Alcuni giorni fa leggevo un commento interessante – non mi ricordo di chi – a un post sullo Strega Poesia in cui si diceva sostanzialmente che per quanto un poeta si impegni, per quanto talento abbia, nel mondo editoriale di oggi sarà sempre considerato uno scrittore di serie b. Infatti, si faceva un esempio, quando nei talk show invitano uno scrittore come opinionista, invitano sempre un romanziere, mica un poeta, e questo perché c’è l’idea sottaciuta che i poeti vivono fuori dal mondo e i romanzieri no. Eppure, pensavo oggi, chi frequenta la poesia è un lettore raddoppiato rispetto a chi pratica soltanto i romanzi, perché uno che respira in prosa spesso riesce a leggere le cose soltanto in prosa, gli mancano proprio le chiavi logico-emotive possedute dall’altro, mentre uno che respira in poesia per forza di cose sa leggere sia in versi che in prosa, che sono proprio due modi diversi di interpretare le cose. Non a caso, molti fra i romanzi più belli sono scritti da persone che prima ancora scrivevano in versi e pubblicavano raccolte di poesie che nessun altro voleva leggere.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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mercoledì 23 ottobre 2024
martedì 7 novembre 2023
lo scrittore-lettore
Esistono, secondo me, gli scrittori-scrittori e gli scrittori-lettori. Lo scrittore-scrittore lancia le sue parole nello spazio, e queste parole cadono in un luogo sconosciuto. Lo scrittore-lettore va a prendere quelle parole e le riporta a casa, come Vespero le capre, facendole riappartenere al mondo che conosciamo. […] Non è detto che gli scrittori-lettori siano proprio coloro che conoscono il piacere della lettura. Al contrario. Leggere è sentirsi posseduti; essere assaliti da un raptus e invasi da un dèmone, al punto che a volte penso che ficcare il naso in un libro sia un’operazione contro natura, nei limiti in cui al Leopardi estremo sembrava contro natura non dico l’intelligenza, ma il pensiero. Il mio istinto è di liberarmi dal dèmone, non di corteggiarlo; e questa liberazione prende forma, malgré moi, di scrittura. Potrei dire che conosco più il bisogno che non la gioia o il desiderio di scrivere. […] Oltre che scrittore-lettore, mi sento scrittore-editore. Ci sono molti editori (e la nostra lingua ne annovera a fiumi) che finiscono, prima o poi, per diventare scrittori, mentre a me succede il contrario (non so scrivere senza inseguire una professione, o una vocazione, fallita).
CESARE GARBOLI, Scritti Servili (Minimum Fax, 2023)
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