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mercoledì 23 ottobre 2024

il lettore raddoppiato

Alcuni giorni fa leggevo un commento interessante – non mi ricordo di chi – a un post sullo Strega Poesia in cui si diceva sostanzialmente che per quanto un poeta si impegni, per quanto talento abbia, nel mondo editoriale di oggi sarà sempre considerato uno scrittore di serie b. Infatti, si faceva un esempio, quando nei talk show invitano uno scrittore come opinionista, invitano sempre un romanziere, mica un poeta, e questo perché c’è l’idea sottaciuta che i poeti vivono fuori dal mondo e i romanzieri no. Eppure, pensavo oggi, chi frequenta la poesia è un lettore raddoppiato rispetto a chi pratica soltanto i romanzi, perché uno che respira in prosa spesso riesce a leggere le cose soltanto in prosa, gli mancano proprio le chiavi logico-emotive possedute dall’altro, mentre uno che respira in poesia per forza di cose sa leggere sia in versi che in prosa, che sono proprio due modi diversi di interpretare le cose. Non a caso, molti fra i romanzi più belli sono scritti da persone che prima ancora scrivevano in versi e pubblicavano raccolte di poesie che nessun altro voleva leggere.

venerdì 23 settembre 2022

il pro

Autore mi si propone dicendo di aver coniato un nuovo genere, la Proesia, chiamata così perché fonde prosa e poesia. Nel senso di prosimetro o di prosa poetica? Boh, anche perché la raccolta proposta è piena di poesie, ma nessuna in prosa. Non ero nemmeno intenzionato a scrivere questo post perché ho come regola di non svelare particolari che possano ricondurre agli autori che mi contattano. Se non fosse che parlandone col Corsi mi ha rivelato che di proeti è pieno il mondo. Infatti, cercando in rete mi sono accorto che di sedicenti creatori della proesia ce ne sono tantissimi. Ero il solo a non saperlo. Il Corsi addirittura mi rivela che per alcuni di loro il pro- è usato come premessa non alla prosa ma, prosaicamente, alla scorreggia.

mercoledì 22 luglio 2020

la descrizione di una mela

Stamattina pensavo che almeno fino a tutti gli anni '70 gli scrittori in prosa del nostro paese nascevano poeti (vedi Pavese) o venivano dalla poesia (alcuni, come Parise, si definivano poeti anche quando scrivevano in prosa), o scrivevano 'anche' poesia andando e tornando fra i due linguaggi (Pasolini), o comunque frequentavano con assiduità il linguaggio dei poeti o i poeti stessi (Calvino, Gadda). Persino i più insospettabili (come Fenoglio con Coleridge) si dilettavano di traduzioni in versi. Tutti questi rapporti di scambio, ovviamente, nascevano a scuola, dove lo studio dei classici contemplava la lettura attenta dei poeti. Poi c'è stato una sorta di stacco, di allontanamento, o se si preferisce di tracollo o decadimento e della scuola e dei programmi scolastici e qualcosa si è perso. Né si ritiene necessario. E mi è venuto da pensare che forse uno dei motivi dell'impoverimento linguistico, e immaginifico, e metaforico dei romanzi di oggi sia derivato proprio da questo allontanamento dei poeti, o per meglio dire dal pensare che si possa scrivere in prosa anche senza poesia. Non solo, ma se un poeta prova a scrivere in prosa gli dicono che probabilmente non sarà capace, perché la prosa è un'altra cosa, non c'entra nulla con la poesia. Così, una volta, se uno scrittore parlava per tre pagine di fila di una mela marcia sul tavolo di una cucina dimessa voleva creare con le parole una metafora del mondo e del tempo, adesso spesso e volentieri scimmiotta le indicazioni di una sceneggiatura (la ripresa della mela con lo stacco sulla mosca agitata o sulla goccia d'acqua che perde dal lavandino!) per vedere se magari qualcuno si interessa e ne fanno un film, oppure gliela tagliano in fase redazionale del testo perché tre pagine con la descrizione di una mela annoiano irrimedabilmente il pubblico dei lettori.

giovedì 31 ottobre 2019

il vizio

Poi un bel mattino ti svegli e ti dici convinto che bisogna darsi una mossa e cominciare a scrivere in prosa perché la poesia non ti darà mai il pane, e così attacchi a scrivere senza mai andare a capo e piano piano ti accorgi che stai scrivendo sì in prosa, ma per il teatro. Il lupo perde il pelo ma non il vizio di farsi male.

lunedì 28 agosto 2017

prosa e poesia


La sensazione fortissima che si prova leggendo uno dietro l’altro Principianti e Di cosa parliamo quando parliamo d’amore di Carver, è quella della netta differenza fra prosa e poesia, dove quella di Carver è grandissima prosa (persino nei suoi versi) che riesce a toccare la poesia, sua frustrante ambizione, soltanto nei “tagli” apportati al testo da Gordon Lish.

venerdì 5 febbraio 2016

diffidenza

Mi stupisco sempre di scoprire in persone colte o lettori “forti” la stessa identica diffidenza verso la poesia che hanno i non lettori. In genere preferiscono la prosa, mi dicono, la poesia la rispettano ma non la capiscono. Coi non lettori ci vengo a patti, e mi rassegno con la scusa che non hanno i mezzi, ma ai lettori forti o colti, che gli dico? E loro, che mi dicono se glielo chiedo? Finora la risposta migliore mi viene da un’amica scrittrice. Secondo lei non si tratta semplicemente di gusti, ma di vera e propria visione della vita: i lettori di prosa hanno un approccio alla realtà (e quindi successivamente alla lettura) più logico che istintivo, cioè mettono un piano sopra l’altro, mentre i lettori di poesia usano la logica e l’istinto insieme, sullo stesso piano, ovvero i due piani si mischiano senza soluzione di continuità. Così, nelle vie di mezzo, più la visione si fa “poetica” più la prosa perde di logica e spesso si fa difficile e noiosa; più la visione si fa prosastica, più la poesia diventa logica, concreta, e quindi facile da leggere. E tu, come lo guardi il mondo, e che lettore sei?