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lunedì 15 ottobre 2018

il testamento dell’avvelenato

Una delle sorprese più belle derivate dalla lettura di Bob Dylan, pioggia e veleno di Alessandro Portelli (Donzelli 2018), è stata scoprire come l’archetipo più antico della celebre A Hard Rain’s A-Gonna Fall di Bob Dylan non sia, come credevo, Lord Randal, ballad scozzese le cui tracce arrivano ai primi del ‘700, ma una canzone italiana più vecchia di circa un secolo, chiamata Il Testamento dell’avvelenato, da cui Lord Randal e decine di varianti sparse per l’Europa derivano a loro volta. La prima testimonianza scritta del Testamento risale alla Verona dei primi del ‘600, ma la canzone potrebbe essere ancora più vecchia. Nella stessa si narra l’ultimo drammatico dialogo fra una madre e suo figlio, avvelenato dalla donna che ama. Il figlio, che è evidentemente il signore della casa, viene interrogato perché faccia testamento e indichi cosa lascerà a lei e ai suoi fratelli prima di morire. Qui è cantata da Sandra Mantovani.

domenica 2 giugno 2013

testamento

Di te ci rimarranno le frasi consumate
(come fossimo dal rigattiere) le filastrocche da tenere a cuore
e non il tuo corpo collassato o il materasso impregnato di sangue
non tutti i tuoi buongiorno senza più voce
ma le parole sconclusionate le amate parole inventate
apposta per noi per darci risate:
“Daunbilata” “Toppola” “Perbacco Patate”
e il tuo motto di sempre “La vita è un voltavita”.