Siccome l’altro giorno si parlava con un altro editore della bellezza della poesia come cosa perfettamente “inutile”, mi stavo oggi chiedendo a cosa paragonarla. Sarebbe troppo facile, e volgare, pensare alla defecazione, tanto più che la defecazione è cosa perfettamente utile alla funzionalità del corpo, utilissima anzi, quindi si può tranquillamente dire che scrivere poesie è qualcosa di ancora meno significativo che andare di corpo. L’immagine migliore che mi è venuta in mente l’ho avuta oggi, mentre ero bloccato in fila in posta per spedire un libro. Ecco, scrivere poesie oggi in quanto attività perfettamente “inutile” è come farsi un paio d’ore di fila in posta coi pensionati, mentre cerchi di consegnare il tuo messaggio a qualcuno – chi te lo ha ordinato non si sa, non il medico, non l’imperatore – senza sapere se chi lo riceverà lo leggerà, e comunque pagando le spese di spedizione, e immaginando il giorno in cui sarai nell’altra fila, fra i vecchietti che aspettano di percepire un magro risarcimento prima che sia tardi. Ecco la bellezza della poesia sta tutta lì, nell’immaginare di arrivare fino allo sportello e invece di pagare tu una somma per spedire il libro, pretendere di essere pagato per essergli sopravvissuto.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
martedì 1 agosto 2023
lunedì 16 gennaio 2023
messaggi dagli amici
Poco fa leggevo il post di una autrice giustamente contenta per i messaggi creativi e pieni di affetto che le scrivono i suoi amici. Tutto questo mi ha fatto pensare ai messaggi che i miei amici scrivono a me. Cose come: "Ciao Lillo, come stai?" che hanno una certa formalità ma sono pur sempre una dimostrazione di affetto. In verità, a un certo punto me lo hanno scritto così tante persone diverse "Ciao Lillo, come stai?", tutte nello stesso momento, che ho cominciato a immaginare (stavo leggendo Philip K. Dick) che ci fosse in giro un nuovo virus per cui sospettavo che se avessi risposto con un semplice ed educato "Bene, grazie" avrei innescato una sorta di codice attraverso cui mi avrebbero rubato i dati dal telefono. Così ho cominciato a rispondere: "Qui tutto va male" e quando lo scrivevo i miei amici si preoccupavano davvero.