Sapete, a chi vive in un paese piccolo come il mio capita spesso che la sera non sai che fare e allora ci si ritrova tutti al bar, quello delle foto qui sotto, a parlare. E a furia di parlare sempre con le stesse persone si finisce alla fine per tirare fuori gli argomenti più idioti. Argomento dell’altra sera, ad esempio, è stato (precise parole di Andrea): “Ma secondo voi il Lillo è un tombeur de femmes?” Una proposta doverosa, dicono, e derivata dall’incredibile numero di appuntamenti e facilità di abbordaggio che dimostrerei di continuo. Ho cercato di oppormi alla discussione, giuro, perché odio che si parli così dei cazzi miei in pubblico. Ma non c’è stato nulla da fare. Quando partono queste discussioni, il soggetto delle stesse viene regolarmente ignorato o zittito e più si dibatte, più viene paraculato. Così alla fine mi sono messo in un angolo zitto, sperando che il mio totale immobilismo li ispirasse a lasciarmi perdere. Invece si sono messi lì a sviscerare tutto quello che sapevano di me, per usarlo come esempio di questa o di quella teoria ma in realtà con l’unico intento di mettermi in imbarazzo. Mi sono sorbito battute, battutacce, sberleffi, pizzicate e pure qualche schiaffo dietro la nuca ma così, per simpatia, finché alla fine dell’analisi è venuta fuori l’illuminante realtà: “No, Lillo non è un tombeur de femmes, perché non è abbastanza figlio di puttana!” Bella scoperta, ho concluso io.
Non fosse altro che tutti questi appuntamenti e abbordaggi alla fine non portano mai a niente, niente più di una, massimo due serate, una settimana, salvo che poi tutte, tutte dico, tornano per dirmi che non vogliono perdermi di vista, che per loro sono unico e prezioso, che le ascolto come non fa nessun altro, e insomma: “Possiamo rivederci ma solo per parlare?”. La vecchia storia dell’amico perfetto. Il che, però, da un po’ mi ha messo in allarme. Ho cominciato a interrogarmi e a interrogare i miei amici sulla natura di questi strani ritorni, per capirci qualcosa.
E gli amici hanno parlato chiaro e tondo. Roberto, più tecnico, dice che vi è in me un eccesso di lato femminile, che se da una parte mi rende subito simpatico alle donne, le attira, dall’altro le indirizza poco dopo verso la bell’amicizia. Ale, più diretta, mi ha detto: “Lillo, le donne sono masochiste e totalmente irrazionali! Tu ti apri troppo, le rispetti, le tratti come se fossero dee in terra e quelle magari cercano solo uno che le faccia piangere un poco, che le tratti un po’ da puttane, così possono scoparselo e poi lamentarsi di come sono state trattate male dallo stronzo di turno, quando lui non si fa risentire! Si rispettano le amiche, Lillo! Quelle che ti interessano le devi trattare male!” E su questo non aggiungo nulla perché più chiaro di così si muore, e a parlare è stata una donna, quindi credo che, a meno che non pensiate che sia matta, comunque rappresenta tutta una tipologia.
Ieri sera, quando ne ho parlato con Dani, che è una donna pure lei ma ha un punto di vista e un carattere molto diversi da Ale, mi ha detto che in effetti in me c’è un eccesso di attenzioni, a volte. Che siccome credo giusto e bello richiamare una donna se mi piace, se ci sono stato bene o anche solo se ho voglia di sentirla e non la vedo da un po’, mi aspetto che anche la donna in questione lo faccia con me. E ci rimango male se invece questo non succede. Il punto, mi diceva Dani, è che non è detto che una donna abbia le tue stesse esigenze, magari dà per scontato che se mi piaci basta questo, io lo so e tu lo sai e non c’è bisogno di altre conferme. Soprattutto quando non ti ama. Così quando mi serve vederti, ti chiamo. Altrimenti no. Punto. Per me no invece, non funziona così, per me è importante sentirsi con regolarità, è un’esigenza. Insomma credo sia il mio lato femminile che però, a questo punto, ritengo sia del tutto sballato.
La migliore però me l’ha detta Marina stasera. Eravamo fuori insieme e mi dice, confrontandoci su alcune storie passate: “Lillo, l’importante è non diventare mai oggetto della pietà di lei. È brutto per lei che magari ti vuol anche bene ma non ricambia i tuoi sentimenti, per te che sei migliore di così e hai una tua dignità, e pure per i tuoi amici che ti stanno accanto per darti una mano e si sorbiscono le tue lamentele folli!” Mi ha aperto gli occhi, giuro. Altro che tombeur de femmes!
Che dire, imparerò dai miei errori, anche se non so ancora bene come. Magari mi faccio un uomo, ho pensato. Oppure, più seriamente, non chiamo più nessuna e basta. Sto a casa e aspetto che mi chiamino loro, se ci tengono. Così risparmio anche, che sono sempre al verde! A meno che, ovvio, non abbia un'estrema necessità di lei: “Prontooo?” “Scusi, mi servirebbe un’idraulica!”
Non fosse altro che tutti questi appuntamenti e abbordaggi alla fine non portano mai a niente, niente più di una, massimo due serate, una settimana, salvo che poi tutte, tutte dico, tornano per dirmi che non vogliono perdermi di vista, che per loro sono unico e prezioso, che le ascolto come non fa nessun altro, e insomma: “Possiamo rivederci ma solo per parlare?”. La vecchia storia dell’amico perfetto. Il che, però, da un po’ mi ha messo in allarme. Ho cominciato a interrogarmi e a interrogare i miei amici sulla natura di questi strani ritorni, per capirci qualcosa.
E gli amici hanno parlato chiaro e tondo. Roberto, più tecnico, dice che vi è in me un eccesso di lato femminile, che se da una parte mi rende subito simpatico alle donne, le attira, dall’altro le indirizza poco dopo verso la bell’amicizia. Ale, più diretta, mi ha detto: “Lillo, le donne sono masochiste e totalmente irrazionali! Tu ti apri troppo, le rispetti, le tratti come se fossero dee in terra e quelle magari cercano solo uno che le faccia piangere un poco, che le tratti un po’ da puttane, così possono scoparselo e poi lamentarsi di come sono state trattate male dallo stronzo di turno, quando lui non si fa risentire! Si rispettano le amiche, Lillo! Quelle che ti interessano le devi trattare male!” E su questo non aggiungo nulla perché più chiaro di così si muore, e a parlare è stata una donna, quindi credo che, a meno che non pensiate che sia matta, comunque rappresenta tutta una tipologia.
Ieri sera, quando ne ho parlato con Dani, che è una donna pure lei ma ha un punto di vista e un carattere molto diversi da Ale, mi ha detto che in effetti in me c’è un eccesso di attenzioni, a volte. Che siccome credo giusto e bello richiamare una donna se mi piace, se ci sono stato bene o anche solo se ho voglia di sentirla e non la vedo da un po’, mi aspetto che anche la donna in questione lo faccia con me. E ci rimango male se invece questo non succede. Il punto, mi diceva Dani, è che non è detto che una donna abbia le tue stesse esigenze, magari dà per scontato che se mi piaci basta questo, io lo so e tu lo sai e non c’è bisogno di altre conferme. Soprattutto quando non ti ama. Così quando mi serve vederti, ti chiamo. Altrimenti no. Punto. Per me no invece, non funziona così, per me è importante sentirsi con regolarità, è un’esigenza. Insomma credo sia il mio lato femminile che però, a questo punto, ritengo sia del tutto sballato.
La migliore però me l’ha detta Marina stasera. Eravamo fuori insieme e mi dice, confrontandoci su alcune storie passate: “Lillo, l’importante è non diventare mai oggetto della pietà di lei. È brutto per lei che magari ti vuol anche bene ma non ricambia i tuoi sentimenti, per te che sei migliore di così e hai una tua dignità, e pure per i tuoi amici che ti stanno accanto per darti una mano e si sorbiscono le tue lamentele folli!” Mi ha aperto gli occhi, giuro. Altro che tombeur de femmes!
Che dire, imparerò dai miei errori, anche se non so ancora bene come. Magari mi faccio un uomo, ho pensato. Oppure, più seriamente, non chiamo più nessuna e basta. Sto a casa e aspetto che mi chiamino loro, se ci tengono. Così risparmio anche, che sono sempre al verde! A meno che, ovvio, non abbia un'estrema necessità di lei: “Prontooo?” “Scusi, mi servirebbe un’idraulica!”