Cito da Czesław Miłosz, La mente prigioniera (Adelphi): «Pablo Neruda, grande poeta dell’America Latina, viene dal Cile. Ho tradotto molte sue poesie in polacco e sono stato contento quando è riuscito a evitare l’arresto fuggendo dal suo paese natale. Pablo Neruda è comunista. Gli credo quando scrive della miseria del suo paese e lo stimo per il suo gran cuore. Siccome, scrivendo, egli pensa ai suoi fratelli e non a sé gli è concessa in premio la potenza della parola. Quando però oppone alla follia del mondo capitalista la vita felice e gioiosa degli abitanti dell’Unione Sovietica, allora smetto di credergli. Gli credo fino a quando scrive di cose che conosce. Smetto di credergli quando comincia a scrivere di cose che conosco io». Riporto questo frammento che ho letto iersera, non come disanima del comunismo storico, quanto come metafora degli innumerevoli e poetici Neruda che ogni giorno leggo, sento, mi scrivono o contattano per dirmi esattamente le cose che so, imponendomele come le vedono loro.
Poesie, pensieri e fotografie di Vitantonio Lillo-Tarì de Saavedra, in arte Antonio Lillo ovvero Antonio Hammett
Visualizzazione post con etichetta credere. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta credere. Mostra tutti i post
giovedì 12 agosto 2021
sabato 13 luglio 2019
credere
Oggi pomeriggio dopo una giornata passata a sentire i poeti romagnoli che leggevano nel loro dialetto senza traduzione, li ho sfidati al loro gioco e ho letto anche io in curdunnese. È finita che è piaciuta così tanto la lettura che ho venduto tutte le copie del mio libro, che però dobbiamo presentare domani, il che non so se sia un successo o un disastro ma è qualcosa. E un signore mi ha detto una cosa, parlando del dialetto, che secondo me è non solo bellissima ma va oltre ed esprime tutto quello che c'è da affermare sulla poesia: Non so che dice, ma ci credo.
Iscriviti a:
Post (Atom)