Quando Antonio Porta scrive in Yellow che “per essere veramente poeti occorre una intelligenza sovrumana”, è vero che fa un po’ lo sbruffone, però bisogna stare attenti alla parola che usa, a quel “sovrumana” che rimanda chiaramente a Leopardi: allora, ti accorgi, cambia tutto. Non è più un “io poeta sono più intelligente di te”, ma un “io poeta vedo e sento cose che stanno chiuse in quei sovrumani spazi e interminati silenzi”, capacità che qualcuno potrebbe anche definire un sentimento della morte. Una sorta di perspicacia, insomma, al limite della follia, del nulla infinito nascosto dietro ogni cosa, che è sì un po’ un atto da sbruffone, ma anche la dichiarazione di una condanna a tenere sempre gli occhi costantemente fissi su quella visione terrificante.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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sabato 3 febbraio 2018
lunedì 11 luglio 2011
una poesia di antonio porta
Con questa lingua aerea
che non vuol farsi corpo
che non diventa dura abbastanza
per penetrarti come meriti,
puttanapoesia,
per farti inginocchiare
e dire la verità
che per essere veramente poeti
occorre un’intelligenza sovrumana.
(da Yellow, Nuovo diario, 16.9.1986)
che non vuol farsi corpo
che non diventa dura abbastanza
per penetrarti come meriti,
puttanapoesia,
per farti inginocchiare
e dire la verità
che per essere veramente poeti
occorre un’intelligenza sovrumana.
(da Yellow, Nuovo diario, 16.9.1986)
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