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giovedì 30 agosto 2012

illusioni

Ogni domenica, da tre anni, ogni volta che vanno a trovare gli zii, Mirco viene sottoposto all’esame della ciccia da suo zio, un uomo corpulento, grande per tre volte Mirco.
Lo zio gli si avvicina con un ghigno dispettoso, gli afferra, tentando con la mano, la pancia che gonfia la maglietta, e gli dice: “Eh, non ci siamo mica! Ti stai allargando ancora!”
Mirco ogni volta gli ripete che non è vero, sono tre anni che non aumenta di peso ed è sempre uguale sulla bilancia, ma lo zio continua a ghignare: “Ti stai illudendo bene, caro mio! Le illusioni, sono quelle a dimagrirti!”
Ma Mirco non capisce. Ha sempre pensato che le illusioni ingrassino e rendano morbida e piacevole la vita, ma a questa cosa che invece la rendono magra non ci arriva.

venerdì 6 gennaio 2012

grasso

Per tutti gli amici interessati sabato 7 gennaio alle 19 su Radiotre, durante la trasmissione Il Cantiere, la Compagnia teatrale Tintin presenterà Grasso, di Antonio Lillo, con Elisa Gestri. Montaggio audio di Michele D’Onofrio, regia di Elisa Gestri e Michele D’Onofrio.

"Grasso è la trasposizione radiofonica di un omonimo racconto di Antonio Lillo. La storia, più ancora che sull’obesità (come si potrebbe facilmente presumere dal titolo) affronta il tema della solitudine e dell’infelicità infantile, del dramma di una crescita a confronto col cinismo o con la faciloneria amorale dei grandi, osservata dal punto di vista di un bambino la cui visione, tutto sommato ottimistica o romantica della vita, viene prima negata e poi schernita proprio dalle due istituzioni che maggiormente dovrebbero tutelarla, coltivarla, e cioè la famiglia e la scuola.
L’orrore insito nel racconto è determinato proprio dal fatto che ciò accade non per cattiveria ma per eccesso d’amore, eccesso che tende ad assumere delle deformazioni talvolta mostruose o grottesche, altre inutilmente crudeli, fino a compromettere del tutto la sanità del piccolo, che da un certo momento in poi non riesce più ad accettarsi così com’è, perché ha cominciato a filtrare il proprio sguardo attraverso quello critico degli adulti.
Lungi però dall’essere un racconto didascalico, ciò che lo contraddistingue è proprio la freschezza narrativa, determinata dal punto di vista utilizzato che, assumendo la fisionomia del bambino in oggetto, non esprime mai giudizi ma tende semplicemente ad esporre i fatti così come li ha recepiti, come per darsi e per dare una spiegazione (ma non una soluzione) all’attuale disagio esistenziale.
Proprio per questo il modello di riferimento appare quello autoanalitico ma sempre paradossale e ironico di matrice sveviana. E la performance di Elisa Gestri presta voce al suddetto sfasamento di una vita attraverso un trattamento che tende a evidenziarne il lato più marcatamente sardonico."