno al telefono e do di matto per un po’. Poi torno normale, se mai lo sono stato. Eppure un po' cambiato. Ogni volta più solo, provato, creativo anche. E in ogni caso “socialmente” inutile. Ma quanto può durare un inverno così?