lunedì 16 febbraio 2015

piccola sfida

L'ultima volta, al mio corso di scrittura, in vista di San Valentino, ho dato questo compito. Scrivere una lettera d'amore di almeno 1500 battute dalla quale siano completamente bandite le espressioni "ti amo", "ti voglio", "ti voglio bene", "mi manchi", "ti penso", "senza di te", "ho bisogno di te", "mi fai morire" e qualsiasi altra banalità o frase fatta. I ragazzi ci hanno provato ma poi si sono arresi. Mi chiedevo, qualcuno là fuori ci vuole provare?

3 commenti:

marian. ha detto...

il continuo tentativo, e solo a volte riuscirci, di entrare nella tua testa e scoprire che gioia e dolore si incrociano nel medesimo punto. (non ho contato le battute, ma a occhio sono sotto le 1500)

amanda ha detto...

io l'ho raccolta la sfida da me, non so se l'ho superata

Pietro Bossa ha detto...

Interessante sfida, ed io ci provo!
Sperando che la banalità di alcune espressioni risulti meno banale nel contesto, ecco la lettera che ho composto 1509 battute, comprese data e firma:

Napoli, 14 febbraio 2015


Caro Pietro,
perdonerai se le tue mani stringo nelle tue stesse, mentre scrivo un verso ch'è sempre stato tuo e a te rivolgo, ma sai che non ho dita, od unghie o palme.
La tua grafia, del resto, è ben migliore di tutte l’altre che vedesti ordire, e ancora avrai piacere nel saperla parlare delle cose nostre, qui, su questo bigliettino aurato e rosso .

“Ricordi ancora di quel quattro marzo
in cui ci s’incontrò la prima volta?
Vestisti un nulla in eleganza e sfarzo
tenendomi in la tua camicia avvolta.

Non so per che miracolo raccolta
da un’altra vita, forse, mai vissuta
oppur dal cielo, dall’immensa volta
a cui trascende ogn’anima perduta;

per te mi ritrovai fatta compiuta
e seppi avere sangue e caldo ai piedi,
ma pure tu credesti sempre muta,
e che ti scriva, forse, non lo credi.

Un dì mi saprò mai fra le tue fedi?
Dimenticasti noi quel quattro marzo!
Le feste in cui nascesti, i miei epicedi:
ardendo il nostro amor, gelò nel quarzo!”

Oggi, sacro agli amanti come a noi, dopo vent’anni da quel primo incontro, ricerco un poco di coraggio e scrivo, tenendoti coi polsi a questo foglio; ma spero più con gli occhi e con il cuore, per rinnovarti il sentimento nostro.

Tu dimmi, Pietro, se arrossisci ancora tutte le volte che, specchiando il viso, il viso tuo ritrovi e me con lui.
Tu dimmi, Pietro, scrivi io leggerò: nel pugno chiuso leggerò le cose segretissime, le cose di noi.

Or ti saluto e, se mi presti un labbro, con l’altro labbro giunto sia il mio bacio,
fino alla morte sia,
l’Anima tua.