Quello
scambio di battute che c'è stato ieri fra la Foer e Zanicchi è
bellissimo anche perché ti fa vedere come nasce un mito. Nel senso che
basta andarsi a vedere la registrazione di ieri per rendersi conto che
lo scambio di battute non è stato così secco né la Zanicchi così
antipatica e cafona come dicono. Però sappiamo anche che la leggenda è
nata e fra cinquant'anni verrà riportata così come la scrivono adesso,
con stile eroi e tempi perfettamente teatrali. Aggiungo che se vogliamo
cercare la volgarità ce n'è tanta, la prima sera ad esempio Fiorello
faceva una battuta ad Amadeus sull'allungamento del pene, è stato
volgare (a Berlusconi per dire sarebbe piaciuta), ma nessuno ne ha
parlato perché in fondo questa è un'ironia bassa che piace a tutti e poi
perché Fiorello è simpatico, mentre la Zanicchi non è così simpatica
come si crede e quindi come la fa la sbaglia. Mi permetto di scriverlo
perché fondamentalmente sono più colto di voi.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
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venerdì 4 febbraio 2022
mito
martedì 18 gennaio 2022
volgarità
Ho appena visto delle persone che condividevano delle foto di Emilio Fede ridotto non proprio bene dopo una caduta (ha 90 anni) e ridevano di lui senza pietà. È pur vero che si raccoglie cosa si semina, e la volgarità che ha seminato Fede in anni e anni di giornalismo infetto loro l'hanno assorbita diligentemente e ora gliela restituiscono. Mi hanno disgustato.
martedì 8 agosto 2017
volgarità
Stamattina parlavo con una prof che mi diceva che ha letto delle mie cose e secondo lei non vanno bene e non avranno futuro perché non uso un “linguaggio adatto alla poesia”. Troppe parolacce ed espressione da strada, mancanza di misura, troppa stizza da bassifondi senza elevazione, tutte cose che non mi rendono giustizia come autore. Ci sono rimasto. Ma qual è il linguaggio adatto alla poesia? me lo chiedo sempre. O meglio: la poesia dovrebbe dunque parlare dei nostri tempi, descriverli ma senza toccare la volgarità che li alimenta, oppure, come credo, proprio perché è una forma d’arte dovrebbe assorbirla e riutilizzarla quella volgarità in chiave espressiva, senza paura dell’eccesso, essere dentro al suo tempo anche a costo di venire superata, e non astrattamente lontana, tutta presa dal suo canone semi-eterno e spesso semi-addormentato nel bosco? È un problema vecchio e irrisolto e comunque sempre interessante da discutere, purché non si diventi volgari.
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