Mi chiama ieri la figlia di una mia amica per chiedermi informazioni su un vecchio cantante che ha sentito da una sua amica e visto che io ascolto musica molto vecchia di sicuro lo conosco. Le dico: Va bene, come si chiama? E lei: Elvis... Elvis Presley? dico io. No, più vecchio. Come più vecchio? Sì, fa jazz. Elvis che fa jazz? Mi canticchia il pezzo che le piace. She. Elvis Costello! dico io. Quello, sì. Ma Elvis Costello è un cantante punk. Come punk? (dubita di me o del punk?) Vabbe' fa nulla, tanto è morto. Ma no che non è morto, avrà 60 anni. Ma sei sicuro?, cantava una cosa jazz. Ma che c'entra? Vabbé dai, fa nulla, però mi piace quel pezzo. Sta nella colonna sonora di un film con Julia Roberts. Ah, capito! Poi ti passo il link e qualcos'altro, ok? Va bene, grazie, le cose più belle per favore. Niente punk! Va bene (si vede che dubitava del punk). Le linko alcuni pezzi un po' più commerciali dell'ultimo Costello più altri da un disco che a me piaceva alla sua età, a fine anni '90. Il disco, bellissimo, è suonato da un quartetto d'archi e i testi sono composti da lettere d'amore e d'odio: The Juliet Letters. Secondo me le piace. La risento poco fa. Allora, ti è piaciuto Elvis Costello? Veramente no, l'ho trovato noioso. Come noioso? Sì, pesante. Basta, io mi arrendo. Come mi sento vecchio adesso, nessuno lo può capire.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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martedì 30 maggio 2017
domenica 20 giugno 2010
lunedì 5 ottobre 2009
l'inverno è ancora lungo e il cielo troppo lontano
Di giorno è più facile far finta di niente ma di sera no, di sera c’è il buio e la tastiera e tutta questa voglia di dire che trabocca. Non sto bene, è ovvio. Per quanto mi sforzi di negarlo i sintomi sono evidenti. Sono distratto, sempre con la testa per aria, mai del tutto felice. Bevo troppo. Sono fiacco, debole. Ho l’ansia addosso, in corpo, esattamente fra petto e gola, come una mano che stringe e ti toglie il fiato. Respiro a fatica, ho voglia di piangere. Faccio sogni a occhi aperti. L’ultimo riguarda un palazzo in costruzione qui di fronte. M’ immagino come sarebbe facile arrampicarsi sulle impalcature e gettarsi di sotto. Una mia vecchia fantasia che a volte ritorna. Sta tornando infatti. La depressione dico, la sento strisciare in me. Respingerla finora non è servito. I miei problemi di cuore poi non aiutano. Ma è una cosa più grande. Ogni due o tre anni ritorna. Comincia attaccandomi dallo stomaco e poi sale su su fin nella mia testa. Mi travolge come un'onda. Mi distrugge e mi ricrea, ogni volta. Succede sempre alle soglie dell’inverno. Chiudo i ponti col mondo, mi chiudo in casa per non vedere nessuno, non rispondo nemmeno al telefono e do di matto per un po’. Poi torno normale, se mai lo sono stato. Eppure un po' cambiato. Ogni volta più solo, provato, creativo anche. E in ogni caso “socialmente” inutile. Ma quanto può durare un inverno così?
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