Sono talmente raffreddato che ho il piano della scrivania e il pavimento tutto intorno invasi di clinex umidicci e appollottolati, al punto che se ora entrasse qualcuno nella stanza non crederebbe mai all'immagine di castità monacale con cui spesso mi compiaccio di descrivermi.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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mercoledì 27 novembre 2024
lunedì 29 aprile 2019
palpebre
Stamattina mi sono svegliato talmente raffreddato che da due ore sto provando a respirare con le palpebre degli occhi, come i pesci o come quelli che dicono lo fanno a yoga, pur non essendo raffreddati.
sabato 24 ottobre 2009
voglio amare
Sabato sera e sono chiuso in casa col raffreddore. La mia solita sfiga, mi hanno detto. Immagino sia vero. Mi rifaccio ascoltando un po’ di musica. Will to love, scritta e registrata in una sola notte del 1976 da un Neil Young così strafatto di roba da perdere ogni inibizione e mettersi completamente a nudo, è una canzone che non ascoltavo da anni, ma c’è stato un lungo inverno della mia vita in cui la mettevo nel lettore quasi tutte le sere. Tanto per darmi coraggio oppure, come mi diceva mio fratello, per crogiolarmi meglio nelle mie paturnie. Forse è vero, ma non sono così convinto. Will to love è un lungo sogno in fondo. E forse lo vivo ancora, chissà.
Sapete, oggi ero in macchina con una amica e le ho detto che non voglio più innamorarmi, mai più, che sono ormai troppo cinico per fidarmi ancora. Ma mentivo. In fondo è anche una questione di poetica. Lo dicevamo ieri a cena con Lino, un mio amico poeta. Lui asseriva che fare poesia è prima di tutto e dall’origine un modo di celebrare il ricordo, o meglio il ricordo dei nostri morti. Uno scrive per non dimenticare e perché non si dimentichi. Poi, diceva Lino, per astrazione tu puoi volerti ricordare di quello che ti pare, dei pomodori come di un tramonto.
Il mio talento speciale, mi diceva Lino, o quello in cui riesco meglio è scrivere di tutte queste storie d’amore infelici, perché riassumono per episodi la mia visione fallimentare della vita, mi ricordano quello che in fondo al cuore sento come verità assoluta, e cioè che una vera sincera e profonda comunicazione fra le persone non potrà mai avvenire.
Questo diceva lui e non so se abbia ragione o no. Ma in questo caso, mi dico io, il mio è un esercizio di memoria malata, tutta protesa alla mia infelicità celebrando, e così non permettendomi di dimenticare, episodi infelici affinché sia io stesso a rendermi impossibile un rapporto semplice, completo. Oppure forse, ho pensato poi, magari qui ci sbagliamo tutti e il mio è solo un tentativo di esorcizzare la mia più grande paura, cioè quella di rimanere solo.
Sapete, oggi ero in macchina con una amica e le ho detto che non voglio più innamorarmi, mai più, che sono ormai troppo cinico per fidarmi ancora. Ma mentivo. In fondo è anche una questione di poetica. Lo dicevamo ieri a cena con Lino, un mio amico poeta. Lui asseriva che fare poesia è prima di tutto e dall’origine un modo di celebrare il ricordo, o meglio il ricordo dei nostri morti. Uno scrive per non dimenticare e perché non si dimentichi. Poi, diceva Lino, per astrazione tu puoi volerti ricordare di quello che ti pare, dei pomodori come di un tramonto.
Il mio talento speciale, mi diceva Lino, o quello in cui riesco meglio è scrivere di tutte queste storie d’amore infelici, perché riassumono per episodi la mia visione fallimentare della vita, mi ricordano quello che in fondo al cuore sento come verità assoluta, e cioè che una vera sincera e profonda comunicazione fra le persone non potrà mai avvenire.
Questo diceva lui e non so se abbia ragione o no. Ma in questo caso, mi dico io, il mio è un esercizio di memoria malata, tutta protesa alla mia infelicità celebrando, e così non permettendomi di dimenticare, episodi infelici affinché sia io stesso a rendermi impossibile un rapporto semplice, completo. Oppure forse, ho pensato poi, magari qui ci sbagliamo tutti e il mio è solo un tentativo di esorcizzare la mia più grande paura, cioè quella di rimanere solo.
I'll never lose it, never lose the will to love
Never lose the will
(Da ascoltare esclusivamente di notte)
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