"...le truppe dovevano entrare in Ucraina, in una settimana raggiungere Kiev, deporre il governo in carica, Zelensky eccetera, e mettere un governo già scelto dalla minoranza ucraina di persone per bene e di buon senso...". Curzio Malaparte ci ha scritto un libro su una cosa così, si chiamava Tecnica del colpo di stato, oggi ripubblicato da Adelphi. Lo consiglio, come si vede è ancora attuale e altamente instruttivo.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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mercoledì 19 ottobre 2022
lunedì 9 novembre 2015
tecnica e stile
Stamattina ho ripensato alla querelle Muccino-Pasolini degli ultimi giorni, e mi è venuto in mente che le parole di Muccino sono, in sostanza, le stesso che vennero pronunciate nel lontano 1863 dai pittori del Salon di Parigi contro gli impressionisti (per i quali venne poi fondato il Salon des Refusés per esporre le proprie opere). «Non hanno tecnica» dicevano i pittori parigini degli impressionisti, «sono degli analfabeti che vogliono dirci qualcosa senza avere i mezzi per farlo». Non è che i pittori del Salon avessero torto, almeno dal loro punto di vista, così come non ce l’ha Muccino quando dice che Pasolini fece cinema senza avere acquisito prima la tecnica, che impari andando a bottega. Pasolini, che era uomo intemperante, semplicemente non voleva perdere tempo e usò il suo genio e la sua esperienza artistica per sopperire alle falle. Una cosa, peraltro, sbagliatissima da ammirare, perché funziona una volta su mille, non tutti sono in grado di ripeterla. E Muccino, in sostanza, ha detto anche questo.
È solo che per Pasolini, così come per gli impressionisti, e dopo gli impressionisti per Van Gogh, che a sua volta fu da loro guardato con sospetto (e così per altri che come loro hanno trovato posto nel Salone dei Rifiutati della storia), non si parla mai di tecnica ma di linguaggio, che è diverso, o di stile, personalissimo, o di poetica. Non a caso Pasolini parla del suo come di «Cinema di Poesia», definizione tanto impalpabile quanto suggestiva per indicare qualcosa che, per quanto discutibile, non si può giudicare coi normali parametri della logica.
È solo che per Pasolini, così come per gli impressionisti, e dopo gli impressionisti per Van Gogh, che a sua volta fu da loro guardato con sospetto (e così per altri che come loro hanno trovato posto nel Salone dei Rifiutati della storia), non si parla mai di tecnica ma di linguaggio, che è diverso, o di stile, personalissimo, o di poetica. Non a caso Pasolini parla del suo come di «Cinema di Poesia», definizione tanto impalpabile quanto suggestiva per indicare qualcosa che, per quanto discutibile, non si può giudicare coi normali parametri della logica.
Nell’immagine, Colazione sul'erba, di Edouard Manet, rifiutata dal Salon di Parigi nel 1863, e per esporre la quale (insieme a opere di altri impressionisti), venne poi inaugurato il Salon des Refusés.
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