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sabato 25 luglio 2020

come vanno le cose

È tutto tranquillo. Non è successo niente.
L’errore di scoprire il mondo lo rimpiangiamo da un pezzo.
Ogni colpo di vanga, ogni osso ritrovato, ogni speranza dissepolta:
la loro inefficacia è dimostrata da un pezzo. Le rovine
si edificano su progetto, anche questa una vecchia soluzione per dopo.
Sulle macerie artificiali abitano famiglie, accanite
a distribuire foto a colori: istantanee senza garanzia.
Si parlava di una piccola lista di obiezioni,
ridicolaggini, non mette conto di parlarne: non mette conto
comunque d’interrompere gli altri.

Tutto è tranquillo. Non è successo niente.
Le piccole ferite sanguinano come al solito, i ritardi
non hanno motivo. In altre parole, in altro modo,
detto altrimenti: il caso ne esce di nuovo vittorioso,
la ragione è battuta: nemmeno questo
le si vede addosso. Il suo profilo si è fatto più morbido
da quando parla solo di se stessa, i suoi occhi sono
più accademici, ogni sua uscita è facilmente scusabile.
È uno spasso diabolico starla a guardare: le soavi
drammatizzazioni della sua indifferenza.

È tutto tranquillo. Non è successo niente.
I sentimenti si sono fatti meno vistosi, era da aspettarselo, l’odio,
si è mutato in invidia. Non vi eccitate,
niente storie, niente malinconie: il finanziamento dell’apatia
è assicurato. L’export si sta riprendendo. La vita
è ora capace di miglioramento, finalmente
gli sforzi sono valsi la pena. Al museo, indifese,
le timide ambizioni dei passati:
a ognuno si fa chiaro come il sole su cosa si è infranta la storia.

Non è successo niente. È tutto tranquillo.
L’alfabeto è di nuovo in uso, le tabelline,
il dialogo ha congiuntura. I vecchi cappelli,
le vecchie profezie, i vecchi fenomeni: tutto
sembra nuovo. Ognuno da ieri ha la chiara sensazione
di esserci. Ognuno si presenta bene. Ognuno guarda ognuno
con interesse. Le conversazioni balbettanti
sono ammutolite, tutto scorre, fluisce, gli intimi
deragliamenti non ci sono più. L’oscuro è stato eliminato:
aforismi descrivono il mondo con mortale chiarezza.

Michael Krüger, trad. Anna Maria Carpi, Il coro del mondo, Mondadori 2010

venerdì 24 luglio 2020

discorso del postino


Più li leggo e più trovo ci siano molte cose in comune fra il tedesco Michael Krüger e l’inglese Philip Larkin, in particolare questa loro poetica dello scarto, di ciò in genere va buttato via, non “le buone cose di pessimo gusto” ma quelle che stanno un gradino più in basso, i rifiuti, mozziconi di sigaretta, cartoline strappate, il sesso fatto male, i ricordi sbiaditi, le parole inutili di una lista della spesa, asservite a una certa austerità, una misura, una compostezza di matrice classica. Basta mettere a confronto due poesie programmatiche come Come vanno le cose di Krüger e Aubade di Larkin per rendersi conto che tale poetica procede quasi parallela, per accumulazione compulsiva, a tratti nevrotica, dei residui, delle tracce di tutto ciò che non è vita ma potrebbe esserlo stato: gli scarti accumulati, assemblati con logica finissima assumono, persino in tanto accanimento sul reale, una loro sacralità metafisica (soprattutto in Krüger), un equilibrio, un’estetica non consolatoria che raggiunge, specie in Larkin, delle punte di crudeltà a tratti infantile che ci pungolano, stimolandoci a un piacere quasi masochistico. Non a caso, volendo trovare un corrispettivo figurativo alla loro opera, il primo paragone che mi viene in mente è MERZbau, la Cattedrale delle Miserie Erotiche di Kurt Schwitters.



[…] È lineare come un armadio quello che sappiamo, 
che abbiamo sempre saputo, da cui non si può scappare, 
che non si può accettare. Un lato dovrà cedere. 
Intanto i telefoni stanno accucciati, pronti a suonare 
negli uffici ancora chiusi, e tutto l’indifferente 
intricato mondo a noleggio comincia a svegliarsi. 
Il cielo è bianco come argilla, non c’è sole. 
Il lavoro va fatto. 
I postini come dottori vanno di casa in casa. 

(Philip Larkin, trad. mia) 



[…] Non è successo niente. È tutto tranquillo. 
L’alfabeto è di nuovo in uso, le tabelline, 
il dialogo ha congiuntura. I vecchi cappelli, 
le vecchie profezie, i vecchi fenomeni: tutto 
sembra nuovo. Ognuno da ieri ha la chiara sensazione 
di esserci. Ognuno si presenta bene. Ognuno 
guarda ognuno con interesse. Le conversazioni balbettanti 
sono ammutolite, tutto scorre, fluisce, gli intimi 
deragliamenti non ci sono più. L’oscuro è stato eliminato: 
aforismi descrivono il mondo con mortale chiarezza. 

(Michael Krüger, trad. Anna Maria Carpi, da Il coro del mondo, Mondadori, 2010)