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venerdì 18 febbraio 2022

pettegolezzi

Leggo in questi giorni Conversazioni con Billy Wilder, libro intervista scritto da Cameron Crowe (Adelphi) e mi accorgo di come molte delle maldicenze che girano su Humphrey Bogart intorno al film Sabrina nascano da queste pagine. In sostanza Bogart, che era un alcolista con una tremenda paura di invecchiare, si lamentava di venire poco considerato sul set per via dei suoi rapporti con Audrey Hepburn: i due si detestavano a pelle. Wilder, che riconosce il talento di Bogart ma era amico intimo della Hepburn, nella sua autobiografia maltratta Bogart raccontando particolari che vanno dal pettegolezzo (Bogart, rivela, sputacchiava quando parlava) all’accusa di essere un antisemita, anche se poi aveva sposato l’ebrea Lauren Bacall. Che Bogart fosse antisemita io non l’ho mai letto altrove, quindi presumo fosse un’idea tutta di Wilder, ma questa la dice lunga su quanto fossero tesi i loro rapporti. Wilder fra l’altro si attribuisce la colpa di aver dato il via alle ostilità, quando rammenta che durante un piccolo ricevimento dato per festeggiare il primo giorno di riprese del film si fosse dimenticato di invitare proprio Bogart. Lui la giustifica come una svista, ma come fai a dimenticare il coprotagonista del tuo film? Bogart la prese male e disse che era in atto una congiura contro di lui, considerato anche il fatto che la Hepburn e William Holden, il terzo protagonista (anch’egli amico intimo di Wilder), erano amanti. Ma Wilder nell’autobiografia dice che questa tresca – confermata dalla stessa Hepburn – era un’assurdità a cui non credeva e che Bogart, che oltre a essere antisemita era anche pazzo, si era inventato tutto. Povero Bogie.

venerdì 31 luglio 2015

pettegolezzi

Alla fine, giuro, mi importa solo dei pettegolezzi. Han voglia Pavese e Majakovskij ad invitarci a non farne: io li trovo irresistibili. Il condominio, checché ne dica lo straordinario Maestro Sebastiano Vassalli (il più grande tra gli scrittori italiani degli anni Ottanta-Novanta e dei primi tre lustri del Duemila) è un calderone di storie grandiosamente minime. Storie che fanno a braccio di ferro con la Storia o che – servilmente – la assecondano. Cattiverie sublimi, altruismi sorprendenti, meschinità esemplari. Sesso, violenza, invidia, gelosia, denaro: ovvero cibo per la narrazione. Omero raccontava queste cose. Lo sguardo dello scrittore ha da essere asimmetrico, schizofrenico: un occhio guardi la Storia, questa malinconica e tragica vicenda che travolge l’umanità. L’altro occhio spii dal buco della serratura lui, lei ed io tra di voi, la zia smutandata, la sora Lella, il sor Gervasio, monsù Erminio, madamìn Teodora.
Ma anche se non scrivete, anche se non frequentate, neppure da lettori, la pagina scritta, fateli, i pettegolezzi. Se no di cosa si vive? Di metafisica? Per l’amor di Dio. Spettegolate, con arte. Perché di arte si tratta: tagliate, cucite. A me certi pettegoli portano in cielo. Oltre le nubi del Caffè Lavazza. Ama il mondo, il pettegolo. Lo adora. Chi, invece, non sa né di questo né di quello e tira via dritto per la strada inseguendo pensieri distanti è peggio di un assassino, di un mostro. Si nutre di se stesso, pratica l’autocannibalismo. La sua è una storia di legno, disumana. Fosse anche la persona più caritatevole finirebbe ugualmente all’inferno. Perché se non ti interessano i fatti degli altri, le loro vite, cosa sei? Un cuore di legno, un Mississippi secco.

[Gianni Priano]