mercoledì 24 marzo 2010

lou reed e l'amore - rachel

È Lou Reed stesso a svelarci come conobbe Rachel. La incontrò nell’autunno del 1974 in un bar di New York e se ne innamorò a prima vista, poi la abbordò e se la portò a casa per fare delle cose a tre con la donna con cui conviveva. La donna se ne andò e Rachel rimase. A testimonianza di quest’incontro ormai mitico restano varie interviste e alcune canzoni, fra cui Crazy feeling su Coney Island baby del 1976 e la prima parte della suite di Street Hassle.
Ma gli aneddoti sulla coppia Lou-Rachel sono così tanti che ci si potrebbe scrivere un libro intero. Uno dei preferiti di Lou riguarda il periodo in cui si chiusero nel Gramercy Park Hotel per permettergli di scrivere e registrare Coney Island baby, l’album del suo rilancio commerciale dopo che, in un impeto di orgoglio artistico, aveva dato alle stampe nel 1975 Metal Machine Music, più di un’ora di sola chitarra distorta: per molti un capolavoro assoluto, per altri semplicemente inascoltabile. In questo aneddoto una mattina la cameriera entrò in camera senza sapere che Lou e Rachel erano a letto. La cameriera entrò, vide Rachel, quella che riteneva la “signora Reed” nuda e cominciò a lanciare una serie di urletti sconvolti prima di scappar via dalla stanza. Reed rise per giorni al ricordo di quella scena. Il fatto è che Rachel in realtà si chiamava Tommy ed era un bellissimo travestito. Aveva sangue per metà indiano e per metà messicano, la pelle scura, era silenziosa e forte, capace di tener testa persino alle intemperanze di Lou, che in quegli anni per molti erano davvero insopportabili, a causa della droga che acuiva in lui la crudeltà e il cinismo. Questo, disse poi Reed, non succedeva con Rachel perché lei era cresciuta per strada, era stata in riformatorio e poi in prigione, insomma aveva la pelle dura (e le palle, aggiungerei io). Lei gli rimaneva sempre e comunque accanto, non parlava quasi, e gli offriva amore incondizionato e una spalla a cui appoggiarsi nei momenti di smarrimento. Non stupisce che, al di là dei suoi disturbi comportamentali tipici di un drogato forte, anche lui fosse del tutto preso da lei. A questo amore senza confini Lou dedicò uno dei suoi album più romantici e sinceri, Coney Island baby, in cui, come ammise in seguito, ritrovò dopo anni l’entusiasmo per la forma semplice e perfetta del rock’n’roll: tre accordi, due chitarre, basso e batteria.
La maggior parte delle canzoni dell’album sono sentite dichiarazioni d’amore a una persona, Rachel appunto ma anche, più sottilmente, a un mondo, quello della fauna da bar dei bassifondi da lui molto frequentati in quegli anni, come si avverte soprattutto in pezzi come Kicks o Charley’s girl. A parte ciò la canzone più importante dell’album rimane la title track, un pezzo doo-wop recuperato dall’adolescenza di Reed e completamente riscritto per l’occasione, in cui Lou rivede tutta la propria vita alla luce di quell’incontro fondamentale. Coney Island baby è lenta e avvolgente, meravigliosamente romantica, e se quando uscì venne in parte paraculata per i suoi riferimenti omosessuali, in breve si impose come un inno alla “gloria dell’amore” e non solo per il movimento gay di New York.



L’amore di Lou e Rachel durò tre anni, né si conoscono i motivi della rottura. Si potrebbe dire che le storie nascono e muoiono di continuo. Se non fosse che quando si parla di un artista c’è sempre il rischio che queste storie vengano poi sublimate nella sua opera. Così successe anche per la fine del loro rapporto. All’inizio furono pochi pezzi, sempre nello stile “classic rock” di Coney Island baby, cose come Wait o Slip away, che poi divenne la terza parte della suite di Street Hassle, del 1978, in cui Reed lamentava la perdita della persona amata. Fu il suo produttore Clive Davis a suggerirgli, ascoltando i due minuti di Slip away di allungare il pezzo perché aveva delle potenzialità. A quello che ne sappiamo noi dalle cronache, Reed gli rispose piccato qualcosa come: “Ma che cazzo ne capisci tu di musica, pezzo d’idiota ignorante, ecc…” poi andò a casa, si mise alla macchina da scrivere e allungò il pezzo, trasformandolo in una suite per archi e chitarra elettrica e trasportando il sentimento di confusione e rabbia per la fine del suo grande amore in un oscuro racconto di strada alla Raymond Chandler. Il racconto è diviso in tre parti. Nella prima viene riscritto in maniera piuttosto sensuale il loro primo incontro nel bar con una modifica significativa: nella storia raccontata da Reed adesso è lei che adesca lui. Nella seconda parte interviene un terzo personaggio (sempre interpretato vocalmente da Lou): l’affittacamere di un albergo a ore che, dopo quella che viene descritta come una morte per overdose, quella di lei, consiglia al ragazzo protagonista del racconto di sbarazzarsi del corpo trasportandolo verso la strada e lasciandolo lì, in modo che qualcuno lo investa e sembri solo un altro “incidente stradale” (Street Hassle appunto). In questa parte della suite il cinismo di Reed arriva a punte altissime quando l’affittacamere, cercando di consolarlo, definisce qualsiasi rapporto d’affetto come una malasorte: “bad luck”.
A questo punto, dopo un assolo di chitarra, interviene il coro, come nelle tragedie greche. Questo coro è interpretato da Bruce Springsteen. Il nuovo cantore delle strade d’America stava registrando nello stesso studio di Lou Reed, al piano di sotto, e venne intercettato da questi apposta per recitare poche semplici strofe, che sottolineassero la verità della canzone e l’amarezza della vita e come in fondo “la vita sia piena di canzoni tristi”. A questo coro si attaccano finalmente i due minuti composti in origine, a caldo, da Lou. Sono i più sentiti del pezzo, quelli cantati col cuore in mano e con la voce che trema di dolore e pianto. Come abbiamo già detto altrove, raramente Reed è così diretto nell’esprimere i suoi più intimi sentimenti. “L’amore se n’è andato, portando via i miei anelli dalle dita” canta Lou ed è come se dicesse: “portandosi via tutte le promesse che mi ha fatto”. È commovente. Mai più Reed si aprirà così tanto (emotivamente parlando) in una canzone. E proprio per questo, e per l’altissima qualità musicale e narrativa del pezzo, per molti Street Hassle rimane il suo capolavoro assoluto come artista, se non proprio come autore di canzoni.



L’amore se n’è andato
portando via i miei anelli dalle dita
e non c’è altro che mi sia rimasto da dire
ma oh quanto, oh quanto ne ho bisogno
ritorna amore, ho bisogno di te amore
oh per favore non fuggire via
ho bisogno di te così tanto da star male
per favore non fuggire via

Negli anni ’80 poi, quando Reed si fu del tutto disintossicato e cercò di indirizzare la propria poetica verso nuove forme di intimità domestica, in parte rinnegò questo amore, di sicuro non ne parlò mai più senza una certa difficoltà. Certo è possibile che tutto questo fosse più il risultato della negazione di una grande sofferenza che non di un passato “imbarazzante”. Fatto sta che in Heavenly arms, bellissimo pezzo del 1982, scritto per la nuova compagna Sylvia Morales, a un certo punto canta: “solo una donna può amare un uomo” che superficialmente può sembrare un riempitivo, se non fosse che qui si parla di Lou Reed, uno dei più grandi scrittori rock, e quindi è facile pensare che non sia un verso casuale: sembra più una dichiarazione di intenti. Ed è anche vero che spesso, in seguito, nelle interpretazioni live della suite l’ultima parte scomparirà del tutto e la canzone si fermerà sempre a quell’oscuro “bad luck”. Di Rachel, così come per la terza parte della suite, dopo la storia con Lou non si seppe più nulla. Di lei ci restano soltanto, come prove della sua esistenza, alcune foto con Lou di cui una si intravede sulla copertina di un disco (quello in alto, sotto il titolo) e il suo nome pronunciato alla fine di Coney Island baby. Nient’altro. Qualcuno racconta che sia morta di AIDS nei primi anni ’90. E qualcuno sostiene che fra le tracce di Magic & Loss, del 1992, il disco più bello e maturo di Reed, quello dedicato alla morte degli amici e a come affrontare il senso di perdita che ne viene, almeno una traccia sia dedicata a lei. Ma su questo Lou non si è mai espresso.

7 commenti:

albafucens ha detto...

l'amore è un po' bizzarro e volubile e a volte si allontana solo un po' non sparisce mai del tutto, l'importante è lasciare l'uscio aperto perchè possa entrare quando decide di far ritorno
un abbraccio

giardigno65 ha detto...

LO SAI CHE CLICCANDO SUL VIDEO COMPAIONO TRE FANCIULLE CHE TI INVITANO A FLIRTARE !!!

altro che bizzarrie !

difficile fermare chi ha desciso di scappare...

lil ha detto...

eh lo so, ma la pubblicità erotica ormai è dappertutto!!! pure nei miei sogni, cazzo!

poi son d'accordo con giardigno, molto difficile fermare chi vuol solo andarsene... non c'è MA che tenga...

Francine ha detto...

Hey honey.
Take a walk on the wild side.

lodolite ha detto...

le parole della canzone sono bellissime...altro non so.

qui imparo sempre qualcosa.
grazie per il regalo.
ciao simona

marina ha detto...

ma questo è un vero e proprio saggio!
grazie, per parole e musica
marina

modesty ha detto...

pale blue eyes.
forever!

love, mod