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mercoledì 19 agosto 2020

talk radio

«Ho avuto fortuna ad avere una Bibbia con me.
Quando gli alieni mi hanno rapito…»

America, ho strillato alla radio,
anche alle due del mattino sei una gabbia di matti!

No, mi rimangio tutto!
Sei un angelo di pietra in un cimitero

che ascolta le oche nel cielo
con gli occhi accecati di neve.

(Charles Simic, My Noiseless Entourage, trad. mia)

domenica 19 luglio 2020

dal retro

Oggi pensavo a questa cosa buffa, su cui mi ha fatto riflettere un video di Giulio Mozzi. E cioè molti poeti italiani, nel tentativo di ammodernare il loro linguaggio, hanno cominciato a usare il verso lungo e quasi prosastico sull’esempio degli americani, i quali a loro volta sono stati ispirati da Walt Whitman, capostipite della poesia americana. Ma Walt Whitman a sua volta elaborò quel verso ispirandosi direttamente alla Bibbia di Re Giacomo (cioè la versione inglese della Bibbia). Insomma, fondamentalmente tutta questa nostra cultura poetica che per decenni si è detta laica se non proprio atea e spesso rifiutava con fastidio la retrograda cultura cattolica, nel tentativo di ammodernarsi stilisticamente, per imitazione è ritornata ancora una volta alla chiesa, ma anglicana. In altre parole, i poeti uscivano sbattendo la porta principale del tempio e rientravano alla chetichella dal retro. Però senza troppa colpa. Nel senso che gli americani, a differenza nostra, la Bibbia la leggevano perché la loro cultura lo consente (per contro permettendo altre porcate), mentre storicamente la Chiesa cattolica ha sempre impedito ai fedeli di leggerla e interpretarla, con tutta una serie di danni che non sto a dire per i lettori, fra cui quello di pensare nuovo qualcosa di fondamentalmente antico e già codificato, per semplice ignoranza del Verbo.